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La bellezza dei social network è che mettono tutti sullo stesso piano. Non c’è più chi dall’alto di un piedistallo parla quando tutti gli altri devono ascoltare. La concezione social è proprio questa e il futuro della comunicazione passa proprio da qui.

Il Giro d’Italia, come tante trasmissioni televisive, crede di essere giovane e di parlare ai giovani solo per il fatto di essere su Facebook e Twitter. Anche la RAI ha sbandierato questa cosa come simbolo di modernità e di attenzione alle altre piattaforme, ma non è così.

Come dicevamo, nei “social” tutti siamo commentatori, tutti siamo opinionisti, tutti siamo critici e questa è la forza. Luca Onofrio, l’uomo “multimediale” di Rcs prestato alla Rai, ha applicato ai “social” le regole tipiche della televisione: pochi parlano e tanti ascoltano. Questo modus operandi è paragonabile ad avere una Ferrari e modificarla per farla andare a pedali, tanto valeva prendere una bicicletta.

Vogliono fare i “social” con il c*** degli altri …

La bellezza dei social network è che mettono tutti sullo stesso piano. Non c’è più chi dall’alto di un piedistallo parla quando tutti gli altri devono ascoltare. La concezione social è proprio questa e il futuro della comunicazione passa proprio da qui.

Il Giro d’Italia, come tante trasmissioni televisive, crede di essere giovane e di parlare ai giovani solo per il fatto di essere su Facebook e Twitter. Anche la RAI ha sbandierato questa cosa come simbolo di modernità e di attenzione alle altre piattaforme, ma non è così.

Come dicevamo, nei “social” tutti siamo commentatori, tutti siamo opinionisti, tutti siamo critici e questa è la forza. Luca Onofrio, l’uomo “multimediale” di Rcs prestato alla Rai, ha applicato ai “social” le regole tipiche della televisione: pochi parlano e tanti ascoltano. Questo modus operandi è paragonabile ad avere una Ferrari e modificarla per farla andare a pedali, tanto valeva prendere una bicicletta.

Su Facebook e Twitter sono stati moltissimi gli spunti interessanti proposti ogni giorno dalla gente comune che, con la giusta impostazione, sarebbero dovuti arrivare sul teleschermo in una trasmissione fatta con gli spettatori per gli spettatori. Invece, sul web si dice una cosa e in Tv un’altra: noi siamo i cretini e loro sono i furbi.

 

Citiamo solamente l’ultima in ordine di tempo. Nella tappa di domenica la “rete” ha notato che la moto della Polizia era troppo vicina a Marco Pinotti. Non lo hanno scritto gli ultras di Gerraint Thomas (secondo classificato ieri), lo hanno sostenuto giornalisti, corridori, ex corridori e appassionati che masticano ciclismo 300 giorni all’anno. Sarà vero ? Non spetta a noi dirlo, ma sarebbe toccato a loro (Rai e Rcs) prendere in considerazione questa serie di segnalazioni. E invece, nulla. La rete ha detto che è stato un giro brutto e noioso, ma di questi due aggettivi, sulla Rai neanche l’ombra.

Gli unici spunti che dal web sono arrivati al piccolo schermo sono stati i tweet dei corridori (ma non potevano intervistarli ?) e le domande banali tipo “cosa mangiano i corridori ?”, domanda che consente sempre al commentatore di fare una bella figura perché sa la risposta a memoria, più o meno come la maggior parte degli appassionati.

E’ così complicato fare passare un rullo durante la diretta con tutti i twitt in tempo reale ? Chiaro che per fare questo l’unica forma di moderazione dovrebbe essere quella sul linguaggio, vigilando che non si usino parolacce o che non ci siano insulti, ma tutto il resto dovrebbe essere lecito, anche dire che è un Giro noioso, che le curve prima di un arrivo allo sprint sono da evitare, che Pinotti ha sfruttato la scia, che quel corridore ha deluso o che il Processo alla tappa è inguardabile.

Sul web non ci possono essere versioni di comodo, alla gente non sfugge nulla, alla televisione (volutamente o involontariamente) si.

Avere centinaia di migliaia di opinionisti, competenti e gratuiti, e non sfruttarli ci sembra veramente un controsenso, una strenua difesa del potere di pochi che la televisione e certa carta stampata ha sempre voluto salvaguardare.

Si mettano il cuore in pace, questo modo di fare Tv è finito e presto sarà spazzato via con buona pace di chi si crede competente solo perché indossa una felpa griffata Rai o Rcs.

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