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Lacrime, pioggia, neve…un miscuglio che segnano un volto prostrato dalla fatica e dalla voglia di rinascere. Ecco la fotografia del vincitore della tappa del Galibier. Una tappa fortemente voluta che ha portato il Giro su una delle cime monumento del Tour. Ma se l’allestimento e lo svolgimento della tappa sono stati travagliati lo stesso si può dire della vita recente del vincitore odierno, quel Giovanni Visconti capace di mostrare cose egrege in passato e sempre sul punto di fare il salto di qualità ma caduto vittima delle spire della depressione.

Visconti con le gambe e con il cuore è l’eroe del Galibier

Lacrime, pioggia, neve…un miscuglio che segnano un volto prostrato dalla fatica e dalla voglia di rinascere. Ecco la fotografia del vincitore della tappa del Galibier. Una tappa fortemente voluta che ha portato il Giro su una delle cime monumento del Tour. Ma se l’allestimento e lo svolgimento della tappa sono stati travagliati lo stesso si può dire della vita recente del vincitore odierno, quel Giovanni Visconti capace di mostrare cose egrege in passato e sempre sul punto di fare il salto di qualità ma caduto vittima delle spire della depressione.

Gli appassionati di ciclismo ricordano la sua “uscita di scena” in lacrime lo scorso anno nella tappa che arrivava al Pian dei Resinelli. Le stesse lacrime che segnavano oggi il suo viso ma che avevano sicuramente un sapore diverso…erano lacrime di rinascita…una rinascita tanto attesa da quelli che nel siciliano nato a Torino hanno sempre creduto.

La tappa odierna accorciata di poco meno di 5km che terminava dalla stele a Marco Pantani a cui era dedicata ha visto i girini non partire come si sul dire “pancia a terra” ma anzi ad andatura piuttosto tranquilla, le fatiche dei giorni scorsi e quelle in programma ispiravano una certa prudenza. Solo in prossimità del primo GPM di giornata, la vetta del Moncenisio,  un allungo senza pretese per raccogliere i punti in palio di Stefano Pirazzi porta via quella che diventerà la “fuga giusta”, alla maglia azzurra si aggregavano Rubiano Chavez, Buongiorno, Chalapud, Weening, Rabottini e Visconti.

I sette di comune accordo mettono asfalto e minuti tra loro e il gruppo maglia rosa fino a che sulle rampe su Col du Telegraphe il corridore della Movistar senza scattare ma in una prograssione regale lascia la compagnia e si invola in un suo personalissimo viaggio nella sofferenza e nella solitudine del dolore.

Quello che succede alle sue spalle interessa per la storia del Giro ma non alla storia dell’uomo solo al comando che tra pedalate sempre più pesanti, lacrime e fiocchi di neve che rendono ancora più epica l’impresa si ripresenta da vincitore di tappa in un luogo che sa di storia del ciclismo, in una tappa dedicata a Marco Pantani, nato lo stesso giorno del vincitore…tanti troppi significati nella tappa odierna per soffermarsi ad una fredda cronaca che comunque dice che allo stato attuale nessuno sembra in grado di impensierire la leadership di un altro siciliano del gruppo.

Oggi però la scena è tutta per Visconti sulla montagna che ha lanciato Marco Pantani verso la vittoria del suo Tour…e poco importa se Betancour ottimo secondo ha dimostrato di essere sempre pimpante in salita e ha strappato la maglia bianca a Majka, solo 4° all’arrivo, per 7” grazie agli abbuoni; poco importa se Niemec si è affrancato dal ruolo di luogotenente di Scarponi ed è andato a cogliere la terza piazza; poco importa se Nibali ha provato a scrollarsi i pochi che riuscivano a stare attaccati alla sua ruota posteriore…oggi è la giornata di Visconti, con le sue lacrime, la sua fatica e la sua voglia di rinascita…“Non ho mai pensato di mollare tutto. Forse di mandare a quel paese qualcuno… La bici è la mia vita, la mia passione, il mio lavoro, quella che mi ha dato la casa dove vivo. Tanto lo devo a me stesso perchè venirne fuori da un anno e mezzo  così difficile non è stato facile. Sono felice e ancora un po’ incredulo…È stato piu difficile ieri che oggi. Io con il freddo non rendo molto ma oggi è stato giusto farla perchè era una grande giornata per il ciclismo con il Galibier, la tappa dedicata a Pantani. Io speravo di fare queste salite mitiche che ho sempre sentito nominare ma mai affrontato in prima persona…Io so quello che sono, è un paio d’anni che non vedo l’arrivo di gare così importanti. Io sono il primo ad ammetterlo. Oggi speravo di prendere la fuga. Ne parlavo sempre con mio papà che speravo di prendere la “Fugaccia” e portare a casa una “tappaccia”. Oggi è stato stupendo davvero. Non ho mai provato un’emozione simile in bici…Gli ultimi km stavo piangendo dentro di me da 3 km. Sapevo che potevo vincere. Ho pensato alla casualità, al fatto che si arrivasse vicino alla stele di Pantani anche perchè sono nato lo stesso giorno di Marco… ho pensato a tutte queste cose…”

Domani il giro riposa…un riposo ampiamente guadagnato dopo le fatiche degli ultimi giorni.

Mario Prato

 

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