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Nel tanto martoriato ciclismo è accaduto anche che ad una importante gara di ciclismo, un giornalista pubblicista e direttore di un portale online si sia visto rifiutare l’accredito poiché sgradito all’organizzatore. Non vogliamo entrare nel merito delle motivazioni per cui questo giornalista risulti sgradito, anche se crediamo che ogni buon organizzatore debba andare d’accordo con tutti gli organi di stampa, in particolare quelli della sua provincia.

Un organizzatore nega l’accredito ad un giornalista, ma non sa che per questo rischia 8 mesi di carcere

Nel tanto martoriato ciclismo è accaduto anche che ad una importante gara di ciclismo, un giornalista pubblicista e direttore di un portale online si sia visto rifiutare l’accredito poiché sgradito all’organizzatore. Non vogliamo entrare nel merito delle motivazioni per cui questo giornalista risulti sgradito, anche se crediamo che ogni buon organizzatore debba andare d’accordo con tutti gli organi di stampa, in particolare quelli della sua provincia.

E’ però nostra intenzione condannare fermamente il gesto, scriteriato dal punto di vista mediatico e contrario alle leggi italiane, della negazione dell’accredito.

Per una vicenda simile, infatti, il Direttore Generale del Catania calcio, Pietro Lo Monaco, è stato condannato per “violenza privata” a 8 mesi di carcere e al risarcimento di 8.000 € ad un giornalista, a lui sgradito, a cui ha impedito l’accesso alla tribuna stampa dello stadio.

Il giudice ha infatti stabilito che “il diritto del giornalista sportivo ad accedere in occasione degli eventi sportivi ai siti appositamente predisposti per la stampa per ivi espletare la propria attività professionale, costituisce espressione e manifestazione di un diritto ben più ampio e fondamentale in un ordinamento democratico quale è il diritto di cronaca, manifestazione quest’ultimo della libertà di stampa di cui all’articolo 21 della nostra Carta costituzionale” e ancora “si ritiene provato (come è convincimento di questo Giudice per i motivi sopra esposti) che il Lo Monaco abbia impedito (rectius abbia impartito disposizioni per impedire) al giornalista D’Urso di partecipare agli eventi sportivi di cui ai singoli episodi dei capi d’imputazione, esclusivamente per “punire” il giornalista per gli articoli precedentemente pubblicati dal giornalista e al Lo Monaco “non graditi”, nel momento in cui si dovesse affermare la liceità di un simile comportamento, ci si chiede che ne rimarrebbe a questo punto della libertà di stampa.”

Questi due passaggi, estratti dalla sentenza che ha condannato il DG del Catania, fanno capire come il comportamento tenuto dall’organizzatore ciclistico nei confronti del giornalista siano estremamente gravi e discriminatori. Tali comportamenti sono tali indipendentemente dallo sport praticato.

Non solo, l’organizzatore in questione con la collaborazione del suo addetto stampa, uno dei migliori sulla piazza ma che quando lavora per questa società sembra perdere un po’ il lume della ragione, ha chiesto insistentemente al giornale per cui collabora il giornalista in questione di mandarlo più alle loro gare, evidenziando così, in maniera chiara e netta, il desiderio di emarginare il giornalista sgradito a favore, probabilmente, di altri molto più accomodati al volere dell’organizzatore.  

Delle due, l’una: o il giornalista diffama la società organizzatrice, che in quel caso può procedere nelle opportune sedi, oppure il giornalista esprime la propria legittima opinione e in questo caso, in un paese democratico, la società organizzatrice dovrebbe farsene una ragione che, per fortuna, esistano opinioni diverse dalla loro.

Il DG del Catania, non solo è stato condannato penalmente, ma è pure stato squalificato per 2 mesi dalla Commissione Disciplinare della FIGC. Chissà  se la Disciplinare della FCI vorrà fare altrettanto, squalificando un suo ex dirigente ? Si accettano scommesse, anche se, conoscendo il modus operandi della FCI, le quote sono decisamente basse …

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