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E’ stato archiviato il Trofeo Binda, gara organizzata da Mario Minerivno e dalla sua Cycling Sport Promotion. Nonostante l’evidente calo di spettatori, l’organizzazione è rimasta su standard elevati, soprattutto se paragonati con un ciclismo femminile sempre più in crisi. Ci è però giunta una e-mail a cui vogliamo dare spazio, poiché evidenzia, in maniera decisamente chiara, come il ciclismo possa risultare terribilmente invasivo per chi utilizza le strade per spostarsi e non è attratto da questo sport.

Trofeo Binda: traffico in tilt e automobilisti infuriati

E’ stato archiviato il Trofeo Binda, gara organizzata da Mario Minerivno e dalla sua Cycling Sport Promotion. Nonostante l’evidente calo di spettatori, l’organizzazione è rimasta su standard elevati, soprattutto se paragonati con un ciclismo femminile sempre più in crisi. Ci è però giunta una e-mail a cui vogliamo dare spazio, poiché evidenzia, in maniera decisamente chiara, come il ciclismo possa risultare terribilmente invasivo per chi utilizza le strade per spostarsi e non è attratto da questo sport.

Egregio Direttore,

le scrivo per raccontare ciò che mi è accaduto domenica scorsa quando a Cittiglio era in corso il Trofeo Binda. Sono un appassionato di ciclismo, ma dovevo recarmi a  Cittiglio non per sport, ma per fare visita ad un mio congiunto in ospedale. Sulla mia strada purtroppo ho incrociato la gara e, contrariamente a quanto avviene di solito dove si sta fermi circa 5, 10, al massimo 15 minuti. Sono stato fermo parecchio tempo e ho impiegato circa 1 ora e 10 per andare da Cuveglio (zona Municipio) fino a Cittiglio. Un tratto di strada che solitamente si copre in una decina di minuti. Il distacco tra la fuggitiva e il secondo gruppo era così elevato che la strada è stata aperta solo per dieci minuti, tempo insufficiente a smaltire l’elevato numero di veicoli in coda. Faccio notare a chi non è della zona che quella è l’unica strada che porta all’ospedale di Cittiglio, così come è la strada normalmente utilizzata per andare da Luino all’autostrada di Vergiate. In particolare, non era presente nessun cartello che indicasse di seguire per Varese per l’autostrada. Non è mia intenzione polemizzare, vorrei però chiedere agli organizzatori e alle autorità competenti come sia possibile chiudere per un tempo così elevato un tratto di strada importante, tra l’altro, nelle vicinanze di un ospedale.

Con la speranza che le mie domande trovino una risposta la saluto cordialmente.

Marcello Lo Monaco

Noi non eravamo presenti a Cittiglio, ma è risaputo che il ciclismo femminile possa creare di questi disagi. Nel caso specifico, ci è stato riferito che la super andatura fatta da Emma Polley ha condizionato fortemente la gara. Secondo la pagina web ufficiale della corsa, la battistrada ha completato il giro in circa 20 minuti. Pare quindi che siano state annullate anche alcune attività collaterali in zona arrivo a causa del poco spazio temporale tra il fine e l’inizio corsa. Se così fosse, sarebbe facilmente spiegato il disagio causato agli automobilisti in coda, ciò che non è assolutamente spiegabile è  il motivo per cui il Direttore di Corsa non abbia messo fuori gara le atlete più attardate, facendo ciò non avrebbe, infatti,  influenzato minimamente la gara e non avrebbe  creato tutti i disagi sopra descritti alla popolazione. Spiace che un organizzatore solitamente molto attento, come Mario Minervino, abbia trascurato cose che un organizzazione efficiente non può permettersi di trascurare. Troppo spesso, quando siamo in giro per le corse, leggiamo sui “bugiardi”, fuori dalle edicole,  di lamentele degli automobilisti e di  traffico in tilt che hanno sempre la meglio sull’aspetto tecnico della gara.

Proprio per questo, gli organizzatori dovrebbero essere così intelligenti, o forse umili, da cercare tracciati che non creino intralcio al normale traffico veicolare affinché il ciclismo sia al servizio del territorio e degli appassionati, ma non vada a condizionare in maniera eccessiva quelli che appassionati non sono, anche se si sa che il ciclismo troppo spesso è masochista e riesce nella non facile impresa di fare sempre del male a se stesso, in questo caso creando malumori in un settore che dovrebbe solamente raccogliere consensi e gioia.

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