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I tasti della tastiera sotto le nostre dita sembrano rifiutarsi di raccontare la terza tappa, e anche i volti dei presenti in sala stampa guardano attoniti le immagini che scorrono sui video.

L’aspetto sportivo della Reggio Emilia-Rapallo sembra non interessare nessuno. Tutte le attenzioni sono verso quanto successo lungo la discesa del Passo del Bocco. Una discesa tecnica ma non pericolosa che però è stata fatale al belga Wouter Weyland del Team Leopard. Secondo la Polizia Stradale e degli altri soccorsi subito accorsi sul posto, sembra che in uscita di una curva, una curva di quelle tipiche delle strade liguri, il belga avrebbe toccato con un pedale un muretto a bordo strada. Impatto che lo ha sbalzato sull’asfalto dopo un volo di una ventina di metri. Un impatto che gli ha provocato alcune fratture. Una estesa alla base del cranio, e altre nella regione maxillo-facciale, provocando anche l’arresto cardiaco e la perdita di conoscenza.

TRAGEDIA AL GIRO: E’ MORTO WOUTER WEYLAND

I tasti della tastiera sotto le nostre dita sembrano rifiutarsi di raccontare la terza tappa, e anche i volti dei presenti in sala stampa guardano attoniti le immagini che scorrono sui video.

L’aspetto sportivo della Reggio Emilia-Rapallo sembra non interessare nessuno. Tutte le attenzioni sono verso quanto successo lungo la discesa del Passo del Bocco. Una discesa tecnica ma non pericolosa che però è stata fatale al belga Wouter Weyland del Team Leopard. Secondo la Polizia Stradale e degli altri soccorsi subito accorsi sul posto, sembra che in uscita di una curva, una curva di quelle tipiche delle strade liguri, il belga avrebbe toccato con un pedale un muretto a bordo strada. Impatto che lo ha sbalzato sull’asfalto dopo un volo di una ventina di metri. Un impatto che gli ha provocato alcune fratture. Una estesa alla base del cranio, e altre nella regione maxillo-facciale, provocando anche l’arresto cardiaco e la perdita di conoscenza.

A nulla sono valsi i lunghi minuti di massaggio cardiaco e le iniezioni di adrenalina e atropina. A nulla sono valsi i pronti e rapidi soccorsi del Dott.Tredici e del suo staff, da anni al seguito del Giro. A nulla è valso anche l’apporto ai soccorsi portato dal 118 del Tigullio e dei Vigili del Fuoco, accorsi anche con l’elicottero.

E così quella festa di paese che è il Giro d’Italia, atteso a Rapallo da 12 anni, si è trasformato in tragedia. Tragedia che le ammiraglie avevano subito intuito, ma che hanno di comune accordo preferito non far sapere i ciclisti impegnati ad onorare la corsa rosa.

Adesso la “palla” passerà nelle mani della magistratura, mentre il Giro continuerà il suo cammino attraverso la penisola.

Lo farà onorando la memoria dello sfortunato corridore, ma lascerà Genova in direzione Livorno, perché, può sembrare cinico, ma lo spettacolo deve continuare.

Per ironia della sorte lo sfortunato Weyland lo scorso anno aveva vinto la sua prima e unica tappa al Giro proprio il terzo giorno di gara, lo stesso che gli è stato fatale in questa edizione.

Oggi per tutta la carovana è stato un giorno molto pesante. Fin dalle prime immagine televisive si era capito che non si trattava di una delle solite cadute che spesso coinvolgono i ciclisti. Ma un po’ per incredulità, un po’ per volersi comunque attaccare a quel flebile filo di speranza che identifica i ciclisti nei gatti e nelle loro leggendarie sette vite, si è provato a parlare di ciclismo, ma il pensiero e anche alcune immagini riportavano l’attenzione su quanto era accaduto quando mancavano poco meno di 25 km al termine.

Ma le ultime speranze si sono vanificate ben prima di quando poi sono state rese pubbliche, per permettere al team Leopard di essere loro e non la TV ad informare la famiglia di quanto successo.

Tragedie come quella odierna fanno già parte della storia più che centenaria del Giro. La più recente è quella della prima tappa del Giro del 1986. Emilio Ravasio, al debutto nella corsa rosa, entrò in coma dopo una caduta e morì due settimane dopo. Altra prima tappa fatale fu quella del 1976 in Sicilia,dove perse la vita lo spagnolo Juan Manuel Santisteban. La più datata tragedia risale invece al 1952, quando nella Siena-Roma Orfeo Ponsin a seguito di una caduta in discesa fu travolto da un’auto del seguito.

E così in una giornata di festa tramutata in tragedia, passa in secondo piano quanto successo, ciclisticamente parlando, nella Reggio Emilia-Rapallo.

Passa in secondo piano i molti tentativi di fuga dopo la partenza e la lunga fuga di Brambilla, De Clerq, Brutt e Ricci Bitti, durata fino alla salita della Madonna della Grazie. Passa in secondo piano il seguente attacco proficuo di  Vicioso, Moreno, Garcia Lastras e Le Mevel, raggiunti successivamente dal britannico Millar. Passa in secondo piano la vittoria di Vizioso, su Millar e Lastras, la maglia rosa di Millar, quella rossa di Petacchi, quella verde di Brambilla e quella bianca di Bakelandts. Passa tutto in secondo piano. Sul Giro,luogo di festa e allegria è stato steso un lenzuolo di tristezza, lo stesso lenzuolo che mani pietose hanno steso su un corpo ormai senza vita sdraiato sull’asfalto lungo la discesa che dal Passo del Bocco conduce a Chiavari. Il corpo di un ragazzo che svolgeva con passione il mestiere del corridore e che dopo una curva ha trovato la morte.

Mario Prato

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