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In questi momenti quel che resta da fare è ricordare, pregare o restare in silenzio. Proprio un anno fa ci trovavamo ad affrontare questo pc, il foglio vuoto e le parole che non escono. Era il Giro del Friuli dilettanti e Thomas Casarotto perdeva la vita mentre stava inseguendo una passione: il ciclismo. Qualche mese dopo è successo al piccolo Nicola, e poi molti altri. E prima di loro altri ancora. Nomi, sagome, voci che eravamo abituati a sentire, a distinguere, in mezzo al gruppo colorato. Il gruppo dei ciclisti. Amici, compagni di squadra, famigliari o campioni che andavamo a tifare. Ciclisti di cui scrivevamo le gesta, atleti che abbiamo intervistato o di cui non avevamo mai scritto. Vite spezzate. Famiglie divise. Tutto in un attimo. Si cade molte volte, il ciclista sa che può cadere. Il ciclista ha la grinta e la forza di rialzarsi sempre. Le cicatrici si rimarginano e restano un ricordo. Poi invece succede che una volta non ti rialzi più, che quel normale rischio che accompagna questo sport diventa tragedia.

Tragedia al Giro: ancora una volta senza parole

In questi momenti quel che resta da fare è ricordare, pregare o restare in silenzio. Proprio un anno fa ci trovavamo ad affrontare questo pc, il foglio vuoto e le parole che non escono. Era il Giro del Friuli dilettanti e Thomas Casarotto perdeva la vita mentre stava inseguendo una passione: il ciclismo. Qualche mese dopo è successo al piccolo Nicola, e poi molti altri. E prima di loro altri ancora. Nomi, sagome, voci che eravamo abituati a sentire, a distinguere, in mezzo al gruppo colorato. Il gruppo dei ciclisti. Amici, compagni di squadra, famigliari o campioni che andavamo a tifare. Ciclisti di cui scrivevamo le gesta, atleti che abbiamo intervistato o di cui non avevamo mai scritto. Vite spezzate. Famiglie divise. Tutto in un attimo. Si cade molte volte, il ciclista sa che può cadere. Il ciclista ha la grinta e la forza di rialzarsi sempre. Le cicatrici si rimarginano e restano un ricordo. Poi invece succede che una volta non ti rialzi più, che quel normale rischio che accompagna questo sport diventa tragedia. Fatalità, errore, disgrazia. E in quel momento, mi dispiace, ma non riesco a dire nulla. Non c’è un motivo per tutto questo, non un motivo che possiamo concepire, che possiamo comprendere. Semplicemente succede. E allora il mondo del ciclismo si stringe e si fa forza. Perché anche se non lo conoscevi, se ne va uno di noi. Uno che come noi sa cosa vuol dire sudare, lanciarsi in volata, soffrire e ..cadere. Solo che per lui, la vita ha avuto un disegno diverso. Per noi inconcepibile. Giovane, prossimo papà a Settembre, sorridente, bello. Wouter Weylandt lascia la vita nella terza tappa del Giro d’Italia, un anno dopo la sua splendida vittoria alla corsa rosa a Middelburg.

Un abbraccio virtuale alla famiglia, ai compagni di squadra e ai colleghi che nonostante tutto, domattina, dovranno ripartire…

E’ dura per tutti, per noi che scriviamo, per voi che correte. Perchè entrambi amiamo il ciclismo e la vita. Perciò un grande abbraccio a tutti voi, amici miei, vi sono vicina e starò sempre dalla parte vostra, dei corridori. Non aggiungo altro…fossi io fermerei tutto…ma purtroppo non è così, e domani si deve riprendere…voi a correre, noi a scrivere. Un grande abbraccio.

Ilenia Lazzaro

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