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Gli “stati generali” del ciclismo, riuniti a Milano, hanno deciso di proporre al Consiglio Federale pene più severe per i casi di doping, passando da 2 a 4 anni, in caso di recidiva la radiazione, radiazione anche per il personale che dovesse essere coinvolto in vicende legate al doping. Come si suol dire: la montagna ha partorito il topolino. Il ciclismo deve tornare ad avere credibilità, ma non è questa la strada. Il ciclismo in questi anni ha cercato più che in altri sport il doping e le squalifiche, rispetto alle altre discipline sportive, sono decisamente più severe.

Vendiamo nel concreto quali sono i passi che verrano seguiti:

- Raddoppiare le sanzioni disciplinari per doping e radiazione in caso di recidiva per gli atleti (degli atleti di tutte le categorie compresa quella juniores) radiazione per ogni altra figura e incremento delle sanzioni pecuniarie per doping. 

Stati Generali: Quando la montagna partorisce il topolino

Gli “stati generali” del ciclismo, riuniti a Milano, hanno deciso di proporre al Consiglio Federale pene più severe per i casi di doping, passando da 2 a 4 anni, in caso di recidiva la radiazione, radiazione anche per il personale che dovesse essere coinvolto in vicende legate al doping. Come si suol dire: la montagna ha partorito il topolino. Il ciclismo deve tornare ad avere credibilità, ma non è questa la strada. Il ciclismo in questi anni ha cercato più che in altri sport il doping e le squalifiche, rispetto alle altre discipline sportive, sono decisamente più severe.

Vendiamo nel concreto quali sono i passi che verrano seguiti:

– Raddoppiare le sanzioni disciplinari per doping e radiazione in caso di recidiva per gli atleti (degli atleti di tutte le categorie compresa quella juniores) radiazione per ogni altra figura e incremento delle sanzioni pecuniarie per doping. 
– Negare la partecipazione ad eventi organizzati  sul territorio italiano o sotto l’egida federale a corridori che saranno squalificati per doping.

–  Convocabilità in nazionale di un atleta solo se in possesso di credibili parametri biologici.

–  Attivare regole internazionali certe e condivise organi di giustizia centralizzati ed indipendenti.

–  Prevedere l’ inserimento per i due anni precedenti nell’apposito ranking federale  su richiesta volontaria dell’atleta o per attività nelle squadre nazionali per il passaggio al professionismo attivando così il monitoraggio del proprio profilo biologico.

–  Modificare art. 3 punto 2 normative passaggio al professionismo con abolizione del periodo temporale e pertanto negando il passaggio per sanzioni doping in qualsiasi tempo avute.

–  Introduzione del bollino blu per le categorie giovanili con il supporto del ministero della salute.

–  Attivazione di sosdoping@federciclismo.it, dal 1 maggio che invita ogni persona a conoscenza di pratiche illecite a denunciarle apertamente agli organi federali preposti.

–   Raggiungere tramite il CONI l’equiparazione tra enti e Federazione Ciclistica Italiana per avere assoluta uniformità

Crediamo davvero che nella testa di chi bara possa fare differenza una squalifica di 2 o di 4 anni ?

Negli altri sport le pene sono decisamente più blande: crediamo che non ci sia doping o che non venga trovato.? Il primo caso dimostrerebbe che inasprire le pene non serve a nulla, il secondo sposterebbe la competenza di queste azioni dalla Federazione Ciclistica al CONI.

Chi deve giudicare i casi di doping, è il tribunale del CONI, che però, grazie a questa proposta ,non giudicherà allo stesso modo tutti gli sportivi (come già non faceva), ma avrà ancora più accanimento verso il ciclismo.

La strada di rigore intrapresa in questi anni che, nell’idea di chi l’ha tracciata, doveva portare il ciclismo alla pulizia assoluta, in realtà lo ha solo portato sulle pagine dei giornali come sinonimo di doping. Queste proposte riusciranno solamente a peggiorare ulteriormente le cose.

Che serenità potranno avere i 32 indagati di Mantova quando il Procuratore del CONI (che dovrebbe accertare le responsabilità) ha già dichiarato che tutti i ciclisti sono colpevoli ?

E’ su questi punti che il mondo del ciclismo avrebbe dovuto dare una risposta, anziché prendere, ancora una volta, una serie di scelte masochiste che non porteranno da nessuna parte.

Si parla di impedire il passaggio al professionismo, dimenticando che, con le attuali norme, è sufficiente che un corridore prenda residenza all’estero perché la licenza venga concessa da quel paese e non dall’Italia, aggirando così questa regola.

C’è bisogno di un’apposita mail per avere le segnalazioni delle pratiche illecite ? Non bastavano i normali recapiti della Procura Federale ? Il problema non solo le mail, ma il fatto che nessuno parla poiché per lanciare accuse occorre avere le prove.

Il vero male del ciclismo è l’autolesionismo e anche oggi, in questa riunione, ha dimostrato di non riuscire proprio a farne a meno.

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