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“ Il Giro di Padania è solo una corsa ciclistica” è questo ciò che da mesi ripete il Senatore Michelino Davico. Nonostante questo e nonostante l’assenza di bandiere e di slogan politici sembra proprio che certi personaggi non riescano a non politicizzare questa corsa. In occasione della prima tappa del Giro di Padania si è registrato qualche momento di tensione in occasione del passaggio da Mondovì dove una ventina di attivisti di Rifondazione Comunista, capeggiati dal segretario nazionale Paolo Ferrero, hanno provato a bloccare la corsa, picchiando alcuni corridori e prendendo tutti a male parole. Il diritto di manifestare deve sempre essere garantito, ma nei dovuti modi. Ieri a Savona il tentato bis, per fortuna non riuscito, ma che ha costretto i corridori ad affrontare un percorso alternativo e la direzione di corsa a neutralizzare per qualche chilometro la gara. Fatichiamo a comprendere i motivi delle proteste. Se escludiamo l’esibizionismo di un partito, come Rifondazione, che ha ormai perso tutto ciò che di buono aveva saputo fare negli anni passati.  Addirittura nella prima tappa sono stati aggrediti alcuni ciclisti (nella foto colui che ha picchiato Sonny Colbrelli della Colango) e il video degli scontri, pubblicato dal Secolo XIX (http://www.youtube.com/watch?v=nWvlcUcWC4E) , parla chiaro.

Sport e violenza: c’è chi sceglie lo sport e chi la violenza

“ Il Giro di Padania è solo una corsa ciclistica” è questo ciò che da mesi ripete il Senatore Michelino Davico. Nonostante questo e nonostante l’assenza di bandiere e di slogan politici sembra proprio che certi personaggi non riescano a non politicizzare questa corsa. In occasione della prima tappa del Giro di Padania si è registrato qualche momento di tensione in occasione del passaggio da Mondovì dove una ventina di attivisti di Rifondazione Comunista, capeggiati dal segretario nazionale Paolo Ferrero, hanno provato a bloccare la corsa, picchiando alcuni corridori e prendendo tutti a male parole. Il diritto di manifestare deve sempre essere garantito, ma nei dovuti modi. Ieri a Savona il tentato bis, per fortuna non riuscito, ma che ha costretto i corridori ad affrontare un percorso alternativo e la direzione di corsa a neutralizzare per qualche chilometro la gara. Fatichiamo a comprendere i motivi delle proteste. Se escludiamo l’esibizionismo di un partito, come Rifondazione, che ha ormai perso tutto ciò che di buono aveva saputo fare negli anni passati.  Addirittura nella prima tappa sono stati aggrediti alcuni ciclisti (nella foto colui che ha picchiato Sonny Colbrelli della Colango) e il video degli scontri, pubblicato dal Secolo XIX (http://www.youtube.com/watch?v=nWvlcUcWC4E) , parla chiaro.

 

Ferrero ha dichiarato:”La Federciclismo annulli il Giro di Padania, evitando che i problemi aumentino”, Gabriele Sola, Idv, ha invece detto che “E’ avvilente piegarsi al marketing di partito”. Le minacce del primo crediamo si commentino da sole, ci interroghiamo poi se si tratti dello stesso Gabriele Sola lautamente e giustamente pagato per aver organizzato i Mondiali di Varese, che tutti sanno essere stati voluti e finanziati da amministrazioni vicine alla Lega Nord. Questo desiderio di strumentalizzazione la dicono lunga sulla qualità delle polemiche sollevate. A noi, che siamo appassionati di ciclismo, piacerebbe che ogni partito organizzasse la sua corsa, chiamandola come crede, con sponsor privati, con villaggio partenza e arrivo, con un chilometro di transenne, con un motorhome della corsa e con tante piccole-grandi cose che aiutano a migliorare il nostro amato sport. Forse è sicuramente più facile criticare, contestare e boicottare, che fare ed organizzare.

Non può e non deve passare il concetto che a sbagliare sia stato il Senatore Davico che, con tutte le difficoltà del momento, ha messo in calendario una corsa di cinque tappe, ha reperito sponsor privati,  sedi di tappa, ha messo in piedi una macchina organizzativa che coinvolge  quasi 250 persone, ma soprattutto questa gara è stata autorizzata dagli organi competenti. Azione ben diversa da quella che praticano i contestatori che con l’uso della violenza e nell’illegalità vogliono bloccare con la forza chi la pensa in modo diverso da loro. Deve essere chiaro che da una parte c’è chi ha compiuto scelte legittime e legali, mentre dall’altra c’è solamente chi al fare preferisce sempre il distruggere o almeno il tentare di farlo. “La tua libertà finisce dove inizia quella dell’altro” recita un sempre valido insegnamento di vita che però questi contestatori non sembrano avere particolarmente chiaro. A noi, invece, non è chiaro per cosa protestano questi presunti signori. Vogliono cambiare nome alla corsa ? Vogliono cambiare organizzatore ? oppure vogliono cambiare colore alla maglia di leader ?  Oppure sono solamente in cerca di facile esibizionismo ?

Spiace che tanti affermino che il Giro di Padania sia politicizzato e che gli stessi non ricordino o non sappiano che il Giro delle Regioni, fino a che c’è stato, era organizzato dal Partito Comunista Italiano e il Gran Premio Liberazione, fondamentalmente privo di sponsor privati, è finanziato dalla CGIL. Addirittura, una edizione del Gran Premio Liberazione, che si corre a Roma, è stata sponsorizzata dalla Regione Piemonte allora presieduta dalla “zarina” Mercedes Bresso.  Suvvia, un po’ di coerenza. Noi amiamo lo sport  e siamo contenti ogni qualvolta nasce una nuova gara a prescindere da chi la organizza. A noi interessa che le corse siano organizzate bene, che i corridori siano in sicurezza e che a trionfare sia sempre lo sport, altri alla sicurezza scelgono la violenza becera e allo sport scelgono la politica.

Non è un caso, infatti, che le uniche bandiere di partito che si sono viste a questa corsa siano di colore rosso con falce e martello.  Viva lo sport, abbasso la violenza.

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