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Il calcio sta vivendo in questi giorni uno scandalo di grandi dimensioni per un qualcosa di molto peggio del doping, infatti, se il ricorso alle sostanze vietate viene fatto, sbagliando, con lo scopo di vincere, si è capito che ai calciatori coinvolti nella vicenda del risultato sportivo non importava veramente nulla, ma il loro unico scopo era di guadagnare, anche se alle spalle della loro società, dei loro compagni o dei loro tifosi.

Nonostante la gravità sia decisamente più elevata di un fatto di doping, dal mondo del calcio arrivano continui inviti alla prudenza. Lo stesso Presidente della Federazione, GianCarlo Abete ha dichiarato di ritenere questo voci dannose per l’intero ambiente, invitando tutti ad attendere con serenità l’esito delle inchieste della magistratura.

Sport e scandali: il calcio dice no ai processi sommari, il ciclismo è sempre più giustizialista

Il calcio sta vivendo in questi giorni uno scandalo di grandi dimensioni per un qualcosa di molto peggio del doping, infatti, se il ricorso alle sostanze vietate viene fatto, sbagliando, con lo scopo di vincere, si è capito che ai calciatori coinvolti nella vicenda del risultato sportivo non importava veramente nulla, ma il loro unico scopo era di guadagnare, anche se alle spalle della loro società, dei loro compagni o dei loro tifosi.

Nonostante la gravità sia decisamente più elevata di un fatto di doping, dal mondo del calcio arrivano continui inviti alla prudenza. Lo stesso Presidente della Federazione, GianCarlo Abete ha dichiarato di ritenere questo voci dannose per l’intero ambiente, invitando tutti ad attendere con serenità l’esito delle inchieste della magistratura.

Ci piacerebbe che anche il ciclismo potesse essere quasi garantista come il calcio, che riuscisse quasi ad avere la pazienza necessaria per appurare con certezza lo svolgimento dei fatti.

L’inchiesta della Procura di Modena su Riccardo Riccò è ancora in corso e, al momento, non c’è notizia di un suo rinvio a giudizio, tuttavia, prima la FCI poi il Tribunale Nazionale Antidoping del CONI, lo hanno sospeso in attesa di squalificarlo.

Nello specifico, non essendo risultato positivo a nessun controllo, ma essendo stato coinvolto “solo” in un’inchiesta penale, crediamo che, prima dell’intervento della giustizia sportiva, sia necessaria quantomeno la conclusione delle indagini e il successivo rinvio a giudizio (che comunque non costituisce colpevolezza).

Riccò non ci è simpatico, sul caso specifico potremmo anche essere d’accordo con le tesi colpevolistiche, ma, a nostro avviso, si è innocenti fino a prova contraria e le prove si valutano nei processi che fino ad oggi non ci sono ancora stati.

L’assenza di garantismo nel ciclismo non c’è solamente nel caso Riccò, ma in ogni caso che si trovi a passare per i palazzi del potere. Tutto ciò con il bene placito dei tesserati e degli appassionati che troppo spesso ci ricordano Torquemada e il Tribunale dell’Inquisizione.

Occorre specificare che per qualunque presunto reato si procede per step e fino all’ultimo, l’indagato (o imputato) è innocente. L’avviso di garanzia non è sinonimo di colpevolezza, ma avvisa l’indagato che si stanno compiendo indagini su di lui. L’essere indagato non è affatto sinonimo di colpevolezza. Il rinvio a giudizio non è sinonimo di colpevolezza, ma è solamente l’atto con cui una delle due parti del processo (l’accusa) chiede che l’indagato sia giudicato. La condanna in primo grado non significa che l’imputato sia colpevole. La condanna in secondo grado non significa che l’imputato sia colpevole. Solo dopo la condanna definitiva si può affermare che l’imputato è colpevole.

Nel caso di Riccò siamo al secondo, dei sei passaggi, ma nonostante questo non può correre. In passato ci sono stati corridori che sono stati fermati addirittura al primo passaggio, cioè all’avviso di garanzia.

Siamo assolutamente favorevoli all’adozione di pene severe, soprattutto per i recidivi (come sarebbe Riccò se fosse giudicato colpevole), ma siamo assolutamente contrari ai processi sommari, ma, come ha detto Gigi Buffon:”L’Italia è il paese di Piazza Loreto”.

Almeno nella classifica del giustizialismo, il ciclismo può guardare tutti dall’alto in basso.

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