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La recente lettera di Federico Scaglia dell’ACCPI e i casi che hanno coinvolto Di Luca e Santambrgio ha riportato d’attualità il rapporto che il mondo del ciclismo ha con il doping e con i corridori dopati.

Solo nel ciclismo l’antidoping è cosa seria, ecco cosa accade negli altri sport

La recente lettera di Federico Scaglia dell’ACCPI e i casi che hanno coinvolto Di Luca e Santambrgio ha riportato d’attualità il rapporto che il mondo del ciclismo ha con il doping e con i corridori dopati.

 Nel ciclismo chi incappa nelle maglie dell’antidoping viene immediatamente licenziato e sospeso , poi squalificato e anche dopo aver scontato la squalifica resta marchiato a fuoco. Squadre che fanno fatica a ingaggiarlo, organizzatori che sperano che non vinca la loro corsa per non “macchiare” il loro albo d’oro e giornalisti che non perdono l’occasione di citare quell’episodio.

Nella nostra analisi vogliamo prendere ad esempio due calciatori e un cestista oggi apprezzato commentatore televisivo: Marco Borriello, Stefano Mauri e Mario Boni.

BASKET, DUE ANNI DI SQUALIFICA MAI SCONTATI – Mario Boni è un ex giocatore di Pallacanestro, oggi apprezzato commentatore di Sky che nel 1994 è risultato positivo al Nandrolone ed è stato squalificato per 2 anni. Squalifica che di fatto non ha mai scontato, dal momento che è emigrato negli Stati Uniti dove ha continuato a giocare con la maglia dei Yakima Sun Kings e dei Menphis Fire. Terminata la squalifica è tornato in Italia dove ha militato nuovamente in società di primo piano, risultando nel 1998 un’altra volta  positivo all’antidoping, squalificato per due anni in primo grado è stato assolto per un vizio di forma in appello. Dopo aver concluso la sua carriera agonistica è diventato opinionista fisso di Sky. Sia chiaro che non diamo su di lui un giudizio nè come atleta (non ci occupiamo di basket) né come commentatore dal momento che è molto preparato e bravo nel ruolo di opinionista, ci chiediamo però cosa sarebbe accaduto se anziché essere un cestista Boni fosse stato un ciclista. Immaginiamo un corridore ciclista squalificato per doping dal CONI che corre solo negli Stati Uniti o ancora un corridore squalificato due volte per doping che, terminata la carriera agonistica, diventa opinionista televisivo. Ripetiamo, nulla di personale nei confronti di Boni, molto bravo nel suo nuovo ruolo, ma solamente la constatazione che tutto ciò nel ciclismo non sarebbe mai potuto avvenire.

BORRIELLO, NIENTE DOPING SOLO SESSO – Parliamo ora di Marco Borriello coinvolto nel 2007 in un caso di doping per la positività a due metaboliti del cortisone che non solo non è stato sospeso dalla sua squadra, il Milan, che lo ha difeso a spada tratta, è stato squalificato per un solo mese poiché il tribunale del CONI ha creduto alla tesi difensiva e cioè che le due sostanze erano contenute in una crema vaginale utilizzata dalla sua compagna dell’epoca, Belen Rodriguez. “Caso Borriello, niente doping solo sesso” titolarono i giornali riabilitando così pienamente il calciatore trasformandolo da dopato a mandrillo. Inutile dire che dopo questo caso, Borriello ha continuato a militare in serie A in squadre di primo livello vestendo anche la maglia azzurra e che il caso è passato velocemente nel dimenticatoio. Per capire cosa sarebbe accaduto se Borriello fosse stato un corridore, è sufficiente vedere cos’è accaduto al povero Georges della Ag2r positivo al heptaminolo sostanza contenuta in una pomata in Francia vendibile anche senza prescrizione medica. La positività a questa sostanza è così lieve che non è prevista la sospensione cautelare, sospensione che però è arrivata dalla sua squadra che, anziché difenderlo come ha fatto il Milan con Borriello,  lo ha sospeso e si è autosospesa dal Giro del Delfinato.

MAURI, ESCE DAL CARCERE E VINCE LA COPPA ITALIA – Prendiamo ora in esame Stefano Mauri centrocampista della Lazio coinvolto nell’inchiesta sul calcioscommesse e arrestato il 28 maggio 2012 e poi scarcerato. L’accusa per il calciatore è sicuramente tra le più gravi per uno sportivo: aver combinato una competizione per scommesse. Non solo, Mauri è accusato di essere uno dei principali referenti nel mondo del calcio del cosiddetto “capo degli zingari”. Del resto se la Procura di Cremona ha spiccato un anno fa un mandato di arresto per il calciatore della Lazio le prove a suo carico erano notevoli, prove che, secondo quanto riferito da fonti giornalistiche, tra qualche giorno potrebbero portare al suo deferimento. Peccato che in questo anno lui abbia giocato liberamente, portando alla sua squadra , che non lo ha sospeso, numerosi punti oltre alla vittoria della Coppa Italia. Nel ciclismo per molto meno i corridori vengono sospesi dalla propria squadra, senza contare le sospensioni cautelari per il semplice coinvolgimento in inchieste. Se Mauri fosse stato un ciclista, non vi è dubbio, sarebbe ancora sospeso in attesa della squalifica.

Questo articolo ha passato in rassegna il modo in cui sono trattati gli atleti vittime di casi giudiziari o di doping nelle varie discipline sportive. Non vogliamo schierarci per forza da una parte, vogliamo solo evidenziare la differenza culturale che c’è tra il mondo delle due ruote e tutto il resto. Nel ciclismo il dopato è un appestato da emarginare, negli altri sport l’approccio è molto più blando.

Quale sia il modo corretto di rapportarsi al doping non possiamo dirlo noi, ognuno è sufficiente maturo ed intelligente per farsi una propria idea a riguardo.

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