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Torniamo oggi ad occuparci di ricorsi rigettati con motivazioni ai limiti del ridicolo da una giustizia sportiva che risulta sempre meno credibile e sempre più schierata da una parte. Vogliamo raccontare di quanto avvenuto all’assemblea provinciale di Palermo per la quale Gesualdo Di Bella, ex presidente del Comitato dal 2005 al 2009, ha presentato ricorso alla CAF.

Sicilia, dubbi sull’assemblea di Palermo, ma la colpa (per la CAF) è del ricorrente

Torniamo oggi ad occuparci di ricorsi rigettati con motivazioni ai limiti del ridicolo da una giustizia sportiva che risulta sempre meno credibile e sempre più schierata da una parte. Vogliamo raccontare di quanto avvenuto all’assemblea provinciale di Palermo per la quale Gesualdo Di Bella, ex presidente del Comitato dal 2005 al 2009, ha presentato ricorso alla CAF. Pare che in questa assemblea, contrariamente a quanto previsto dallo Statuto, abbia partecipato al voto il candidato alla carica di Presidente Provinciale Diego Guardì e che il ruolo degli scrutatori non sia stato ricoperto, come previsto dallo Statuto, da delegati, infatti Giuseppe Mancuso non era delegato di nessuna società eppure ha svolto il compito di scrutatore. Nel ricorso è stato indicato anche che sono state utilizzate numerose deleghe senza la data.

Come era previsto, il ricorso è stato respinto, ma la motivazione, ancora una volta, ha del ridicolo: il ricorso è stato respinto poiché il ricorrente, secondo la CAF, avrebbe dovuto produrre i verbali dell’assemblea e copia delle deleghe oggetto di ricorso.

L’assurdità della motivazione deriva dal fatto che tali documenti non sono fruibili ai tesserati, ma sono nelle disponibilità della CAF che avrebbe potuto chiedere tale documentazione direttamente agli organi federali e in questo modo verificare ciò che è stato denunciato da Di Bella nel suo ricorso.

Il principio che qualcuno sta cercando di fare passare è che in questi casi il colpevole sia chi ricorre o chi evidenzia che le norme non sono state rispettate. In questo caso per la CAF presieduta da Minardi, uomo di Duci, non si è preoccupata di verificare se il ricorso fosse fondato o meno, ha semplicemente attribuito la “colpa” al ricorrente.

Nello sport il rispetto delle regole dovrebbe essere basilare, purtroppo a volte proprio chi dovrebbe dare il buon esempio ne approfitta per favorire i soliti noti. La speranza è che, chiunque vinca il 12 gennaio, questo andazzo cambi e che si ritorni allo sport e ai suoi valori più belli.

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