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Quando si parla di professionisti o di importanti squadre dilettantistiche, noi siamo sempre contrari all’aumento del tempo massimo poiché riteniamo che corridori che sono lautamente pagati per correre in bicicletta non possano, seppur in terreni a loro non favorevoli, giungere a oltre mezzora dal vincitore.

Con riferimento a ciò che è avvenuto alla Settimana Lombarda, dove circa 40 atleti sono andati fuori tempo massimo alla prima tappa, vogliamo fare una “deroga” a questa nostra teoria.

Il racconto che ci giunge dalle strade della Settimana Lombarda è drammatico e in linea con quanto segnalatoci qualche tempo fa la Brixia Tour. Lontano (ma neanche troppo) dalla testa i corridori hanno incontrato il traffico aperto. Se ciò che ci hanno segnalato (più persone) fosse vero, sarebbe la dimostrazione che nel ciclismo di oggi spesso si abusa della parola “sicurezza”.

Settimana Lombarda: sicurezza e tempo massimo, quando il Regolamento diventa elastico

Quando si parla di professionisti o di importanti squadre dilettantistiche, noi siamo sempre contrari all’aumento del tempo massimo poiché riteniamo che corridori che sono lautamente pagati per correre in bicicletta non possano, seppur in terreni a loro non favorevoli, giungere a oltre mezzora dal vincitore.

Con riferimento a ciò che è avvenuto alla Settimana Lombarda, dove circa 40 atleti sono andati fuori tempo massimo alla prima tappa, vogliamo fare una “deroga” a questa nostra teoria.

Il racconto che ci giunge dalle strade della Settimana Lombarda è drammatico e in linea con quanto segnalatoci qualche tempo fa la Brixia Tour. Lontano (ma neanche troppo) dalla testa i corridori hanno incontrato il traffico aperto. Se ciò che ci hanno segnalato (più persone) fosse vero, sarebbe la dimostrazione che nel ciclismo di oggi spesso si abusa della parola “sicurezza”.

Tornando però al problema del tempo massimo, crediamo che non si possa essere particolarmente fiscali sul tempo massimo quando nelle retrovie non si è corso in condizioni di sicurezza (traffico chiuso) e questo inevitabilmente è andato a condizionare il cammino degli atleti poiché magari agli incroci si rallenta, magari qualche curva non viene “tagliata” o magari ci si ferma pure a qualche semaforo rosso.

Come se non bastasse, la tappa in questione è risultata più lunga di otto chilometri rispetto a quando indicato nella guida tecnica e, sempre secondo quanto ci è stato segnalato, non erano presenti molti dei pannelli distanziometrici obbligatori. Il quadro che ci è emerso è quindi veramente drammatico. Corridori in mezzo al traffico, senza la corretta percezione della distanza dall’arrivo in una tappa più lunga di quanto segnalato, messi però fuori tempo massimo dalla giuria.

I commissari che sono stati ligi al regolamento nel caso del tempo massimo non lo sono stati nell’applicazione del regolamento 1.2.130, introdotto nel mese di febbraio (anche se qualche malpensante afferma che sia stato inserito prima del caso “Crostis” e poi retrodatato) e che impone ai commissari di sospendere o annullare la manifestazione le cui mancanze non possano essere corrette in tempo utile. In questo caso non solo non potevano essere corrette in tempo utile, ma sono durate per tutta la corsa.

Questa regola attribuisce ai commissari una grande responsabilità, infatti, se prima potevano sempre trincerarsi dietro alla non competenza su argomenti di questo tipo, ora sono loro i diretti responsabili della regolarità della corsa. Secondo quanto previsto dall’UCI, i commissari presenti alla Lombarda avrebbero dovuto interrompere la corsa a causa dell’impossibilità di garantirne il regolare svolgimento.

Come purtroppo spesso accade i commissari se ne sono lavati le mani, guardando il cielo e pregando che non succedesse nulla, poiché, in caso di incidenti, non avendo fermato la corsa, sarebbero potuti diventare corresponsabili della Direzione di Organizzazione.

Polemiche anche sull’arrivo di Venerdì, dove una tappa con probabile arrivo in volata si è conclusa su di una strada caratterizzata da curve, controcurve e dossi.

Se ciò che ci è stato da più parti segnalato fosse vero, sarebbe la dimostrazione che chi ricopre importanti incarichi Federali anziché dare il buon esempio e mettere in scena una corsa d’eccellenza sotto tutti aspetti, decide di organizzare non a regola d’arte sfruttando la sua carica consapevole che nessun appunto gli sarà mosso.

Tutti gli organizzatori dovrebbero comprendere che una manifestazione non può dirsi sicura solo se non vi sono incidenti, una manifestazione è veramente sicura solo se risponde a determinate caratteristiche, tutto il resto è solo frutto di fatalità.

Restiamo, ovviamente, a disposizione di chiunque voglia dire la sua su questa vicenda.

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