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Prima di addentrarci nell’argomento proposto oggi vogliamo premettere che Angelo Zomegnan per noi è un autentico mito, uno di cui abbiamo sempre condiviso tanto gli interventi fatti quanto il tono usato negli stessi. Un personaggio vero, non uno che si nasconde dietro al politically correct, merce molto rara in un ambiente come quello ciclistico. Zomegnan nel nostro cuore, dal punto di vista sportivo, siede al fianco dell’uomo di Setubal: Josè Mourinho. Fatta questa doverosa premessa,  non possiamo non commentare quanto scritto dal giornalista di Desio sul suo blog “il segno di Zom”, nel quale giustamente loda le imprese del ciclismo rosa, capace di scrivere bellissime pagine di sport, ma poi sale in cattedra scrivendo:” A quel settore servono programmazione e strutture, tecnici preparati e uomini marketing capaci di spiegare alle aziende quali siano le opportunità di comunicazione garantire dal ciclismo femminile, che resta di nicchia ma è di qualità: lo dicono i “panel”, che sono quelle ricerche di mercato in grado di cogliere i messaggi lanciati dalla gente. In sessant’anni è cambiato poco o nulla, dunque. Eppure il movimento femminile si è così internazionalizzato e gode di sufficiente seguito lungo le strade da garantire un efficace rapporto costo-contatti.“

Se anche “Zom” predica bene e razzola(va) male …

Prima di addentrarci nell’argomento proposto oggi vogliamo premettere che Angelo Zomegnan per noi è un autentico mito, uno di cui abbiamo sempre condiviso tanto gli interventi fatti quanto il tono usato negli stessi. Un personaggio vero, non uno che si nasconde dietro al politically correct, merce molto rara in un ambiente come quello ciclistico. Zomegnan nel nostro cuore, dal punto di vista sportivo, siede al fianco dell’uomo di Setubal: Josè Mourinho. Fatta questa doverosa premessa,  non possiamo non commentare quanto scritto dal giornalista di Desio sul suo blog “il segno di Zom”, nel quale giustamente loda le imprese del ciclismo rosa, capace di scrivere bellissime pagine di sport, ma poi sale in cattedra scrivendo:” A quel settore servono programmazione e strutture, tecnici preparati e uomini marketing capaci di spiegare alle aziende quali siano le opportunità di comunicazione garantire dal ciclismo femminile, che resta di nicchia ma è di qualità: lo dicono i “panel”, che sono quelle ricerche di mercato in grado di cogliere i messaggi lanciati dalla gente. In sessant’anni è cambiato poco o nulla, dunque. Eppure il movimento femminile si è così internazionalizzato e gode di sufficiente seguito lungo le strade da garantire un efficace rapporto costo-contatti.“ L’analisi è corretta, ma forse Zomegnan dimentica che fino a ieri lui dirigeva la più importante società organizzatrice italiana e tra le prime del mondo e, nonostante questo, nulla ha fatto per il ciclismo femminile. Anzi, dal 2006, anno successivo al suo insediamento, ha cancellato la Varazze – Sanremo prova italiana di Coppa del Mondo femminile.

Se ciò che scrive oggi Zom è vero, perché l’ha cancellata ? Non solo ha cancellato la Varazze – Sanremo, ma durante i suoi sette anni alla guida di Rcs Sport non ha fatto assolutamente nulla per il movimento femminile. Eppure di uomini marketing in grado di fare qualcosa per il ciclismo femminile in Rcs ce ne sarebbero stati. Delle due l’una: o Zomegnan non ha operato bene da direttore di Rcs Sport, non sfruttando un’opportunità come quella offerta dal ciclismo femminile, oppure ha scritto una castroneria oggi. Noi crediamo alla seconda. Il ciclismo femminile può e deve essere migliorato, ma ha purtroppo dei limiti oltre i quali è impossibile andare. I numeri sono bassi e si possono alzare solo con un grande lavoro e una serie di cose che al momento nel ciclismo rosa non sono neppure all’orizzonte.

Anche la passione del momento, quella che ci ha fatti diventare tutti “esperti” di vela e fans di Luna Rossa, va coltivata nel tempo. In un giorno (quello del mondiale)  non si può accendere la passione di chi non è già appassionato e servono altre cose per lanciare un movimento come quello femminile. Per prima cosa servirebbe un personaggio quale non è e non sarà mai Giorgia Bronzini e avere persone che vogliano lavorarci su, senza fossilizzarsi sull’aspetto ciclistico, ma concentrandosi su tutto il resto.

Pensiamo a Federica Pellegrini, super nuotatrice, ma soprattutto grande personaggio. La veronese, due settimane all’anno è famosa per il nuoto, nelle restanti per il gossip, per il glamour e altre cose tipiche delle star più che delle sportive. Pensiamo poi a Paola Pezzo, ultimo vero personaggio del ciclismo femminile, addirittura del MTB, salita alla ribalta per la medaglia olimpica e per la vertiginosa scollatura mostrata in mondovisione. Questo problema ce l’ha anche quello maschile, incapace di creare un vero personaggio, uno di quelli famosi anche all’esterno del mondo delle due ruote, capace di fare parlare di se anche i programmi non propriamente sportivi e in grado di arrivare al grande pubblico.

Tornando al ciclismo rosa,  servono poi organizzatori di primo piano oltre chiaramente allo spazio sui media (compreso quello per cui scrive Angelo Zomegnan). Com’è facilmente immaginabile, questo lavoro non è facile e soprattutto i risultati non sono garantiti.

Le difficoltà del ciclismo sono note a tutti e il settore femminile, già più povero del maschile in ogni sport, non può certamente sorridere. La nostra speranza è che possa sollevarsi e rappresentare ciò che Angelo Zomegnan auspica, anche se sappiamo che non sarà un’operazione semplice.

Chissà se tutti coloro che attualmente sono supporters del ciclismo femminile lo fanno perché credono in questo settore, oppure perché è un piccolo mondo in cui ogni mediocre può sentirsi qualcuno ?

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