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Con la sconfitta di Pagnozzi potrebbe essere stato sconfitto per sempre il “petruccismo”, un sistema basato sul controllo delle varie federazioni esercitato attraverso l’erogazione dei contributi. Più volte nella recente campagna elettorale per la corsa alla FCI, abbiamo sentito dire che senza Di Rocco il CONI non avrebbe più erogato quanto trasferito negli ultimi anni, dimenticandosi il prezzo che, grazie a Di Rocco e al “petruccismo” il ciclismo ha recentemente pagato.

Sconfitto il “Petruccismo” lo sport guarda al futuro, il ciclismo ci riuscirà ?

Con la sconfitta di Pagnozzi potrebbe essere stato sconfitto per sempre il “petruccismo”, un sistema basato sul controllo delle varie federazioni esercitato attraverso l’erogazione dei contributi. Più volte nella recente campagna elettorale per la corsa alla FCI, abbiamo sentito dire che senza Di Rocco il CONI non avrebbe più erogato quanto trasferito negli ultimi anni, dimenticandosi il prezzo che, grazie a Di Rocco e al “petruccismo” il ciclismo ha recentemente pagato. Con la caccia alle streghe, con mosse incomprensibili e contro la promozione del ciclismo, si sono allontanati molti finanziatori privati, che, non solo per la crisi, si sono allontanati forse irreversibilmente dal nostro sport.

Delle due l’una: o non si capisce nulla di marketing e di valorizzazione del prodotto ciclismo, oppure si aveva l’interesse a portare il ciclismo in queste condizioni, per poter raccontare che la sopravvivenza di questo sport passava esclusivamente dal CONI e rafforzare così il potere dei singoli a discapito del ciclismo.

Pensiamo quante più risorse ci sarebbero se il CONI non esistesse e il ministero dello sport erogasse direttamente alle singole federazioni i contributi senza che un pachidermico sistema gravi con i suoi costi riduca le risorse destinate alle Federazioni. Senza contare quanto risparmierebbero le varie Federazioni se non fossero gravati di tutti quei dipendenti, spesso inutili, di matrice CONI.

Non abbiamo la convinzione che con Malagò tutto questo cambi, per carità, sarebbe troppo, concordiamo però con Di Rocco quando afferma che Malagò provenendo dal mondo privato proverà a cambiare un po’ il sistema CONI che fino ad oggi non ha portato a nulla.

Speriamo che questo cambiamento possa contagiare anche il ciclismo a guardare più al privato e uscire dal piattume degli ultimi anni.

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