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Le recenti elezioni politiche hanno restituito al Paese una situazione di ingovernabilità, ma hanno fatto conoscere quello che per ora è un nuovo modo di pensare in politica. Il gruppo di Beppe Grillo, infatti, ribadisce a gran voce di non volere cariche, e di volere solo ragionare sulle idee e sui programmi.

Ruggero Cazzaniga verso la STF, rilancio lombardo o solo caccia alla “poltrona” ?

Le recenti elezioni politiche hanno restituito al Paese una situazione di ingovernabilità, ma hanno fatto conoscere quello che per ora è un nuovo modo di pensare in politica. Il gruppo di Beppe Grillo, infatti, ribadisce a gran voce di non volere cariche, e di volere solo ragionare sulle idee e sui programmi. Non spetta noi dare un giudizio politico, ma crediamo che sia questo il modo corretto di concepire la politica. Se parliamo poi di politica sportiva la convinzione che le idee siano di gran lunga più importanti delle cariche è ancora più forte.

Purtroppo non tutti hanno questa convinzione ed è così che si sprecano le voci sul futuro politico ciclistico della Lombardia. Qualcuno ribadisce a gran forza che il cambio di casacca dell’ultima ora di Francesco Bernardelli sia da ricondurre proprio ad una promessa da parte di Di Rocco di collocare dei lombardi alla presidenza di due commissioni.

In particolare si fa il nome di Mirco Monti, per la CNCG, e di Ruggero Cazzaniga alla presidenza della Struttura Tecnica.  Per il primo sembra fatta, non tanto per meriti di Bernardelli quanto perché scelto dalla base dei commissari, mentre per Cazzaniga la questione sarebbe un po’ più complicata poiché è una carica molto ambita.

Premettiamo che Cazzaniga è un bravo dirigente e saprebbe sicuramente svolgere al meglio l’incarico in Struttura Tecnica, ma ci chiediamo se sia attraverso le cariche che la Lombardia possa tornare ai fasti di un tempo ormai passato.

Oggettivamente non crediamo che sia così. Negli ultimi 4 anni un friulano era presidente della Struttura Tecnica, il suo braccio destro era un lombardo, e il presidente dei giudici era un laziale. Non ci risulta che il ciclismo in queste regioni sia cresciuto.

Intanto, Francesco Bernardelli, geograficamente parlando, si è fatto terra bruciata attorno: i suoi rapporti con Marchegiano non sono buoni, così come quelli con Carlesso, Tuvo e Franco. Anche nei Comitati Provinciali la situazione per lui non è particolarmente buona, per non parlare del suo Consiglio che pare sempre più spaccato.

La nostra speranza è che la Lombardia possa tornare alla dignità ciclistica di un tempo, ma non sappiamo in che modo Monti e Cazzaniga possano riuscire in tutto questo, ma crediamo che la crescita debba partire inevitabilmente dal proprio Comitato e da un’influenza programmatica sulla politica federale nazionale. Tutto il resto è roba da “cadregari” che con il ciclismo c’entra ben poco.

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