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Un amico, dirigente di una nota azienda ciclistica, nel corso di una cena nei pressi di Reggio Emilia nel maggio del “lontano” 2008, esclamò:”Il problemi del ciclismo sono gli stessi degli altri sport, la differenza è nel come vengono gestiti”. Questa frase ci piacque da subito e oggi più che mai ci sentiamo di condividerla.

L’UCI, il 1 ottobre 2010, ha modificato il regolamento vietando l’utilizzo delle radioline in tutte le gare escluse le prove di World Tour. La prima “protesta” degna di nota è però avvenuta solamente nel mese di gennaio, quando, al Tour de San Luis, la Liquigas ha lasciato la propria ammiraglia ferma ai box in segno di protesta. Ieri si è iniziato a correre anche in Europa, senza radio e senza particolari proteste.

A parole tutti sono contrari a questo divieto, ma, nel concreto, tutti subiscono passivamente questa assurda decisione dell’UCI.

Stop alle radioline: l’UCI sempre più convinta, ma che ciclismo sarà ?

Un amico, dirigente di una nota azienda ciclistica, nel corso di una cena nei pressi di Reggio Emilia nel maggio del “lontano” 2008, esclamò:”Il problemi del ciclismo sono gli stessi degli altri sport, la differenza è nel come vengono gestiti”. Questa frase ci piacque da subito e oggi più che mai ci sentiamo di condividerla.

L’UCI, il 1 ottobre 2010, ha modificato il regolamento vietando l’utilizzo delle radioline in tutte le gare escluse le prove di World Tour. La prima “protesta” degna di nota è però avvenuta solamente nel mese di gennaio, quando, al Tour de San Luis, la Liquigas ha lasciato la propria ammiraglia ferma ai box in segno di protesta. Ieri si è iniziato a correre anche in Europa, senza radio e senza particolari proteste.

A parole tutti sono contrari a questo divieto, ma, nel concreto, tutti subiscono passivamente questa assurda decisione dell’UCI.

Da Aigle affermano che questa modifica è motivata dall’esigenza di avere più spettacolo, noi ci chiediamo se il maggiore spettacolo debba obbligatoriamente passare dalla carenza di informazioni.

Ragionando per assurdo, sarebbe come affermare che se in una partita di calcio le due squadre non sapessero il risultato parziale e non avessero a bordo campo l’allenatore giocherebbero meglio. Può darsi, ma assistere ad un 5-4 giocato in modo più simile ad un film comico che ad uno sport professionistico crediamo possa divertire in pochi.

Allo stesso modo, anche in una gara ciclistica senza né capo né coda crediamo che il divertimento non sarebbe particolarmente elevato.

L’UCI sta puntando sulla figura dei Diesse, addirittura istituirà un supercorso nel quale gli aspiranti Direttori Sportivi professionisti dovranno dimostrare di parlare correttamente almeno due lingue. A cosa servirà questo corso, dato che la figura del D.S., con questa modifica regolamentare viene ridotta a quella di autista ? Servirà forse a parlare correttamente l’inglese con il meccanico seduto sul sedile posteriore ?

Solo nel ciclismo si poteva andare a proporre una modifica regolamentare che porta tutto indietro di dieci anni. Anziché pensare di andare a trasmettere in televisione le comunicazioni via radio, in maniera simile a ciò che avviene nella Formula Uno, o come avviene nel calcio con il “bordocampista”, collocato a pochi metri dall’allenatore, si è pensato di vietare le comunicazioni.

Non vogliamo sempre parlare male di Di Rocco, ma, anche in questo caso, avrebbe dovuto ricordarsi di essere Vice Presidente UCI, eppure, nonostante in Italia difendesse l’utilizzo delle radio, non ha fatto nulla per impedire questo divieto.

Del resto, lo abbiamo sentito dire anche dagli “uomini della strada” che le radio limitano lo spettacolo, e così prepariamoci a vivere un intenso spettacolo fatto di gaffe ed errori tattici, dando così origine ad un costante spettacolo comico in stile “Mai dire ciclismo” … se a voi piace questo, siete i benvenuti.

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