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Il pugno di ferro mostrato da Di Rocco sul tema doping , in particolare la norma che vieta la maglia azzurra a chi ha avuto una squalifica per doping superiore a 6 mesi, ci riporta con la mente indietro di qualche anno, quando a sedere sulla poltrona di Presidente era GianCarlo Ceruti. L’ex Presidente aveva infatti intrapreso, circa 8 anni fa, la sua dura battaglia contro il doping.

Di Rocco è addirittura andato oltre, istituendo una norma e vietando addirittura la partecipazione al Campionato Italiano, il tutto in maniera retroattiva. Renato Di Rocco era colui che giudicava eccessiva la battaglia di Ceruti, affermando che “l’allarme doping è alle spalle”.

Un’altra battaglia di Ceruti, che lo aveva messo contro il resto del Consiglio, era quella sull’abolizione delle Classifiche nella categoria Giovanissimi. Bene, anche Di Rocco ha ripetuto a più riprese di volere abolire le classifiche in questa categoria, non ha però osato portarla in consiglio perché ben sa che incontrerebbe le stesse resistenze che aveva incontrato l’uomo di Crema.

Quando Di Rocco si comporta come Ceruti …

Il pugno di ferro mostrato da Di Rocco sul tema doping , in particolare la norma che vieta la maglia azzurra a chi ha avuto una squalifica per doping superiore a 6 mesi, ci riporta con la mente indietro di qualche anno, quando a sedere sulla poltrona di Presidente era GianCarlo Ceruti. L’ex Presidente aveva infatti intrapreso, circa 8 anni fa, la sua dura battaglia contro il doping.

Di Rocco è addirittura andato oltre, istituendo una norma e vietando addirittura la partecipazione al Campionato Italiano, il tutto in maniera retroattiva. Renato Di Rocco era colui che giudicava eccessiva la battaglia di Ceruti, affermando che “l’allarme doping è alle spalle”.

Un’altra battaglia di Ceruti, che lo aveva messo contro il resto del Consiglio, era quella sull’abolizione delle Classifiche nella categoria Giovanissimi. Bene, anche Di Rocco ha ripetuto a più riprese di volere abolire le classifiche in questa categoria, non ha però osato portarla in consiglio perché ben sa che incontrerebbe le stesse resistenze che aveva incontrato l’uomo di Crema.

L’aspetto finanziario non è secondario: Di Rocco dopo averci ripetuto che la situazione finanziaria del suo primo mandato era riconducibile a debiti contratti da Ceruti, ora deve ammettere di non essere riuscito ad invertire la tendenza, anzi di aver contribuito ad aumentare il debito. Su questo argomento ci chiediamo cosa faccia il CONI che, attraverso il Segretario Generale,  è l’unico e vero responsabile dei bilanci delle Federazioni.

Non vorremmo parlare dei tecnici, ma tutti i tecnici dell’era Di Rocco(tranne, ovviamente, Bettini) furono scelti da Ceruti. Ballerini, in particolare, che oggi ancora è presente sulla Home Page del sito federale (questo la dice lunga su come il ciclismo guarda sempre indietro) doveva essere un tecnico a scadenza e solo grazie alla vittoria di tre Mondiali consecutivi ha avuto la sicurezza del posto. Ballerini era stato nominato CT, non senza polemiche, proprio da GianCarlo Ceruti.

Anche il plurivittorioso Edoardo Salvoldi è una “creatura” Cerutiana, così come Rosario Fina che fino a due anni fa ha guidato gli Under 23.

Allora Ceruti non ha fatto così male al ciclismo…

Tante persone che nel 2004 tiravano fango a Ceruti, oggi lo tirano su Di Rocco e hanno rivalutato la figura dell’ex Dirigente di Crema. Sicuramente, parte del merito di ciò, è riconducibile al tradizionale trasformismo del popolo ciclistico (sempre pronto a stare con il più forte), ma sicuramente non si può non tenere in considerazione il fatto che Di Rocco in questi anni non ha fatto assolutamente nulla per il bene del ciclismo, facendo né più né meno ciò che aveva fatto GianCarlo Ceruti: noi, alle copie preferiamo sempre gli originali.

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