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Un vecchio detto recita “l’operazione è riuscita, ma il paziente è morto”. Potremmo prendere questa frase ed utilizzarla per il nostro amato ciclismo. L’operazione di pulizia è (forse) riuscita, ma il ciclismo è morto. Da sempre, il ciclismo ha gestito l’aspetto doping in modo profondamente ipocrita. Ricordate le parole di Bjarne Rijs (all’epoca manager della Csc) dopo il coinvolgimento di Ivan Basso nell’opeation Puerto ?

“L’operazione è riuscita, ma il paziente è morto” questo il tragico destino del ciclismo

Un vecchio detto recita “l’operazione è riuscita, ma il paziente è morto”. Potremmo prendere questa frase ed utilizzarla per il nostro amato ciclismo. L’operazione di pulizia è (forse) riuscita, ma il ciclismo è morto. Da sempre, il ciclismo ha gestito l’aspetto doping in modo profondamente ipocrita. Ricordate le parole di Bjarne Rijs (all’epoca manager della Csc) dopo il coinvolgimento di Ivan Basso nell’opeation Puerto ? Bene, Rijs, che in quelle parole poteva sembrare il più immacolato e giustizialiste dei Team Manager, è stato anche lui, da corridore, coinvolto in inchieste dalle pesanti risultanze.

Rijs non è però l’unico, molti Team Manager del ciclismo si sono sempre comportati da ipocriti, sempre pronti a scaricare il corridore alle prime avvisaglie di guai, ma altrettanto pronti ad ingaggiare i corridori che altri hanno lasciato liberi per gli stessi motivi.

In questo giustizialismo demente, in cui il solo sospetto può costituire, con buona pace di corridori, ACCPI e procuratori, un elemento fondamentale per rovinare la carriera di un professionista.

La gente normale non riesce assolutamente a comprendere come sia possibile che dopo tanti anni possa cambiare il nome del vincitore di una corsa, nel 2012 il Giro è stato vinto da Hesjedal, ma teoricamente fino al 2020 questa vittoria potrà essere definitiva.  Questa è la morte del ciclismo perché la cura è assai più dannosa del male.

Il ciclismo non è più dopato di altri sport professionistici i quali riescono però a meglio gestire il problema senza darsi, in nome del giustizialismo, in pasto a media e giudici (sportivi o ordinari).

Oggi, dopo il caso Armstrong, entrare in qualsiasi bar e dichiarare di essere un appassionato di ciclismo equivale a sorbirsi gli sfottò dei presenti. Il ciclismo non è assolutamente meno credibile di altri sport (si pensi, ad esempio, al calcioscommesse), ma la percezione che la gente ha è assolutamente diversa dalla realtà.

Prendiamo sempre a paragone il calcioscommesse, dopo la gestione in stile ciclistico del caso Criscito (colpito da una perquisizione in ritiro e allontanato dalla nazionale), questo metodo è stato definito da tutti un errore, tant’è che attualmente vestono la maglia della nazionale altri giocatori coinvolti nelle inchieste. Prendiamo il comportamento della Juventus sulla vicenda Conte, squalificato per azioni commesse quando era in un’altra squadra, la Juve avrebbe potuto reagire in stile ciclistico, scaricando lo squalificato, e invece si è schierata al suo fianco urlando a gran voce la sua innocenza e andando per questo contro tutto e tutti.

Il ciclismo ha aumentato il numero di controlli antidoping, alcuni dei quali ai limiti delle leggi ordinarie, e le squadre (e le nazionali) hanno emarginati i presunti dopati. A parte questo cosa si è fatto per risolvere efficacemente il problema del doping ?

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