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ITERA – KATUSHA: 7. La forza di questa squadra non è mai stata in discussione. Con Nikita Novikov hanno conquistato la maglia nella seconda frazione grazie ad una bella azione in discesa, ma dopo di ciò, ogni qualvolta la strada saliva il russo non è più stato brillante come a La Salle. Nonostante l’alleanza, neanche troppo velata, con la Nazionale Russa, non sono riusciti ad inventare nulla per mettere al riparo la maglia di leader di un corridore che non sembra particolarmente adatto alle gare a tappe dure come questo Valle D’Aosta.

PALAZZAGO: 10. Olivano Locatelli non nasconde il suo amore per il Valle d’Aosta e anche quest’anno è riuscito a tornare a casa con il trofeo.  E’ andato in Valle per le ricognizioni dei percorsi e nulla è stato lasciato al caso. Probabilmente, Aru senza i problemi allo stomaco a La Salle,  avrebbe ammazzato il Giro.  Il talento di Aru è innegabile, ma nonostante questo non  sempre è sufficiente per vincere. Quando si punta ad un obiettivo importante come il Giro della Valle d’Aosta, non si può lasciare nulla al caso, e tutto va studiato nel dettaglio proprio come ha fatto il buon vecchio Olivano.

Promossi e bocciati del Valle d’Aosta: 10 alla Palazzago, 2 alla Zalf

ITERA – KATUSHA: 7. La forza di questa squadra non è mai stata in discussione. Con Nikita Novikov hanno conquistato la maglia nella seconda frazione grazie ad una bella azione in discesa, ma dopo di ciò, ogni qualvolta la strada saliva il russo non è più stato brillante come a La Salle. Nonostante l’alleanza, neanche troppo velata, con la Nazionale Russa, non sono riusciti ad inventare nulla per mettere al riparo la maglia di leader di un corridore che non sembra particolarmente adatto alle gare a tappe dure come questo Valle D’Aosta.

PALAZZAGO: 10. Olivano Locatelli non nasconde il suo amore per il Valle d’Aosta e anche quest’anno è riuscito a tornare a casa con il trofeo.  E’ andato in Valle per le ricognizioni dei percorsi e nulla è stato lasciato al caso. Probabilmente, Aru senza i problemi allo stomaco a La Salle,  avrebbe ammazzato il Giro.  Il talento di Aru è innegabile, ma nonostante questo non  sempre è sufficiente per vincere. Quando si punta ad un obiettivo importante come il Giro della Valle d’Aosta, non si può lasciare nulla al caso, e tutto va studiato nel dettaglio proprio come ha fatto il buon vecchio Olivano.

OMEGA PHARMA LOTTO:  7.Senza infamia e senza lode e la prestazione degli eredi di Gilbert & c. .  Steve Bekaert ha infatti dominato la classifica dei GPM, graduatoria estremamente importante in una corsa come il Valle d’Aosta,  ed è stato tra i protagonisti della terza frazione con arrivo a Valgrisenche, beffato solo nel finale dal francese Lavieu. La distanza del primo belga, Frederiek Varkinderen, dal vertice della Generale conferma che i belgi non sono uomini da corse a tappe, ma in questo giro hanno saputo ritagliarsi il loro spazio e risultare protagonisti.

EFC – QUICK STEP: 2. Gli eredi di Tom Boonen & c. hanno fatto veramente poco in questo Giro della Valle d’Aosta.  La Quick Step, vivaio della nota squadra Pro Tour, non è andata oltre ad un decimo nella tappa di Rivara con l’australiano Spokes e ad una fuga nella prima giornata di gara con Desmet. Superfluo sottolineare che non compaiono uomini Quick Step in nessuna delle classifiche speciali e in classifica generale il meglio piazzato è Eliot Lietaer, trentasettesimo a oltre 57 minuti. Comprendiamo che avere al via il vivaio di una formazione professionistica rappresenti un prestigio per gli organizzatori, ma crediamo che , alla luce di quanto visto quest’anno, l’invito per il 2012 dovrebbe essere tutt’altro che scontato.

NAZIONALE FRANCESE: 9. Erano venuti al Giro per fare classifica con il talento Kenny Elissonde, saltato nella seconda tappa a causa di problemi di stomaco. Nonostante questo, sono riusciti ad essere protagonisti con Antonie Lavieu,  vincitore a Valgrisanche e quarto classificato nella generale. Buono l’ottavo posto in classifica di Yoann Michaud. Superati i problemi gastrici, Elissonde ha centrato il secondo posto sia a Torgnon sia nella crono finale. La squadra era sicuramente tra le favorite, ma complimenti al CT  Bernard Bourreau che ha saputo reinventare in corsa una tattica per sopperire all’uscita di classifica del leader.

TEAM COLPACK: 5. GianPaolo Valoti per questo Giro ha scelto cinque tra gli scalatori più forti, , tuttavia non hanno mai dato l’impressione di poter vincere il Giro. Una squadra con questi corridori avrebbe dovuto inventare qualcosa per provare a fare saltare il banco. Nonostante le individualità estremamente qualificate, il massimo risultato che questa formazione ha ottenuto è stato un secondo posto nella tappa meno dura di questo “petit Tour”. La Colpack è stata però protagonista sui Comunicati di Giuria dove ha collezionato una serie di ammende e di penalizzazioni.

NAZIONALE USA:  9. In Europa sono quasi degli sconosciuti, ma per ciò che hanno dimostrato in questo Giro della Valle d’Aosta, gli uomini di Marcello Albasini meritano questo voto. Gli statunitensi sono stati una delle formazioni più giovani di questo Giro, ma il gap anagrafico non ha influito su risultati e prestazioni. Protagonisti con Boswell il primo giorno, ripreso all’ultimo chilometro dopo una lunga azione solitaria, protagonisti in Valgrisanche e vincitori a Torgnon con Joseph Dombrokswki, dominatore della Classifica dei giovani. Il secondo posto nella generale del talentuoso Dombrokswki mette il sigillo su di un Giro quasi perfetto.

CERONE: 6. Alla vigilia non avevano certamente il favore dei pronostici, ma nonostante questo gli uomini del Direttore Luhovyy  sono riusciti a ben figurare. Ricardo Pichetta, già vincitore di una tappa al Valli Cuneesi, nonostante il crollo nel tappone di Torgnon ha ben figurato nella classifica generale, concludendo all’undicesimo  posto e il giovane Aldo Ghiron, nella speciale classifica dei giovani è giunto al settimo posto (secondo degli italiani). Per una piccola squadra come il Cerone, un buon Giro della Valle d’Aosta.

TREVIGIANI: 6,5. Buona la prestazione degli uomini di Mirco Rossato e Marco Milesi, ma nonostante questo tornano a casa con il sacco vuoto. Qualche buona fuga, qualche piazzamento e un quinto posto di Cattaneo troppo distante dal vertice della classifica generale. Nonostante questo, la prestazione del bergamasco è sicuramente degna di nota, anche se non ha mai dato l’impressione di poter vincere questo “Petit Tour”. Chissà se con un po’ di convinzione in più …

ZALF DESIREE FIOR: 2. La Zalf è sicuramente una delle squadre più importanti del panorama italiano, una squadra di questa forza e con questo budget non può trasformare una delle corse più importanti d’Europa in una ludica gita di piacere. Per trovare il primo Zalf bisogna scorrere la classifica fino al 35° posto. E’ vero che la squadra è principalmente improntata per le gare in linea, ma la condizione di Francesco Manuel Bongiorno non è minimamente paragonabile a quella dell’anno scorso (finì terzo). Anche nelle tappe “intermedie” (la prima e la quarta) gli uomini di Rui non si sono visti, ad eccezione della tappa di Rivara dove hanno condotto il gruppo per tanti chilometri per provare a rimediare ad un loro errore, poi nonostante il gruppo si sia ricompattato, si sono fatti nuovamente sorprendere riuscendo a piazzare solo al sesto posto un proprio portacolori.

FWR – BATA: 4. Priva del proprio uomo migliore, Thomas Tiozzo stagista con la Lampre, la forza della Bata è quella messa in mostra al Giro della Valle d’Aosta. Assenti delle prime posizioni degli ordini d’arrivo, lontani dal vertice della Generale e delle altre classifiche intermedie. Qualche tentativo di fuga è il minimo che una squadra possa fare per provare a dimostrare di avere meritato l’invito.

NAZIONALE RUSSIA: 1. L’alleanza con la Itera – Katusha ha fortemente condizionato la prova della nazionale russa, che non ha brillato per la correttezza. Per capire che le due squadre fossero una sola cosa bastava guardare le ammiraglie, identiche, e i calzini del CT russo (l’italiano Vigni) griffati “Katusha”.   Un po’ per colpa del gran lavoro svolto a difesa della maglia di Novikov, un po’ per colpa delle cadute, un po’ per colpa di Tatarinov, che si è fatto espellere per traino, la Russia ha concluso con soli due atleti, il meglio piazzato è stato solo quindicesimo: troppo poco per una nazionale sempre protagonista nelle gare giovanili.

HAUT E SAVOIE: 6. Il compito di questa formazione era quello di animare le corse e hanno centrato il loro obiettivo. Il nono  posto conquistato da Yoann Barbas rappresenta un ottimo risultato per questa piccola selezione francese. Il transalpino, classe 88, è stato tra i più attivi di questo Giro della Valle d’Aosta e proprio grazie a questo modo di correre ha conquistato la nona piazza, non giungendo mai nei primi dieci nelle singole tappe. Oltre a lui questa selezione non ha dimostrato grandi individualità.

VIRIS VIGEVANO:  6. Questo voto è fondamentalmente merito  di Mattia Pozzo. Il giovane biellese ha puntato ancora sulla classifica dei traguardi volanti riuscendo a conquistare questa classifica speciale. A dire il vero, la concorrenza però non ci è sembrata troppo agguerrita, forse dato che ha già vinto questa classifica in altre tre edizioni del Giro della Valle, avrebbe dovuto alzare l’asticella degli obiettivi e concentrarsi alla ricerca di una vittoria di tappa. A ogni modo, complimenti a Pozzo per essere riuscito ad essere, anche quest’anno, tra i protagonisti del Giro della Valle d’Aosta.

HOPPLA’ : 8,5. Non avevano l’uomo di classifica e si sono concentrati sulle tappe intermedie. Nella prima frazione, quella di Ville la Grand, e in quella di Rivara hanno, infatti, puntato ai traguardi di tappa. Il bielorusso Papok è  giunto secondo nella prima frazione e ha trionfato nella tappa canavesana, caratterizzata, tra l’altro, dalla lunga fuga proprio di due uomini Hopplà, Barabesi e Puccio. Hanno dimostrato che, nonostante le difficoltà derivanti da un percorso poco adatto ai propri uomini, preparando un obiettivo, anche parziale, è possibile ottenere il massimo.

AIX EN PROVENCE: 7. Non sono stati protagonisti in Classifica Generale, ma sono state una delle sei squadre su ventotto a conquistare un successo di tappa, vestendo anche la maglia gialla per un giorno. Grazie alla tappa di Ville la Grande hanno salvato il loro Giro.

JONG VLAANDEREN – BAUKNECHT: 4. I giovani belgi, vivaio della Topsport Vlaanderen, tornano a casa a mani vuote.  Conquistano il quarto posto nella tappa di Ville La Grand e un sesto in quella di Rivara, le uniche due adatte alle loro caratteristiche. Decisamente deludente Jeroen Hoorne, ottavo classificato al Giro della Valle del 2010.

NAZIONALE GERMANIA: 2. Mai vista in fuga, mai vista negli ordini d’arrivo e neppure nelle classifiche parziali. Decisamente poco per una squadra nazionale.

ORBEA: s.v. Perdono al primo giorno il talentuoso Victor Cabedo a causa di una caduta, a Valgrisanche perdono altri due atleti, di cui uno sottoposto ad intervento chirurgico, e si ritirano per solidarietà con il compagno. I numeri ci sono, ma in questo Valle d’Aosta la squadra vivaio della Euskaltel ha dimostrato di avere solo tanta, tanta sfortuna.

OVYTA ELJSSEN ACROG: 6. Questa formazione olandese, satellite della Vacansoleil, torna a casa dal Giro della Valle d’Aosta con solo alcuni piazzamenti nel proprio paniere. Il belga Floris Smeyers, settimo della Generale è stato tra i protagonisti della prima fuga a Ville la Grande e ottavo a Rivara, è riuscito a mantenere la sua posizione resistendo sulle salite più dure, anche se distanziato di oltre 8 minuti dal vincitore. Dietro di lui, il nulla.

JAYCO AIS: 2. Gli australiani, nonostante il loro blasone, al Valle d’Aosta non hanno portato scalatori. Per loro era il primo anno e hanno voluto mandare la seconda squadra in “perlustrazione”. Questa non può comunque essere una scusante.

NOGENT OLSE: 5. Il capitano di questa formazione francese doveva essere Jimmy Turgis, talentuoso scalatore che l’anno scorso era in Valle con la nazionale. Qualcosa non ha funzionato e ha dovuto abbandonare. Protagonisti di giornata, ma a tasche vuote, Cement  Penven e l’ex professionista Stephane Rossetto. Questa squadra ha un po’ deluso, sulla carta doveva dire la sua, ma la strada ha detto che non era all’altezza dei migliori.

THURINGER ENERGIE TEAM: 2. Questa è la squadra numero uno in Germania, che negli anni ha tirato fuori numerosi professionisti, ma questo Giro di Valle d’Aosta devono proprio dimenticarlo.

PROGETTOCICLISMO: 4. Qualitativamente erano la squadra più scarsa a questo Giro, invitati solamente per la presenza del valdostano Cuaz. Partendo da questo presupposto, il  ventunesimo posto di Federico Cosentino, salva parzialmente da una figuraccia gli uomini di Massimo Subbrero.

I.F. FREY. 2. Per la prima volta i norvegesi hanno corso il Giro della Valle d’Aosta. Non avendo né un Hushovd né un Boasson Hagen, crediamo che l’anno prossimo potrebbero tranquillamente stare a casa loro.

SOENENS: 2. Anche la formazione belga non si è vista in questa edizione del “Petit Tour”. Negli anni passati è sempre stata tra le protagoniste, ma quest’anno proprio non andavano.

VEJUS: 7. La Vejus è la classica “one man team”, lo scalatore Donato De Ieso, ogni qualvolta la strada si impennava lui era protagonista . Fino ad oggi sconosciuto al ciclismo che conta, un traguardo storico per il giovane scalatore sannita. Il resto della squadra non si è mai visto se non nelle ultime posizioni del gruppo. Staremo a vedere se in futuro questo  campano, classe 89, cambierà squadra per entrare in maniera costante nel ciclismo che conta. Complimenti anche agli organizzatori che hanno creduto in questa formazione poco blasonata, che però con il suo leader ha movimentato le tappe di salita.

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