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Nel ciclismo, si sa, le regole valgono solo quando non vanno ad interferire con i piani del palazzo e così può accadere che mentre la Federazione Irlandese ha deciso, mediante votazione dal risultato 91-74, di non ricandidare Pat McQuaid alla presidenza UCI arrivi dalla Svizzera un salvagente per l’attuale presidente, salvagente tanto salutare quanto non consentito dalle norme.

Presidenza UCI: l’Irlanda boccia la candidatura McQuaid, ma la Svizzera (e le deroghe) lo salvano

Nel ciclismo, si sa, le regole valgono solo quando non vanno ad interferire con i piani del palazzo e così può accadere che mentre la Federazione Irlandese ha deciso, mediante votazione dal risultato 91-74, di non ricandidare Pat McQuaid alla presidenza UCI arrivi dalla Svizzera un salvagente per l’attuale presidente, salvagente tanto salutare quanto non consentito dalle norme.

 

Infatti, McQuaid, pur essendo tesserato per la Federazione Irlandese è da tempo residente in Svizzera e proprio grazie a questo otterrà il lasciapassare per la sua candidatura attraverso la bandiera rossocrociata.

Peccato che le norme UCI impongano al candidato presidente di farsi presentare dalla Federazione per cui è tesserato (nel caso di McQuaid quella irlandese) e non quella in cui risiede. Se le regole venissero rispettate, McQuaid dopo la bocciatura della sua Federazione sarebbe fuori dalla corsa alla presidenza UCI.

Chissà se anche questo rientra in quei “vantaggi” che Renato Di Rocco nell’ultima campagna elettorale ha definito normali per il presidente uscente ?

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