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Manca ormai sempre meno alle elezioni di sabato prossimo e il clima attorno a questo evento sembra essere sempre più elettrico. Il grande favorito è com’è ovvio Renato Di Rocco anche se dovrà combattere ancor prima che contro gli avversari contro il quorum che gli impone di arrivare al 50% in prima votazione e al 55% in seconda. La campagna elettorale di Di Rocco è stata chirurgica, a lui non interessa avere il consenso universale, a lui interessa averlo tra i delegati e proprio su quello ha lavorato.

Presidenza FCI, una poltrona per quattro

Manca ormai sempre meno alle elezioni di sabato prossimo e il clima attorno a questo evento sembra essere sempre più elettrico. Il grande favorito è com’è ovvio Renato Di Rocco anche se dovrà combattere ancor prima che contro gli avversari contro il quorum che gli impone di arrivare al 50% in prima votazione e al 55% in seconda. La campagna elettorale di Di Rocco è stata chirurgica, a lui non interessa avere il consenso universale, a lui interessa averlo tra i delegati e proprio su quello ha lavorato. Ha avuto il vantaggio tipico del presidente uscente e ha quindi presenziato a molte assemblee con lunghi interventi elettorali. Il suo punto forte è il grande carisma che fa di lui il “Ministro degli Esteri” ideale, il suo punto debole è invece la lontananza eccessiva dalla base.

Tra i suoi avversari Claudio Santi è sicuramente quello che ha messo in atto la campagna elettorale più innovativa, basata tutta sulla partecipazione attraverso i social network. Lontano, per scelta, dalle assemblee, si è mosso con grande anticipo candidando tanti suoi delegati, alcuni eletti altri no. Il suo punto forte è l’innovazione e la partecipazione, conosce molto bene la materia di cui parla e si vede. Il suo tallone d’Achille potrebbe essere proprio questo:  una metodologia troppo evoluta per le abitudini dei delegato del ciclismo.

Davide D’Alto si è visto poco, se il duello elettorale fosse una volata sarebbe sicuramente il favorito. Negli ultimi due mesi non ha praticamente mai fatto incontri pubblici ed è sbarcato sul web solo con l’anno nuovo, ma ha uno staff che lavora per lui e conosce bene i meccanismi assembleari. Il suo punto forte è rappresentato da una cultura di primissimo piano che fa di lui uno dei candidati in grado di tenere testa a Di Rocco nei rapporti istituzionali e internazionali. Non ci convince però la sua campagna elettorale sotterranea come Di Rocco senza essere Di Rocco.

Rocco Marchegiano potrebbe essere la vera sorpresa di queste elezioni, la sua campagna elettorale lo ha portato dapprima a muovere determinati fili senza troppo clamore e negli ultimi tempi a girare l’Italia in lungo e in largo per parlare con i delegati e tessere alleanze. In caso di secondo turno di votazione è sicuramente il favorito poiché è benvoluto anche al Sud e, senza la presenza di Di Rocco, Sicilia, Sardegna e Campania potrebbero votare per lui. Il suo forte è la concretezza, basta leggere il suo programma per capire che si rivolge direttamente a chi fa attività e che mira a risolvere i tanti piccoli-grandi problemi che il ciclismo ha. Il suo punto debole potrebbe essere l’eccessiva schiettezza che talvolta lo porta ad essere guardato di traverso da qualcuno troppo conservatore.

Gianni Sommariva e Salvatore Bianco crediamo che non abbiamo nessuna possibilità di diventare presidenti e che la loro candidatura sia funzionale solo a togliere voti a Di Rocco.

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