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Il calo di ascolti che ha coinvolto il ciclismo e la critica all'intero sistema televisivo dell'ex patron del Giro d'Italia, Angelo Zomegnan, ci hanno fornito l'occasione per tornare, dopo qualche anno dalla nostra prima intervista, a parlare con Popi Bonnici, storico regista Mediaset e presidente di Tau Media. Nella sua lunga carriera, Bonnici ha curato le immagini del grande calcio, della Formula Uno, allo sci, oltre ovviamente al ciclismo.

Bonnici è un profondo conoscitore del mezzo televisivo, costantemente alla ricerca di novità e sempre con lo sguardo rivolto al futuro. Lo abbiamo contattato telefonicamente mentre stava raggiungendo lo stadio "Friuli" di Udine e dopo i brevi convenevoli, siamo subito entrati nel vivo della vicenda.

Ha letto l’articolo di Angelo Zomegnan sul suo blog  ?
Si, l’ho letto, e non credo si possa fare un’analisi del genere senza tenere in considerazione la frammentazione che ha coinvolto la nostra televisione. Il passaggio dall’analogico al digitale ha portato ad un amento di canali che ha inevitabilmente reso più difficile la fidelizzazione su uno specifico canale ed è andata a suddividere la platea televisiva tra più canali. Lo cito sempre a mo’ di battuta, ma è vero: qualche tempo fa una persona non più giovanissima mi ha chiesto se oltre il 10 ci fossero altri canali.

Popi Bonnici:”Ecco come cambierei il ciclismo, non solo in TV”

Il calo di ascolti che ha coinvolto il ciclismo e la critica all’intero sistema televisivo dell’ex patron del Giro d’Italia, Angelo Zomegnan, ci hanno fornito l’occasione per tornare, dopo qualche anno dalla nostra prima intervista, a parlare con Popi Bonnici, storico regista Mediaset e presidente di Tau Media. Nella sua lunga carriera, Bonnici ha curato le immagini del grande calcio, della Formula Uno, allo sci, oltre ovviamente al ciclismo.

Bonnici è un profondo conoscitore del mezzo televisivo, costantemente alla ricerca di novità e sempre con lo sguardo rivolto al futuro. Lo abbiamo contattato telefonicamente mentre stava raggiungendo lo stadio “Friuli” di Udine e dopo i brevi convenevoli, siamo subito entrati nel vivo della vicenda.

Ha letto l’articolo di Angelo Zomegnan sul suo blog  ?
Si, l’ho letto, e non credo si possa fare un’analisi del genere senza tenere in considerazione la frammentazione che ha coinvolto la nostra televisione. Il passaggio dall’analogico al digitale ha portato ad un amento di canali che ha inevitabilmente reso più difficile la fidelizzazione su uno specifico canale ed è andata a suddividere la platea televisiva tra più canali. Lo cito sempre a mo’ di battuta, ma è vero: qualche tempo fa una persona non più giovanissima mi ha chiesto se oltre il 10 ci fossero altri canali.

 

Il calo degli ascolti del ciclismo è quindi strutturale …
Non solo, la comunicazione è molto cambiata negli ultimi anni ed abbiamo la cosiddetta “generazione  social” che è abituata a comunicare a ritmi elevatissimi e ad avere nell’arco di pochi minuti l’informazione che ricerca senza sprecare un solo secondo in più del necessario, è quindi sempre più difficile riuscire a catturare questo spettatore per una lunga, e talvolta pure noiosa, diretta di ciclismo.

Il Giro delle Fiandre, l’anno scorso ha proposto la novità delle telecamere a bordo della ammiraglie e della trasmissione delle comunicazioni radio tra corridori e diesse, come la vede ?
Questa è stata una richiesta che avevamo fatto noi nel 1993 e all’epoca ci era stato detto che era impossibile farlo per questioni di riservatezza. Oggi credo che mostrare un Direttore Sportivo alla guida di un’ammiraglia non rappresenti una novità, così come non mi piacciono le interviste che vengono effettuate in corsa, le trovo scontate e non credo aggiungano qualcosa alla corsa. Diverso il discorso delle comunicazioni radio che possono sicuramente essere una bella novità, anche se si rischierebbe di assistere a comunicazioni codificate per non fare capire le proprie tattiche agli avversari.

Come vede la proposta di Angelo Zomegnan di installare telecamere sulle biciclette ?
E’ una proposta vecchia. Mettere una camera sulla bicicletta del passista in una tappa di pianura dice molto poco, diverso sarebbe metterla sulla bici di un uomo di classifica in una discesa tecnica affrontata a tutta velocità. Lì si che sarebbe spettacolare, ma sicuramente nessuno accetterebbe di posizionarla perché comunque un po’ di danno lo crea.

Zomegnan ha invocato l’intervento di Aldo Grasso per provare a risollevare i dati auditel del ciclismo, è d’accordo?
No, credo che il critico debba fare il critico. Non mi risulta che un critico d’arte sia anche un pittore o che un critico musicale vada a cantare a Sanremo. Non vorrei fosse stata un’auto referenziazione alla categoria dei giornalisti. Zomegnan al Giro d’Italia si è concentrato solo sulla vetrina ma,  purtroppo, sportivamente parlando, dopo i fasti dal 1992 al 1998 il Giro è andato sempre più in ribasso.

Come si può allora risollevare l’ascolto del ciclismo ?
Occorre puntare forte sulla “generazione social” e dare un taglio diverso al prodotto, ma lo sforzo non deve farlo solo la televisione, ma l’intero mondo del ciclismo.

Cioè ?
Domani ci sarà la Milano – Sanremo, una corsa di 300 km che dal punto di vista televisivo è interessante solo negli ultimi 20. Ci sono poi altre corse in cui l’interesse scende agli ultimi 5: o decidiamo di non considerare affatto ciò che accade prima, oppure è necessario che il ciclismo cambi il modello della corsa rendendo “interessanti” altri passaggi oltre all’arrivo.

Il problema non è quindi solo della televisione…
Esatto, la televisione è un amplificatore, ma se c’è poca gente ai bordi delle strade non è certo colpa della televisione. Purtroppo, chi gestisce il Giro, e il ciclismo più in generale, ha una mentalità vecchia ed è ancora convinto che la gente vada all’evento, invece oggi è l’evento che deve andare alla gente. Andare ad un evento per assistere ad un minuto di passaggio è un’azione sempre meno frequente e nei prossimi anni lo sarà sempre meno.

La televisione cosa può fare ?
Oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante, basti pensare cosa faceva e quanto pesava un telefono nel 1993 e cosa fa e quanto pesa un telefono oggi.  Il miglioramento del prodotto televisivo deve obbligatoriamente passare dalla costruzione di uno spettacolo, l’aumento di ore di produzione può portare ad avere magari tre giornalisti su moto anziché due, ma non è in questo modo che si migliora il prodotto e non è certo un’animazione 3D che può cambiare il modo di fare ciclismo in TV.

Cosa potremmo fare allora ?
Io creerei un evento nell’evento, magari con servizi in stile “Iene” negli alberghi, ovviamente senza alcun filtro altrimenti tutto sarebbe quasi recitato. Poi posterei tempestivamente sui “social” qualche video inedito direttamente dalla corsa, ad esempio lo sforzo o la crisi del ciclista in salita, insomma cercherei di allontanarmi dal solito clichè, puntando sulla diversa fruibilità del prodotto.

Parliamo del “Processo alla Tappa”, che voi chiamavate “Studio Tappa”, ha senso in questo programma il racconto giornalistico dopo o dovrebbe avvicinarsi di più ad uno show ?
Dirlo così su due piedi è difficile, bisognerebbe studiare un format, diciamo che in questo tipo di programmi servono figure di rottura, personaggi pungenti, divertenti con sarcasmo e ironia. Oggettivamente, non se ne può più di vedere le stesse facce che ci ripetono le stesse cose, io vedrei bene dei giovani che, anche se al momento non hanno ancora il carisma dei cosiddetti “vecchi”, possano dare sicuramente nuova linfa. Un’altra cosa che eviterei è quella di parlare del tipo di rapporto usato o di altre specifiche iper tecniche che vanno a creare un programma ancor più di nicchia.

Due importanti registi di varietà ci hanno confidato che per aumentare il ritmo e rendere più appetibile la trasmissione si alza il ritmo degli stacchi, avendo un cambio di camera ogni 2-3 secondi. Nello sport, ovviamente è diverso, ma esistono tecniche per rendere il prodotto più frizzante ?
Nello sport è completamente diverso e a prevalere deve sempre essere il racconto. Anzi, credo sia fastidioso se mentre l’elicottero sta “spiegando” la corsa il regista stacca su un cane, magari pittoresco, all’arrivo. Nello sport ritengo che lo strumento per aumentare il ritmo possa essere la virtualizzazione, in stile Xbox o PSVita.

Nel calcio negli ultimi anni si è avuto un aumento dell’uso dei replay, crede che anche nel ciclismo questo strumento possa essere utilizzato ?
Il replay è uno strumento fantastico, è giusto averne tanti, ma si deve mandare in onda solo quelli che servono realmente perché altrimenti si corre il rischio che diventi indigesto.

Se dovessimo dare un voto a come la RAI mostra il ciclismo, che voto darebbe?
Senza voto, perché in vent’anni non hanno portato nulla di nuovo che sia quindi valutabile.

Lui è quasi arrivato allo stadio di Udine da dove curerà la diretta di Udinese – AZ di Uefa League, e quindi è giunto il momento di congedarci, felici per aver parlato di ciclismo con un appassionato competente e utile a tutti noi per migliorare il nostro amato sport, ma … cosa rimarrà veramente al mondo del pedale di questa intervista ?

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