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Già lo si diceva da tempo, ma le parole di ieri del Presidente del CONI Gianni Petrucci, avallate dal suo fedele amico Renato Di Rocco, lo confermano: il CONI non è in grado di garantire lo stesso trattamento a tutti gli sport.

Petrucci, dopo il caso Lampre, si è scagliato contro il ciclismo condannando questo sport senza appello. Gli ha fatto eco anche il Presidente della Federciclismo Renato Di Rocco che avrebbe l’obbligo, istituzionale e morale, di difendere il suo sport.

Anziché  esprimere concetti del genere, ci sarebbe piaciuto sentire da Petrucci (e da Di Rocco) un’analisi seria sul problema doping in Italia e nel mondo. Non crediamo che su questo tema valga il principio di “mal comune mezzo gaudio”, ma sicuramente un unico metodo di controllo sarebbe utile a meglio comprendere gli esatti numeri del fenomeno doping. Con tutto questo, il ciclismo ha le sue colpe e l’episodio Rebellin, citato da Petrucci, non deve certo essere dimenticato.

Petrucci contro il ciclismo, Di Rocco tace. Il ciclismo deve reagire !

Già lo si diceva da tempo, ma le parole di ieri del Presidente del CONI Gianni Petrucci, avallate dal suo fedele amico Renato Di Rocco, lo confermano: il CONI non è in grado di garantire lo stesso trattamento a tutti gli sport.

Petrucci, dopo il caso Lampre, si è scagliato contro il ciclismo condannando questo sport senza appello. Gli ha fatto eco anche il Presidente della Federciclismo Renato Di Rocco che avrebbe l’obbligo, istituzionale e morale, di difendere il suo sport.

Anziché  esprimere concetti del genere, ci sarebbe piaciuto sentire da Petrucci (e da Di Rocco) un’analisi seria sul problema doping in Italia e nel mondo. Non crediamo che su questo tema valga il principio di “mal comune mezzo gaudio”, ma sicuramente un unico metodo di controllo sarebbe utile a meglio comprendere gli esatti numeri del fenomeno doping. Con tutto questo, il ciclismo ha le sue colpe e l’episodio Rebellin, citato da Petrucci, non deve certo essere dimenticato.

Nello specifico ci sentiamo di difendere, fino a sentenza definitiva (cassazione), tutti gli indagati nell’inchiesta di Mantova, ricordando che il rinvio a giudizio non equivale assolutamente alla colpevolezza.

Petrucci avrebbe l’obbligo di istituire in tutti gli sport lo stesso metodo di controllo, anziché scagliarsi contro uno sport che ha tanti problemi, ma che, talvolta anche in modo quasi masochistico, persegue il doping come in nessun’altra disciplina sportiva.

Immaginiamo due strade: una con autovelox, l’altra senza. Ovviamente, sulla prima si registrerà un numero di eccessi di velocità superiore alla seconda, solo per il fatto che l’autovelox accerta questi comportamenti illegali. Questo è più o meno ciò che avviene nel mondo dello sport, ci sono discipline sportive nelle quali i controlli sono più blandi e quindi anche le positività sono minori, altre, come il ciclismo, in cui i controlli sono capillari e quindi è più elevata la possibilità di riscontrare positività.

Più che polemizzare contro il ciclismo, questa dovrebbe essere la priorità di Petrucci, dato che è l’unico che può introdurre, almeno a livello italiano, regole comuni a tutti gli sport.

Renato Di Rocco, tempo fa, aveva provato a criticare il CONI per la disparità di trattamento tra il caso Totti e ciò che avviene normalmente nel ciclismo (http://www.lastampa.it/sport/cmsSezioni/sport/200710articoli/11454girata.asp), ma Petrucci lo aveva subito zittito (http://www.rai.tv/RaiSport/sportarticolo/0,10719,74170,00.html) , costringedo Di Rocco a definire “solo uno sfogo” quel rigurgito di orgoglio di uno sport ferito. Da allora, la posizione di Di Rocco non si è mai più distanziata da quella di Petrucci, anche quando quest’ultimo ha denigrato il ciclismo, sport che Di Rocco rappresenta.

Purtroppo, il ciclismo italiano ha ciò che si merita: un Presidente incapace di fare sentire la voce del suo sport a livello internazionale (con UCI di cui è vice presidente) e a livello nazionale (con il CONI di cui è membro della giunta).

Speriamo che oltre ai duri commenti degli appassionati (http://www.tuttobiciweb.it/index.php?page=news&cod=37789) , anche i cosiddetti addetti ai lavori vorranno difendere il loro amato sport.

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