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Ciò che è accaduto nell’ultima tappa del Giro della Lunigiana crediamo abbia dell’incredibile e che, ancora una volta, abbia dimostrato la totale impreparazione delle diverse componenti del ciclismo. Andiamo con ordine: al chilometro 6 di corsa, a causa di un violento acquazzone che ha reso le strade estremamente viscide, sono caduti numerosi corridori tra i quali anche il leader della Classifica Generale, Alberto Bettiol, che è stato costretto a salire in ambulanza per essere trasportato all’ospedale di Sarzana. Dopo poco, la corsa è stata neutralizzata e, guidato da una “safety car” il gruppo si è  spostato a Sarzana. Qui ci si è fermati e dopo un po’ di discussioni si è deciso di ripartire e si è scoperto che tra i corridori al via c’era anche quell’Alberto Bettiol che, dimesso dall’ospedale, decideva di ripartire nonostante fosse salito sull’ambulanza una trentina di chilometri prima.

Questo comportamento non trova alcun riferimento regolamentare. Infatti, al momento della caduta e del successivo “abbandono” di Bettiol la corsa non era ancora neutralizzata. Facendo un esempio calcistico, sarebbe come se dopo un gol si rendesse necessaria la sospensione della partita, e per questo motivo venisse anche annullato, in modo retroattivo, il gol precedentemente segnato.

Pasticcio al Lunigiana: Bettiol prima si ritira e poi vince

Ciò che è accaduto nell’ultima tappa del Giro della Lunigiana crediamo abbia dell’incredibile e che, ancora una volta, abbia dimostrato la totale impreparazione delle diverse componenti del ciclismo. Andiamo con ordine: al chilometro 6 di corsa, a causa di un violento acquazzone che ha reso le strade estremamente viscide, sono caduti numerosi corridori tra i quali anche il leader della Classifica Generale, Alberto Bettiol, che è stato costretto a salire in ambulanza per essere trasportato all’ospedale di Sarzana. Dopo poco, la corsa è stata neutralizzata e, guidato da una “safety car” il gruppo si è  spostato a Sarzana. Qui ci si è fermati e dopo un po’ di discussioni si è deciso di ripartire e si è scoperto che tra i corridori al via c’era anche quell’Alberto Bettiol che, dimesso dall’ospedale, decideva di ripartire nonostante fosse salito sull’ambulanza una trentina di chilometri prima.

Questo comportamento non trova alcun riferimento regolamentare. Infatti, al momento della caduta e del successivo “abbandono” di Bettiol la corsa non era ancora neutralizzata. Facendo un esempio calcistico, sarebbe come se dopo un gol si rendesse necessaria la sospensione della partita, e per questo motivo venisse anche annullato, in modo retroattivo, il gol precedentemente segnato.

La neutralizzazione avviene cristallizzando la situazione cronometrica ad un determinato punto per poi dare il via con la stessa situazione di corsa. E’ del tutto evidente che se un corridore non è mai giunto (come nel caso di Bettiol) al punto di inizio della neutralizzazione non può essere ammesso in corsa, ma deve risultare ritirato.

La decisione della giuria di riammettere in corsa Bettiol, come già detto, non trova alcun riscontro regolamentare e rappresenta una forma di vantaggio rispetto a tutti gli altri corridori. Infatti, sono stati numerosi gli atleti rimasti coinvolti nella caduta e che hanno comunque percorso i 25 km di trasferimento, anche parecchio malconci, sotto l’acqua.  Immaginiamo la sorpresa e l’arrabbiatura di questi atleti (alcuni dei quali in classifica) per aver visto ripartire Bettiol, curato, asciugato e magari anche profumato.

La corsa è quindi ripartita, ma dopo pochi chilometri, nonostante fosse in atto una fuga e su richiesta dello stesso Bettiol (forse a nome del gruppo) la tappa veniva annullata, ponendo la direzione di organizzazione in contrasto con la giuria.

Alessio Baudone, infatti, voleva giungere sul traguardo accorciando il percorso, mentre la giuria ha deciso per l’annullamento della gara e così secondo quanto stabilito dall’articolo 1.2.130, applicato per la prima volta sul Crostis, ha deciso di annullare la tappa senza valutare l’ipotesi dell’accorciamento della stessa.

Insomma, una corsa bella ed importante come il Lunigiana ha avuto un finale poco corretto dal punto di vista regolamentare e molto scorretto dal punto di vista della logica sportiva.

Nulla da eccepire sulla scelta di sospendere la corsa dal momento che solamente chi era presente poteva decidere in ordine alla sicurezza degli atleti, ma è stato molto strano il fatto che tutte queste scelte discrezionali siano andate a favorire un corridore che per quanto messo in luce nei giorni prima ha meritato il successo, ma che avrebbe dovuto confermarlo nel giorno conclusivo.

L’annullamento della gara ha di fatto sanato l’errore della giuria che aveva riammesso in gara un corridore ritirato, ma ha condizionato l’intero Giro poiché al momento dell’annullamento era in corso una fuga di un atleta australiano e oltre a questo, visto l’esiguo distacco, è stato impedito ad altri atleti di giocarsi le loro carte.

La sicurezza deve ovviamente essere sempre messa al primo posto ma immediatamente a ruota deve esserci la regolarità tecnica della corsa. Dove, come in questo caso, le due cose possono coesistere, fatichiamo a comprendere la mentalità  di certi commissari che sembrano avvalorare la tesi dei malpensanti che ipotizzano strani disegni per fare vincere un corridore rispetto all’altro. Nel Comunicato di Giuria, infatti, non viene citato neanche un articolo regolamentare, lasciando ipotizzare una palese difficoltà dei commissari.

Ovviamente, siamo a disposizione di chi vuole dire la sua sull’argomento.

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