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I nostri visitatori più attenti si ricorderanno di un nostro articolo dello scorso mese di ottobre in cui confrontavamo il sistema di tutti gli altri sport, in cui la società che ingaggia un giovane paga la società da cui questo proviene, e il ciclismo in cui, in teoria si dovrebbero pagare i cosiddetti punti, ma che pochissimi in realtà pagano.

Passa prof, ma la sua squadra non paga i punti: battaglia legale tra due società

I nostri visitatori più attenti si ricorderanno di un nostro articolo dello scorso mese di ottobre in cui confrontavamo il sistema di tutti gli altri sport, in cui la società che ingaggia un giovane paga la società da cui questo proviene, e il ciclismo in cui, in teoria si dovrebbero pagare i cosiddetti punti, ma che pochissimi in realtà pagano.

Facemmo l’esempio di Verratti, classe 92, passato dal Pescara al Paris Saint Germain per 17.000.000 di € confrontandolo con Aru, uno dei migliori 90 del ciclismo, passato dalla Palazzago all’Astana per poche migliaia di euro. Ora, nessuno pretende che l’Astana versi alla Palazzago 17 milioni di euro, ma se solo considerassimo il ciclismo un cinquantesimo del calcio alla società di Olivano Locatelli sarebbero spettati circa 340.000. Questo era solo un esempio e uno spunto di riflessione, oggi però vogliamo raccontare una storia vera che rispecchia in maniera più che mai concreta ciò che avevamo prospettato qualche mese fa.

Un corridore quest’anno ha raggiunto il sogno della sua vita passando professionista, tutto bene fino a che la sua squadra dilettantistica ha chiesto alla sua nuova squadra professionistica di pagare i punti, esattamente come previsto dalle norme. Nulla di male, se non che la squadra professionistica in questione proprio non ne vuole sapere, chiama la squadra dilettantistica e dice che loro non ha intenzione di pagare quanto dovuto. Da qui si innesca la “guerra”, prima la squadra chiede al corridore di pagarsi lui i punti, poi difronte al rifiuto della squadra dilettantistica di chiedere i soldi al suo ex portacolori, la squadra professionistica propone al corridore di scalargli il costo dei punti dagli stipendi annuali, anche qui la risposta è picche. Tutto questo con la stagione alle porte, così la squadra dilettantistica decide di dare comunque il nulla osta al corridore per correre tra i prof, ma contestualmente ha dato inizio ad una battaglia legale per ottenere dalla società professionistica quanto gli spetta.

L’aspetto più curioso di tutta questa bruttissima storia è che la società dilettantistica sarebbe stata chiamata da un alto esponente del sindacato corridori, il quale anziché complimentarsi con loro per la linea tenuta, ha provato a “spiegare” loro che stavano sbagliando e che così rovinavano tutto.

Questo è il ciclismo, questi sono coloro che dovrebbero difendere i corridori.

Per tutelare la riservatezza delle persone coinvolte abbiamo garantito loro l’anonimato, ma se il presidente Di Rocco, il procuratore federale o Gianni Bugno volessero vederci chiaro saremo felici di fare loro tutti i nomi, anche se abbiamo il forte dubbio che il due volte campione del mondo, oggi sindacalista dei corridori, già conosca tutta questa vicenda è quasi una certezza.

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