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Si è concluso il Giro di Padania e per un’analisi completa o oggettiva crediamo si debba partire dal nostro commento all’edizione 2011. Un anno fa scrivemmo:“ Appare evidente che gli organizzatori di questa corsa si siano ispirati al modello Giro d’Italia, puntando molto su strutture, cartellonistica, marketing e comunicazione … Oltre ad un chilometro di transenne prima dell’arrivo e circa duecento metri dopo, è stato allestito un villaggio arrivo con stand, gazebi e spazi dedicati agli sponsor …

Padania, quando rinnegando se stessi si regredisce …

Si è concluso il Giro di Padania e per un’analisi completa o oggettiva crediamo si debba partire dal nostro commento all’edizione 2011. Un anno fa scrivemmo:“ Appare evidente che gli organizzatori di questa corsa si siano ispirati al modello Giro d’Italia, puntando molto su strutture, cartellonistica, marketing e comunicazione … Oltre ad un chilometro di transenne prima dell’arrivo e circa duecento metri dopo, è stato allestito un villaggio arrivo con stand, gazebi e spazi dedicati agli sponsor …

L’aver predisposto due palchi ha consentito di averne uno ad esclusivo utilizzo degli addetti ai lavori, speaker, radio informazioni e cronometristi, e l’altro destinato a tutti gli altri: stampa, autorità e invitati … questo Giro ha avuto servizi sulle principali reti nazionali, sui quotidiani sportivi e ovviamente anche su quelli generalisti. Quante corse ciclistiche riescono ad avere un articolo su “Le Monde” ? … speriamo che possa servire da stimolo per tutti gli altri organizzatori per allontanarsi definitivamente dalla vecchia concezione di ciclismo e avvicinarsi sempre di più ai giorni nostri. ”

 

Questo è un estratto del nostro articolo, fatto anche di critiche e non solo di complimenti, di un anno fa. Bene, la maggior parte degli aspetti sopra descritti ed etichettati un anno fa come positivi quest’anno sono scomparsi. Se l’anno scorso il Padania sembrava un piccolo Giro d’Italia quest’anno è sembrata una normalissima corsa 2.1 italiana.

La depoliticizzazione della corsa, chiesta da Maroni e colta al volo da Davico, ha tolto alla gara quell’interesse mediatico di cui aveva goduto nel 2011 relegandola praticamente esclusivamente ai giornali sportivi.

Abbiamo voluto partire dal nostro articolo di un anno fa, poiché sarebbe stato troppo facile e scorretto, criticare solo per il gusto di farlo.

Comprendiamo che la crisi economica abbia influito sulla decisione di modificare il format organizzativo, ma non ci saremmo mai aspettati che l’organizzazione che l’anno scorso aveva puntato tutto sull’immagine tagliasse proprio questo aspetto tutt’altro che secondario.

Crediamo che la Monviso – Venezia abbia siglato un vero e proprio record. A memoria, infatti, non ricordiamo una corsa professionistica di ciclismo senza Miss. La presenza femminile non è solo una moda, ma è utilizzata in tutti i campi del marketing per migliorare l’immagine. Basta fare un giro in questi giorni all’autodromo di Monza per scoprire che sono innumerevoli le miss-hostess che lavorano nei vari stand, più o meno come avviene al Giro d’Italia con villaggio e carovana. Insomma, siamo passati dalle quattro miss vestite coordinate (come al Giro d’Italia) a nessuna miss. Anzi, nell’ultima tappa sul palco delle premiazioni c’era un uomo con barba, cappello e mantello, insomma il contrario di ciò che serve per valorizzare l’immagine.

Chi ricorda l’immagine conclusiva del Giro di Padania 2011 a Montecchio Maggiore non può non restare un po’ deluso nel vedere l’immagine conclusiva del Padania 2012.

Sia chiaro, tutti questi aspetti non influiscono direttamente sulla parte tecnica della corsa, fanno parte però di quel contorno di cui una corsa di buon livello non può proprio fare a meno, soprattutto se, come nel caso del Padania, il cast di partenti non è eccelso.

Consultando la brochure dell’anno scorso si possono vedere marchi di prestigio quali, ad esempio, Trentino Spa, Alitalia, Brics, Banca Popolare di Milano, Sanofi e tanti altri. Tutte aziende che quest’anno non erano al fianco della corsa della Monviso – Venezia.

Un anno fa Davico ambiva ad entrare nel circuito World Tour, forse quest’anno ambirà a restare in classe 2.1.

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