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Guardando il calendario UCI e confrontandolo con quello di qualche anno fa,  dà sicuramente la percezione della crisi che sta attanagliando il ciclismo ed in particolare gli organizzatori, coloro che ci consentono di godere del nostro amato sport.

I costi, anche per manifestazioni di un giorno, sono sempre più elevati e le difficoltà di reperimento risorse costringono spesso gli organizzatori a mettere in piedi una manifestazione sperando di riuscire almeno a pareggiare il bilancio.

Organizzatori: tanti oneri e pochi onori per una spece da salvare

Guardando il calendario UCI e confrontandolo con quello di qualche anno fa,  dà sicuramente la percezione della crisi che sta attanagliando il ciclismo ed in particolare gli organizzatori, coloro che ci consentono di godere del nostro amato sport.

I costi, anche per manifestazioni di un giorno, sono sempre più elevati e le difficoltà di reperimento risorse costringono spesso gli organizzatori a mettere in piedi una manifestazione sperando di riuscire almeno a pareggiare il bilancio. Per provare a capire meglio la situazione, andiamo a quantificare quelli che sono i costi che un organizzatore deve sostenere. Come tassa di inserimento in calendario e premi la quota dovuta alla FCI è  di 20.000 €. A questi costi fissi e uguali per tutti, si aggiungono quelli relativi ai “rimborsi” alle squadre fissati in circa 4.000 € per le formazioni Word Tour e 2.000 per le squadre Professional. Facendo un esempio medio di quattro squadre Pro Tour e dodici professional il costo del “rimborso” sarà di 40.000 € a cui si andranno ad aggiungere i costi alberghieri, considerando un costo medio per il pernottamento, due pasti e una colazione rinforzata di 70 €, per gli alberghi se ne andranno altri 16.000 € circa.

A questi 76.000 € vanno ora aggiunti tutti i costi di organizzazione che una società deve sostenere e cioè quelli di cartellonistica, palchi e transennatura, circa 10.000 €, quelli della scorta, circa 3.000 €, il servizio di radio informazioni, circa 5.000 €, in più vanno considerati i costi per ufficio stampa, speaker, servizio sanitario, qualche pernotto extra, direzione corsa più altre “piccole” spese di gestione possiamo considerare altri 10.000 €.

Se la corsa in questione non rientra in quelle prodotte dalla RAI, ai 104.000 € sin a qui spesi, vanno aggiunti anche altri 8.000 € di produzione TV. Quindi, il nostro organizzatore ha speso 110.000 € circa, senza avere la garanzia di successo.

Ha ingaggiato le squadre, ma non ha la certezza che queste portino corridori di primo piano (per quelli il rimborso è extra) e che diano spettacolo, ha pagato i premi, ma non ha certezza che vinca un big, ha pagato la transennatura e lo speaker, ma non ha la certezza che all’arrivo ci sia pubblico,  ha pagato l’ufficio stampa e la produzione TV, ma non ha la certezza che ci sia un adeguato ritorno mediatico.

Insomma, nonostante la spesa potrebbe vincere l’anonimo russo “Katzulinsky”, magari sotto una pioggia torrenziale senza pubblico all’arrivo. Con un vincitore del genere anche il risalto dato dai media non sarà esaltante. Tutto questo nella speranza che non accada nulla di grave, altrimenti i risvolti (anche penali) per l’organizzatore saranno veramente seri.

Questa prima tappa nel mondo delle organizzazioni di gare ciclistiche, ci ha  aiutato a meglio comprendere i costi ed i rischi a cui un organizzatore deve fare fronte, nelle prossime puntate analizzeremo lo stato delle organizzazioni italiane per provare a capire di chi è la colpa del calo delle gare e se questa situazione sia o meno reversibile.

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