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Con molto piacere, possiamo dire che il nostro articolo sul ciclismo giovanile ha suscitato alcune riflessioni, oltre a quelle sul nostro spazio facebook, ci ha scritto Nicola Minali, ex professionista dall’ottimo palmares, che da qualche stagione opera come Direttore Sportivo nei Giovanissimi del Veloce Club Isolano, società che tra l’altro organizzerà il Meeting Giovanissimi 2011. Non conosciamo Minali, se non ricordandolo a braccia alzate sulle strade di Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta Espana, ma da questa lettera traspare la competenza, l’amore per il ciclismo.

Nicola Minali:”I genitori devono stare con i piedi per terra”

Con molto piacere, possiamo dire che il nostro articolo sul ciclismo giovanile ha suscitato alcune riflessioni, oltre a quelle sul nostro spazio facebook, ci ha scritto Nicola Minali, ex professionista dall’ottimo palmares, che da qualche stagione opera come Direttore Sportivo nei Giovanissimi del Veloce Club Isolano, società che tra l’altro organizzerà il Meeting Giovanissimi 2011. Non conosciamo Minali, se non ricordandolo a braccia alzate sulle strade di Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta Espana, ma da questa lettera traspare la competenza, l’amore per il ciclismo.

Buona sera,

mi chiamo Nicola Minali, ho un passato da corridore professionista e attualmente, fra le altre cose, mi occupo di ciclismo giovanile. Sono stato attirato dal titolo dell’articolo “i mali del ciclismo partono dai giovani” che avete messo on-line e che ho letto con molto interesse .
Faccio un passo indietro. La mia ultima stagione agonistica è stata il 2002, dal 2003 in poi mi sono ritrovato a fare il direttore sportivo della squadra  Veloce Club Isolano, associazione del paese in cui abito ( Isola della Scala ) e in cui ho iniziato a correre nel 1976 nella categoria G1,vi  ho militato fino al secondo anno da Juniores 1987. In questa squadra corrono mio figlio maggiore Riccardo (attualmente allievo secondo anno) e  Michael ( attualmente G6) ,che hanno voluto emulare il sottoscritto cimentandosi in questa disciplina.
Devo dire che le vostre riflessioni sul ciclismo giovanile sono molto veritiere
, anche se mi permetto di dire che ci sono diverse realtà che ho sperimentato sui campi di gara   veneti  .
Quando sono ” rientrato ” in questo mondo, ho notato subito che molte cose non erano cambiate, e questo per certi aspetti è positivo, per altri un po’ meno.
Di positivo ho rivisto la voglia di fare festa, di insegnare ai bambini l’andare in bici, di fargli capire che in certi momenti bisogna stringere i denti, per sintetizzare, posso dire che  l’aspetto poetico è rimasto intatto e questo è molto positivo.
Una o forse l’unica nota che, a mio avviso, rimane ancora stonata, se non peggiorata…. e che voi non avete sottolineato, è che la domenica molti genitori, in prevalenza i Papà, si trasformano in commissari tecnici, strateghi, preparatori, giudici di gara, chi più ne ha più ne metta,  il tutto miscelato con cattiveria che sfocia a volte in violenza verso i loro figli o verso genitori come loro,  perché ad esempio il loro “figlio/a Atleta” non ha “vinto” la decima corsa consecutiva, magari della categoria G1…….
Questo ovviamente è un esempio limite ma non raro…. fortunatamente non è sempre così….

Voi penserete: bella osservazione, ma deve essere costruttiva, non sterile, motivo per cui mi sono sentito di scrivervi.

Per come vedo il ciclismo giovanile io, una cosa che ogni società dovrebbe fare è quella di individuare degli educatori ,non solo dei direttori sportivi, che dovrebbero essere preparati sotto due aspetti secondo me fondamentali:

– UMANO
– TECNICO

La Federazione Ciclistica Italiana, sotto questo aspetto ha lavorato, e sta lavorando tuttora, per formare delle persone con dei corsi che devono essere seguiti con esame finale per essere abilitati. L’unico problema è che molti dopo aver superato i vari livelli pensano di sapere già  tutto di ciclismo, per fare un esempio semplice è come se qualsiasi neo laureato in medicina il giorno dopo volesse fare il primario in qualche ospedale, magari di fama mondiale…. beh …noi  abbiamo tanti ” primari”.
La mia breve esperienza mi dice che i bambini di adesso sono, giustamente, cambiati da quando ero bambino io, di conseguenza quando mi confronto  con loro, lo faccio ascoltando le loro esigenze, gli insegnamenti tecnici che cerco di fargli capire glieli spiego senza volerli imporre, in quanto ognuno di loro ha una propria identità e personalità, ognuno è un mondo a sè.
Recentemente ho partecipato ad un convegno come relatore insieme  ad uno psicologo sportivo che è anche autore del  libro “Resisto dunque sono” , il dott. Trabucchi. Il tema era la resistenza  nello sport e  a microfoni spenti mi ha raccontato di alcune esperienze che ha avuto nel settore giovanile dello sci e la problematica del genitore che, invece di vedere il figlio, vede in lui solo un atleta affermato pur avendo magari 7/8 anni esiste anche in quella disciplina. E’ altrettanto vero che attualmente viviamo in una società fondata su falsi ideali imposti dai reality , che ha come modelli certi sportivi milionari, e che segue la filosofia del “tutto e subito”.
Quindi credo che il nostro compito di direttori sportivi, educatori, maestri, date voi la qualifica migliore, sia quello di far tornare con i piedi per terra questi genitori e fargli capire che, come tutte le cose,bisogna partire sempre da solide  fondamenta su cui poter costruire magari anche un castello, e soprattutto fargli capire che, se il proprio figlio non diventerà un atleta professionista, non succede niente di male e che si può vivere dignitosamente anche solo con un  lavoro dignitoso. L’importante è che lo sport sia sempre Maestro di vita , che gli insegni a tener duro in ogni momento e che ogni giorno si può imparare qualcosa di nuovo anche dagli errori.

Questa mia  lettera aperta non pretende di insegnare nulla, ma magari può essere utile a riflettere sul nostro ciclismo giovanile.

Vi saluto e vi auguro buon CICLISMO a tutti

Nicola Minali

Minali ha ragione, il nostro articolo non voleva assolutamente generalizzare. Sicuramente la visione che ha del ciclismo giovanile Nicola Minali è corretta poiché, uno con la sua esperienza, riesce a vedere le cose con molto più distacco critico rispetto a quello che può avere un genitore che non ha mai corso in bici o che ha corso con scarsi risultati e che, all’età di 8 anni vede già nel figlio il Nibali del futuro. Quando poi capita che sia il Direttore Sportivo a credere di dirigere la Astana anziché una squadretta di giovanissimi si tocca veramente il fondo.

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