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Nel corso di una conferenza stampa a Torino, Rocco Marchegiano, presidente del Comitato Regionale piemontese , ha ufficializzato la sua candidatura alla presidnenza della FCI. Un programma concreto e diretto come nello stile del dirigente piemontese, poco avvezzo al linguaggio politichese, ma che conosce alla perfezione i problemi di chi fa attività e che in questi anni ha provato a risolvere portando il Piemonte ciclistico ad un ruolo di primo piano nel ciclismo italiano.

Marchegiano:”La Federazione deve essere al fianco di chi fa attività, non solo dei poteri forti !”

Nel corso di una conferenza stampa a Torino, Rocco Marchegiano, presidente del Comitato Regionale piemontese , ha ufficializzato la sua candidatura alla presidnenza della FCI. Un programma concreto e diretto come nello stile del dirigente piemontese, poco avvezzo al linguaggio politichese, ma che conosce alla perfezione i problemi di chi fa attività e che in questi anni ha provato a risolvere portando il Piemonte ciclistico ad un ruolo di primo piano nel ciclismo italiano. Presidente Marchegiano, come nasce la sua candidatura ?
Dopo l’esperienza che ho avuto nel ciclismo e come Presidente nel Comitato Regionale Piemonte, ho deciso di mettere a disposizione la mia volontà,  il mio impegno e le mie conoscenze nella dimensione nazionale.

Lei arriva dalla base, come ha intenzione di aiutare le società attualmente in difficoltà ?
Il Ciclismo agonistico da alcuni anni registra delle grosse difficoltà dovute alla crisi economica, ai problemi del volontariato e all’immagine non sempre positiva del nostro Sport, mentre il Ciclismo praticato a livello amatoriale, turistico ed individuale sta registrando un incremento. Per quanto mi riguarda ho intenzione di alleggerire i costi dell’organizzazione delle gare Esordienti, Allievi e Juniores non facendo pagare alle società le tasse federali nazionali e, con trattamento paritario con il Fuoristrada, eliminando il carico della gestione cartelle cliniche anche per gli Juniores Strada. Questa scelta dovrebbe mettere una diminuzione dei costi per gli organizzatori, i quali possono indirizzarli sulla qualità delle manifestazioni, in particolare sul fronte della sicurezza.

Uno dei punti principali del suo programma è relativo alla riforma dei regolamenti …
Per quanto riguarda le regole federali è importante sancire nello Statuto  il massimo dei due mandati per il Presidente ed ancorare a delle norme che posso chiamare “anti ribaltone” per evitare che componenti del Consiglio federale passino da una maggioranza ad altre, destabilizzando i governi federali.

Cosa ne pensa del settore femminile ?
Il settore femminile da un paio di decenni è cresciuto notevolmente nel nostro paese. Le nostre atlete hanno raggiunto risultati di assoluto livello sia su Strada che su Pista. E’ importante proseguire un percorso di pari dignità tra il ciclismo femminile e quello maschile. Offrirò il mio sostegno alle rivendicazioni che le atlete stanno sostenendo in varie sedi per realizzare questo obiettivo.

Che idee ha per il settore professionistico ?
Il Settore professionistico italiano è in profonda crisi, basti pensare che i Team fanno sempre più fatica a reperire sponsor, la formazione italiana meglio classificata nel ranking internazionale ha uno sponsor straniero. Occorre ridare credibilità affrontando i problemi veri, superando la retorica che l’ambiente propina a piene mani. E’ interessante il documento stilato dal maggior quotidiano sportivo nazionale con altre testate per riqualificare e avviare un nuovo corso del movimento professionistico.

Uno dei problemi del professionismo in Italia è l’eccessiva tassazione
E’ utile aprire un confronto con le istituzioni politiche su questo tema. E’ chiaro che una tassazione diversa e meno pesante deve registrare la trasparenza finanziaria dei team professionistici.

Ad ogni tornata elettorale si sente parlare del “rilancio della pista” quale è la sua opinione in merito ?
Al di là dei proclami fatti negli ultimi anni il settore Pista in Italia ha registrato un’instabilità tecnica, in particolare nel settore maschile. Bisogna guardare avanti con un sempre migliore utilizzo del Velodromo coperto di Montichiari, bisogna inoltre motivare i giovani atleti che hanno potenzialità tecniche con borse di studio per dare continuità al loro impegno sulla Pista.

Veniamo ora al tema dei “giudici di gara”…
Negli ultimi anni si è registrata una riduzione dell’autonomia delle Commissioni Giudici di gara ai vari livelli. Serve evitare intromissioni dei Dirigenti nazionali e regionali che hanno determinato una destabilizzazione del settore. Opererò per ridare l’autonomia necessaria e per valorizzare l’insieme della categoria.

Come vede i rapporti con il CONI ?
Anche il CONI ha bisogno di un profondo rinnovamento. Bisogna sburocratizzarlo. Deve avere un rapporto con le Federazioni che faccia intendere che lo Sport Italiano senza dirigenti volontari e Società non ha futuro.

E con l’UCI … ?
L’UCI deve chiarire il ruolo che ha avuto negli ultimi decenni su materie quali il doping, che hanno minato profondamente le radici del nostro sport. Io opererò per garantire il contributo dei dirigenti italiani della storia e del presente del Ciclismo italiano, per rafforzare uno sport sempre più globalizzato.

Una delle regole UCI più contestate riguarda l’utilizzo delle radio ricetrasmittenti, quale è la sua opinione in merito ?
A fronte dell’esperienza vissuta dopo l’entrata in vigore delle norme che vietano l’uso delle radio ricetrasmittenti per alcune categorie ed alcune manifestazioni è utile far mente locale sulle conseguenze positive e negative. Se da un lato il nostro sport ha ridato autonomia di movimento ai corridori in gara, dall’altro non si deve sottovalutare il ruolo che le ricetrasmittenti hanno in materia di sicurezza.

Due norme contestate a livello Federale sono invece quelle che riguardano le premiazioni dei Giovanissimi e il fermo nella seconda domenica del mese, cosa ne pensa ?
Innanzitutto c’è da rilevare il decisionismo registrato in occasione del cambiamento delle norme e la mancanza di tempo per valutare democraticamente la decisione stessa. La medaglietta o la coppa per un giovanissimo non sono i responsabili dello sfrenato agonismo in queste categorie. Piuttosto sono le maglie tricolori dagli Esordienti agli Allievi che fanno sentire prematuramente campioni dei giovani. Per quanto riguarda il fermo della seconda domenica del mese, anche in questo caso occorre registrare lo scarso coinvolgimento democratico delle Istituzioni periferiche e delle società interessate. Non si risolvono i problemi con delle imposizioni, ma ragionando con le Società di far praticare ai loro atleti una attività multimediale.

Lei è una persona di Comitato, come pensa di sfruttare la conoscenza di queste realtà per il bene del ciclismo ?
Vale quanto detto prima

Lei vorrebbe consentire una sorta di “tesseramento speciale” per quegli Juniores, Under 23 o Elite che non hanno una squadra …

Purtroppo devo registrare che questa mia proposta viene da una situazione di crisi e non di sviluppo del nostro movimento. Deve essere una norma transitoria e da verificare. Confidando che in futuro vi siano Società che possano trovare soddisfazione facendo praticare il Ciclismo anche ai “non campioni” fino a una certa età

Cosa risponde a chi dice che lei non si candiderà perché i suoi voti confluiranno a Renato Di Rocco ?
Io mi sono candidato perché confido di poter essere eletto Presidente. E poi perché non potrebbe essere il contrario?

Un giudizio sugli otto anni di presidenza Di Rocco ?
Mi rendo conto che sono stati anni difficili. Sicuramente un uomo CONI, con una concezione burocratica dei rapporti che lo hanno portato a perdere di vista il rapporto democratico con la base.

Un aggettivo secco per ognuno dei suoi avversari Bianco, Di Rocco, D’Alto e Santi ?
Mi limito a dire che sono tutti uomini di sport con diverse esperienze alle spalle, con concezioni diverse del Ciclismo, solo che alcuni se lo ricordano solo ogni 4/8 anni.

Lei vorrebbe modificare lo statuto per impedire ai Consiglieri Federali di cambiare schieramento nel corso di un mandato
Su questo punto mi sono già espresso in precedenza e con chiarezza.

Gli altri candidati hanno cercato di rubarle dei candidati in Piemonte, ottenendone solo uno su venti … un Piemonte compatto per conquistare l’Italia ?
Il termine rubare è improprio. Come io sto operando in altre regioni è democratico che altri lo facciano nella mia. Comunque sono soddisfatto della grande adesione nei miei confronti da parte delle Società regionali e dei Delegati che parteciperanno all’Assemblea Nazionale. E sono tanti, restando in silenzio.

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