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Dopo il Piccolo Giro di Lombardia, impazzano le polemiche per la decisione della giuria di non consentire al campione del mondo Under 23, Matej Mohoric, di prendere il via con il simbolo iridato.

Partiamo dalla regola: l’articolo 1.3.063 del Regolamento UCI stabilisce che :” Fino alla vigilia del Campionato del Mondo dell’anno successivo, i campioni del mondo devono indossare la  loro maglia in tutte le prove della disciplina, della specialità e della categoria nelle quali hanno ottenuto il loro  titolo ed in nessuna altra prova”.

Maglia di campione del mondo: a Oggiono l’unica “colpa” dei Commissari è stata di applicare la regola …

Dopo il Piccolo Giro di Lombardia, impazzano le polemiche per la decisione della giuria di non consentire al campione del mondo Under 23, Matej Mohoric, di prendere il via con il simbolo iridato.

Partiamo dalla regola: l’articolo 1.3.063 del Regolamento UCI stabilisce che :” Fino alla vigilia del Campionato del Mondo dell’anno successivo, i campioni del mondo devono indossare la  loro maglia in tutte le prove della disciplina, della specialità e della categoria nelle quali hanno ottenuto il loro  titolo ed in nessuna altra prova”.

 

La norma è chiarissima e prevede che il campione del mondo Under 23 possa indossare la maglia iridata solo nelle gare classificate come U23. Il Piccolo Giro di Lombardia era classificato come “ME 1.2”, quindi è evidente che Mohrich non è il campione del mondo Elite che è invece Rui Costa.

Questa regola è semplicissima, ma purtroppo qualcuno non ha ancora compreso che dal 2005 le categorie sono cambiate e con essere anche l’applicazione delle norme.

Solo in Italia si parla di gare “Elite e Under 23”, in tutto il mondo quelle sono gare “Elite” alle quali possono partecipare anche corridori che hanno meno di 23 anni, ma la classificazione resta “ME”. Nel 2010, anche il ventenne Felline ha corso il Tour de France, ma non per questo quella gara può definirsi per “Elite e Under 23”.

Per questo, i commissari presenti al Giro di Lombardia, in particolare l’italiano Claudio Siclari, hanno operato correttamente. Purtroppo è però vero che tanti altri commissari in situazioni analoghe hanno deciso di lavarsene le mani tollerando comportamenti non regolamentari nascondendosi dietro al fatto che una maglia indossata o meno non fa andare più forte o più piano un corridore. La colpa non può però essere, come sempre si vuol far credere, di chi giustamente ha solo applicato le regole.

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