Giro di Lombardia
di Mario Prato
Era reduce dalla “deludente soddisfazione” del Mondiale di Varese 2008. Era il favorito di giornata e cosa ancora più importante, con le sue dichiarazioni aveva “battezzato” il traguardo di Como.
Insomma non era proprio un caso se gli occhi, i taccuini e le telecamere dopo i doverosi omaggi al neo Campione del Mondo fossero puntati su di lui il Piccolo Principe del ciclismo italiano. Quel Damiano Cunego da Cerro Veronese che in riva al Lario aveva già vinto 2 volte nel 2004 e nel 2007 e che con Danilo Di Luca, non presente oggi, rimangono gli unici vincitori della Classica delle foglie morte ancora in attività.
L’avvio da Varese è stato velocissimo, oltre 46 di media la prima ora. Media scesa a 43.6 dopo2 ore e a 43.2 dopo 3 e rimasta abbastanza costante fino al termine. Media del Vincitore 43.08 dopo 242 km.
Nonostante la partenza al fulmicotone la Lampre ha saputo tenere controllata la corsa non perdendo mai la bussola e senza concedere più del dovuto alle fughe occasionali e a quei pochi che avevano manifestato intenzioni bellicose, leggi Garzelli, ottavo al traguardo, Larson rimasto fuori dai giochi sul Civiglio e Evans che nonostante le buone intenzioni non è mai entrato nel vivo della gara anche a causa di guai meccanici.
Una Lampre votata al sacrificio e al progetto comune, che ha ricordato nella condotta di gara la nazionale vittoriosa di Varese. Con un Santambrogio, presidio avanzato, entrato nella fuga a tenere d’occhio le avanguardie e il resto delle maglie blu-fucsia compresa l’iridata di Ballan a fare il lavoro di tenere controllata la gara fino alla salita in cattedra di Damiano Cunego che sul Civiglio fà la differenza sia durante l’ascesa sia nella insidiosa discesa, dove si invola a conquistare il suo primo Lombardia in solitaria.
Dopo il successo odierno e i ringraziamenti del dopo gara, la presunta difficoltà di coabitazione in casa Lampre tra Cunego e il neo Campione del Mondo non sembra sussistere.
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