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Non è bastata un grande, bellissimo e emozionante azzardo a Vincenzo Nibali per sfatare il tabù che vede negli ultimi anni le Grandi Classiche precluse ai colori italiani.

Il siciliano trapiantato in Toscana con tanto di Fan Club al seguito ha rotto gli indugi e sulle primissime rampe della Madonna del Ghisallo si è involato in cerca di gloria con l’intenzione sacrosanta di far saltare il banco e di arrivare trionfante sul nuovo traguardo di Lungolario Isonzo di Lecco.

Ma le buone intenzioni si sono scontrate con i lunghissimi km che attraverso le province di Lecco e Como raccordavano la discesa dal Ghisallo con la salita di Villa Vergano.

Così nelle terre dei Promessi Sposi di manzoniana memoria, un carneade citando don Abbondio, ha colto con un attacco sul “muro dell’Alpino” il punto più ostico della salita di Villa Vergano il bersaglio grosso.

Lombardia: è ancora tabù Italia, successo di Oliver Zaugg

Non è bastata un grande, bellissimo e emozionante azzardo a Vincenzo Nibali per sfatare il tabù che vede negli ultimi anni le Grandi Classiche precluse ai colori italiani.

Il siciliano trapiantato in Toscana con tanto di Fan Club al seguito ha rotto gli indugi e sulle primissime rampe della Madonna del Ghisallo si è involato in cerca di gloria con l’intenzione sacrosanta di far saltare il banco e di arrivare trionfante sul nuovo traguardo di Lungolario Isonzo di Lecco.

Ma le buone intenzioni si sono scontrate con i lunghissimi km che attraverso le province di Lecco e Como raccordavano la discesa dal Ghisallo con la salita di Villa Vergano.

Così nelle terre dei Promessi Sposi di manzoniana memoria, un carneade citando don Abbondio, ha colto con un attacco sul “muro dell’Alpino” il punto più ostico della salita di Villa Vergano il bersaglio grosso.

L’attacco di Oliver Zaugg ha colto di sorpresa il gruppetto oramai scremato dalla fatica e dai km. Sorpresa che unita alla rimanente salita ha reso difficile e complicato l’inseguimento ai vari Gilbert, Basso, Rodriguez, a quelli cioè che erano ben più accreditati alla vittoria finale rispetto allo svizzero in maglia Leopard e professionista dal 2004 che nel suo Palmares vantava uno “0” alla voce Vittorie in Carriera

Le posizioni di rincalzo sono state appannaggio dell’Irlandese Daniel Martin e dell’iberico Joaquim Rodiguez. Primo degli italiani Ivan Basso, quarto.

Così con le bandiere svizzera, irlandese e spagnola che garrivano sui pennoni al lato del podio si è concluso questo Giro di Lombardia che mette la parola fine all’ennesima stagione che non vede un successo targato Italia in una Classica. L’ultimo risale proprio al Lombardia 2008 a opera di Damiano Cunego.

La vittoria dello svizzero è inoltre l’ultima vittoria di un corridore di seconda fascia in una delle Classiche Monumento. Ricordiamo quella di Goss alla Sanremo per passare al Nick Nuyens del Giro delle Fiandre e al Johan Van Summeren della Roubaix. Cosa che ha già animato discussioni tra gli appassionati. Discussioni che troveranno terreno fertile nei mesi invernali quando le biciclette e i loro “cavalieri” riposeranno in attesa di ricominciare a pedalare e gareggiare in giro per il Mondo.

Ritornando alla gara odierna il nuovo percorso ha sicuramente giovato allo spettacolo ma ha nuociuto alle tattiche di gara delle squadre intenzionate a fare la corsa.

Non si capirebbe altrimenti il gran lavoro fatto da alcuni Team ben prima del Ghisallo. Lavori che hanno di fatto alzato l’andatura del plotone ma che non sono stati seguiti dai tentativi dei rispettivi attaccanti, salvo restando quello bellissimo e coraggiosissimo di Nibali. Finito purtroppo come tutti sappiamo.

La vittoria numero uno dello svizzero coincide con il canto del cigno del team Leopard che dopo una stagione è costretta a rivedere i piani e si presenterà ai nastri di partenza della stagione 2012 fondendosi con l’americana RadioShack.

Mario Prato

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