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Lo sfogo di ieri di Claudio Santi ha riportato d’attualità lo stato della nostra Federazione Ciclistica. Purtroppo è sempre troppo fuori dal mondo reale e in cui la gerontocrazia la fa sempre più da padrona. Troppe volte nel ciclismo, non si sente parlare di meriti, di competenze o di idee. Quasi sempre a farla da padrona è l’età.  Renato Di Rocco ha 65 anni, i tre vice presidenti superano i 210 anni di età, il Consiglio Federale, se escludiamo gli eletti in quota atleti, ha un’età media elevata. Anziché abbassare il quorum per il terzo mandato, ci piacerebbe che venissero messi dei limiti massimi di età per ricoprire gli incarichi federali. Ad esempio, massimo 35 anni per essere Presidente di Comitato Provinciale, massimo 45 anni per essere Presidente di Comitato Regionale e, perché no, massimo 55 anni per essere eletto Presidente Federale. L’età anagrafica non è tutto, conosciamo vecchietti più moderni di tanti giovani (anagraficamente), ma il punto è che i “nonni”, come li ha chiamati affettuosamente Santi, non sono né moderni né innovativi, al contrario sono dei perfetti conservatori di uno sport che ha tanto, troppo, bisogno di novità.   

Largo ai giovani nel ciclismo, ma se i vecchi non si fanno da parte …

Lo sfogo di ieri di Claudio Santi ha riportato d’attualità lo stato della nostra Federazione Ciclistica. Purtroppo è sempre troppo fuori dal mondo reale e in cui la gerontocrazia la fa sempre più da padrona. Troppe volte nel ciclismo, non si sente parlare di meriti, di competenze o di idee. Quasi sempre a farla da padrona è l’età.  Renato Di Rocco ha 65 anni, i tre vice presidenti superano i 210 anni di età, il Consiglio Federale, se escludiamo gli eletti in quota atleti, ha un’età media elevata. Anziché abbassare il quorum per il terzo mandato, ci piacerebbe che venissero messi dei limiti massimi di età per ricoprire gli incarichi federali. Ad esempio, massimo 35 anni per essere Presidente di Comitato Provinciale, massimo 45 anni per essere Presidente di Comitato Regionale e, perché no, massimo 55 anni per essere eletto Presidente Federale. L’età anagrafica non è tutto, conosciamo vecchietti più moderni di tanti giovani (anagraficamente), ma il punto è che i “nonni”, come li ha chiamati affettuosamente Santi, non sono né moderni né innovativi, al contrario sono dei perfetti conservatori di uno sport che ha tanto, troppo, bisogno di novità.    Santi fa capire come la tecnologia sia indispensabile, ma, nonostante ciò, sia rifiutata dalla Federazione. Grazie ad Internet è possibile comprare biglietti aerei intercontinentali, compilare il censimento ed interagire, attraverso le PEC, con le pubbliche amministrazioni, ma non è possibile candidarsi all’assemblea. Per questo sono ancora necessarie raccomandate e fax. Questo è solo uno dei tantissimi punti in cui la tecnologia potrebbe migliorare le cose ed abbassare i costi. Purtroppo per riuscire a cogliere la sensatezza di queste proposte è indispensabile essere giovani, se non anagraficamente, almeno come mentalità. Diversi giovani in questi anni si sono avvicinati al ciclismo e hanno provato a fare i dirigenti nelle varie società, a troppi di loro non è stato dato il giusto spazio costringendoli, di fatto, ad abbandonare questo hobby (perché di hobby si tratta) oppure a resistere per amore del ciclismo, ma completamente demotivati da un ambiente che non vuole cambiare marcia. Nella vita i nonni hanno un valore inestimabile poiché mettono la loro esperienza al completo servizio dei nipoti, supportandoli con infinito amore e volendo sempre e comunque il loro bene. Se anche i “nonni” della Federazione decidessero di staccarsi dalla poltrona e mettersi al servizio dei giovani, senza avere la malsana convinzione di avere la verità in tasca, tutti andremmo meglio: giovani e meno giovani. Speriamo sinceramente di non sentire più la frase “sono venti (trenta o quaranta) anni che sono nel ciclismo” ma di sentire tante proposte nuove che facciano finalmente del bene al ciclismo.

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