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Se Michele Acquarone e Mauro Vegni avessero affermato in un comunicato stampa che il Giro d’Italia è stato corso da oltre 4.300 corridori o che la carovana del Giro d’Italia è stata composta da 40.000 persone o ancora che i giornalisti accreditati sono stati oltre 10.000 tutti probabilmente sarebbero scoppiati a ridere non prendendoli sul serio.

La Roero Cup ha fatto flop, ma Davico, da buon politico, canta vittoria

Se Michele Acquarone e Mauro Vegni avessero affermato in un comunicato stampa che il Giro d’Italia è stato corso da oltre 4.300 corridori o che la carovana del Giro d’Italia è stata composta da 40.000 persone o ancora che i giornalisti accreditati sono stati oltre 10.000 tutti probabilmente sarebbero scoppiati a ridere non prendendoli sul serio.

 

Accade invece che la Monviso – Venezia, società presieduta da Michelino Davico e organizzatrice della Roero Cup, affermi che al via della Challenge ci sono stati 475 corridori, omettendo però di dire che i corridori erano praticamente sempre gli stessi. Più o meno come se Rcs moltiplicasse i 207 partenti per tutte le 21 tappe del Giro. Oltre a questi numeri, assolutamente opinabili, si citano cifre su cifre tentando di evidenziare un successo.

Se però si vuole andare a vedere i filmati degli arrivi delle tre prove si può notare la più totale e desolante assenza di pubblico in zona partenza, arrivo, e nelle zone del percorso proposte nei filmati. Insomma, un successone a parole, ma alla resa dei fatti una corsa assolutamente normale, anzi se confrontata con altre gare regionali potremmo quasi dire che la Roero Cup ha fatto flop.

Quella che Davico ha definito una “formula vincente” in realtà non è altro che una Challange già proposta con successo, da altri, ad esempio dal Giro della Valsesia. Con la “challenge”, infatti, non è obbligatoria l’ospitalità alberghiera alle squadre. Contrariamente a quanto faceva il Pedale Valsesiano, che pagava comunque gli alberghi per tutti, gli hotel (pasti esclusi) alla Roero Cup sono stati a carico delle squadre partecipanti, seppur con un prezzo abbordabilissimo e vantaggioso. Sia chiaro, tutto lecito e rispettoso delle regole, ma non si dica che è una formula vincente, forse è più corretto dire che è una formula poco dispendiosa.

Se la mancata ospitalità alberghiera non vìola nessuna norma, la carenza di transennatura, rilevata dai filmati delle tre prove della Roero Cup, vìola l’articolo 84 del Regolamento Tecnico che imporrebbe 100 metri di transenne prima dell’arrivo e 50 metri dopo. Alla gara organizzata dalla Monviso – Venezia di transenne ce ne erano circa 30 metri prima dell’arrivo e 10 metri dopo.

Non ci scandalizziamo per questa carenza, comune a tante altre gare, ma da chi a parole sembra ergersi a miglior organizzatore ci aspetteremmo che anche i fatti confermassero questo e invece, come spesso accade in politica, le parole indicano una direzione e i fatti quella opposta.

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