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Quanto Antonio Bertinotti e l’AC Arona si mettono in testa qualcosa c’è da scommetterci che vanno fino in fondo con successo. E’ successo dopo che altri soggetti, un anno fa, avevano ventilato l’ipotesi di rilanciare la Milano – Torino, salvo poi defilarsi dalla trattativa con Rcs, ed è successo mercoledì quando ha messo in scena una corsa in linea con la sua storia, ma con lo sguardo rivolto al futuro.

La Milano-Torino conferma che, quando l’organizzazione funziona, il ciclismo è vivo

Quanto Antonio Bertinotti e l’AC Arona si mettono in testa qualcosa c’è da scommetterci che vanno fino in fondo con successo. E’ successo dopo che altri soggetti, un anno fa, avevano ventilato l’ipotesi di rilanciare la Milano – Torino, salvo poi defilarsi dalla trattativa con Rcs, ed è successo mercoledì quando ha messo in scena una corsa in linea con la sua storia, ma con lo sguardo rivolto al futuro. Il “gioiellino” dell’Ac Arona è indubbiamente il Gran Premio Nobili, ma, per una ragione o per l’altra, questa corsa non è mai riuscita ad essere consacrata a pieno dal ciclismo che conta. Antonio Bertinotti, come sempre ambizioso, ha allora deciso di fare il grande passo rilanciando una delle grandi classiche del ciclismo come la Milano – Torino. In questo modo, ha fatto il grande passo e mostrare a tutto il mondo del ciclismo ciò che è in grado di fare.

La Milano – Torino 2012 è sicuramente dal punto di vista tecnico e organizzativo una delle più belle manifestazioni dell’anno. Uno scenario unico come Superga, un cast di partenti di primissimo piano (10 World Tour) e un’organizzazione, come nella tradizione dell’Arona, curata nel minimo dettaglio: alcuni organizzatori millantano, altri agiscono.

Riuscitissima la cena della vigilia (era presente tutto il gotha del ciclismo) e azzeccatissima l’idea di coinvolgere al ritrovo di partenza i bambini delle scuole elementari, geniale e mai percorsa prima l’idea di concludere la prova a Superga.

Chi ha assistito alla corsa ha affermato senza dubbio di non aver visto la differenza tra una corsa con standard Rcs e una corsa per così dire “normale”. Bertinotti non ha risparmiato risorse per mettere in piedi una gara che restasse negli occhi, nel cuore e nella mente a chi ha avuto la fortuna di vederla.

Possiamo dirlo senza tema di smentita, se da un lato quest’anno abbiamo perso tante corse (Romagna, Lombarda, Brixia ecc) e altre, come ad esempio il Padania, ne sono uscite fortemente ridimensionate abbiamo ritrovato una classica di primo piano organizzata come si comanda ad una corsa del genere.

Per fortuna, ogni tanto ci arrivano segnali che il ciclismo è vivo.

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