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Giolitti diceva: ”Per gli amici le leggi si interpretano, per i nemici si applicano”. La Federazione, in particolare la CAF, si spinge oltre. Infatti, se volessimo descrivere con una frase l’attività della CAF potremmo dire che “Per i nemici le regole si applicano, per i nemici si inventano”. Si, letto bene: si inventano. Il caso di cui vogliamo occuparci oggi riguarda i Campionati Europei dietro derny dello scorso dicembre, e coinvolge l’attuale consigliere lombardo, dirocchiano di ferro, Cordiano Dagnoni sanzionato dalla giuria con un'ammenda di 610 € e 15 giorni di sospensione.

Prima, abbiamo parlato di invenzione di regole ed è proprio ciò che è accaduto in questo caso, poiché la CAF ha annullato una decisione presa dalla giuria, e ratificata da Giudice Sportivo, per fatti di corsa.

La CAF ha commesso, un’altra volta, un abuso, infatti, le norme federali (se ancora valgono quacosa) impediscono (giustamente) qualsiasi tipo di reclamo per fatti di corsa. Questo concetto viene ribadito anche dalle norme internazionali che vietano qualsiasi tipo di ricorso per fatti di corsa, in quanto di competenza esclusiva dei commissari.

La CAF entra nei fatti di corsa: migliaia di gare a rischio ricorsi

Giolitti diceva: ”Per gli amici le leggi si interpretano, per i nemici si applicano”. La Federazione, in particolare la CAF, si spinge oltre. Infatti, se volessimo descrivere con una frase l’attività della CAF potremmo dire che “Per i nemici le regole si applicano, per i nemici si inventano”. Si, letto bene: si inventano. Il caso di cui vogliamo occuparci oggi riguarda i Campionati Europei dietro derny dello scorso dicembre, e coinvolge l’attuale consigliere lombardo, dirocchiano di ferro, Cordiano Dagnoni sanzionato dalla giuria con un’ammenda di 610 € e 15 giorni di sospensione.

Prima, abbiamo parlato di invenzione di regole ed è proprio ciò che è accaduto in questo caso, poiché la CAF ha annullato una decisione presa dalla giuria, e ratificata da Giudice Sportivo, per fatti di corsa.

La CAF ha commesso, un’altra volta, un abuso, infatti, le norme federali (se ancora valgono quacosa) impediscono (giustamente) qualsiasi tipo di reclamo per fatti di corsa. Questo concetto viene ribadito anche dalle norme internazionali che vietano qualsiasi tipo di ricorso per fatti di corsa, in quanto di competenza esclusiva dei commissari.

Facendo un parallelo extraciclistico possiamo dire che è come se la CAF della Federcalcio potesse decidere su un rigore dato o non dato, su una punizione, su di un’ammonizione o di una espulsione. Così come ciò che avviene in campo è di competenza esclusiva dell’arbitro, nel ciclismo ciò che avviene dalla partenza all’arrivo di una corsa è di esclusiva competenza della giuria.

 

La CAF ha motivato la sua decisione affermando che il ricorrente ha descritto dettagliatamente la dinamica, mentre la giuria si è limitata a segnalare l’articolo infranto. Peccato che i commissari in questione fossero Gianni Meraviglia e Mirco Monti, due tra i commissari più esperti d’Italia con un curriculum pieno zeppo di gare di primo piano tra le quali Giri d’Italia, Tour de France, Vuelta Espana, Mondiali su pista. Monti sarà impegnato quest’anno nelle Olimpiadi di Londra. Oltre a non potere intervenire in questioni tecniche, la CAF  è addirittura andata a contestare ai due commissari qualcosa che, ancora una volta, non trova riscontro nelle norme.

Se passasse il concetto espresso dalla CAF, qualunque decisione presa dalla giuria: una penalità, una retrocessione, una sanzione potrebbe essere riscritta a posteriori da un organo esterno non presente alla corsa. Ogni gara potrebbe causare decine di ricorsi, decretando la fine del ciclismo. Anche il fatto che la parola dei commissari abbia meno valore di quella del ricorrente, evidenzia che qualcosa proprio non va.

La CAF avrebbe dovuto dichiararsi incompetente e rigettare il ricorso, perchè il ciclismo ha bisogno di tante cose fuor che di confusione, favoritismi e mancato delle regole.

Ovviamente, restiamo a disposizione di chiunque voglia dire la sua a riguardo.

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