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Ci siamo spesso occupati dell’attività della Procura Federale, ma ora crediamo sia arrivato il momento di sentire direttamente la voce del Procuratore Federale Gianluca Santilli, un quadro sull’attività svolta quotidianamente dalla Procura Federale.

Avvocato Santilli, lei è entrato nella storia della giurisprudenza sportiva con la sentenza Bani …
Non esageriamo. Certo la sentenza Bani, scaturita da una mia indagine, statuisce per la prima volta un principio di grande rilevanza: non si va a colpire solamente l'utilizzo di sostanze dopanti, ma anche l’eccesso di medicalizzazione, del tutto illogico in assenza di patologie. Fino a quel momento, anche nel caso che ha riguardato la Juventus e la Procura di Torino, la medicalizzazione era considerata pratica illecita solo se abbinata all'utilizzo di sostanze dopanti. Sono riuscito a farla dichiarare illecita ed a far sanzionare con la squalifica medico e dirigenti, perchè contraria all’etica sportiva. Si è sfatato un tabù giuridico e creato un precedente importante.

INTERVISTA ESCLUSIVA: GianLuca Santilli ci illustra l’attività della Procura Federale

Ci siamo spesso occupati dell’attività della Procura Federale, ma ora crediamo sia arrivato il momento di sentire direttamente la voce del Procuratore Federale Gianluca Santilli, un quadro sull’attività svolta quotidianamente dalla Procura Federale.

Avvocato Santilli, lei è entrato nella storia della giurisprudenza sportiva con la sentenza Bani …
Non esageriamo. Certo la sentenza Bani, scaturita da una mia indagine, statuisce per la prima volta un principio di grande rilevanza: non si va a colpire solamente l’utilizzo di sostanze dopanti, ma anche l’eccesso di medicalizzazione, del tutto illogico in assenza di patologie. Fino a quel momento, anche nel caso che ha riguardato la Juventus e la Procura di Torino, la medicalizzazione era considerata pratica illecita solo se abbinata all’utilizzo di sostanze dopanti. Sono riuscito a farla dichiarare illecita ed a far sanzionare con la squalifica medico e dirigenti, perchè contraria all’etica sportiva. Si è sfatato un tabù giuridico e creato un precedente importante.

Questa sentenza cambierà il mondo dello sport ?
Senz’altro contribuirà ed ha forse già contribuito, ad una forte sensibilizzazione su questo tema molto importante in specie per i giovani sportivi e la loro gestione.
Ho ritenuto di inviare la sentenza a tutti i colleghi delle altre federazioni e spero possano sfruttarla. Segnalo che, successivamente, la Corte di Cassazione ha ribadito l’identico assunto e che l’UCI ha vietato l’utilizzo di aghi in assenza di patologie.

E’ stata attivata la casella email sos doping, come sta andando ?
Ho chiesto personalmente l’attivazione della casella email “sosdoping” per consentire a chiunque di segnalare illeciti nel campo del doping e più in generale del ciclismo. Ci si lamentava di una scarsa attivazione a fronte di presunti, evidenti casi di doping e non solo ma purtroppo arrivano poche segnalazioni quasi sempre prive di riscontri concreti che non consentono la minima attività di indagine. Ma almeno si da meno spazio sulla stampa a mitomani malati di protagonismo in cerca di pubblicità.

Questi sono casi importanti, ma a volte si ha la sensazione, come accade nella giustizia ordinaria, che l’obbligatorietà di azione faccia perdere tempo alla Procura con casi poco importanti …
Ogni anno invio a tutti i Comitati Regionali una comunicazione, invitandoli ad evitare di indirizzare alla Procura banali “liti di condominio”. Detto questo, non possiamo neanche fare finta di niente. Credo molto nell’esempio positivo e non ritengo di debbano tollerare comportamenti che danno esempi negativi o peggio che possano invogliare altri a ripete comportamenti scorretti.

A volte però si ha la sensazione che vengano portati avanti casi non troppo gravi …
L’attività mia e dei miei purtroppo pochi sostituiti,  tutti valenti magistrati e avvocati, accomunati dalla passione del ciclismo grazie alla quale, come me, gratuitamente si adoperano per questa causa, va proprio in questa direzione. Noi accertiamo i fatti che ci vengono segnalati e laddove non ravvisiamo violazioni archiviamo senza ulteriori perdite di tempo.

E’ possibile andare a sanzionare chi rallenta la macchina della Procura per casi pretestuosi ?
Questo è già previsto dalle norme, quando un tesserato abusa degli organi di giustizia federali con denunce infondate e reiterate, può essere a sua volta deferito.

C’è qualcuno, all’interno della Federazione contro cui non potete andare, oppure per voi tutti i tesserati sono uguali ?
Ci mancherebbe altro! La nostra attività è totalmente indipendente. Possiamo sanzionare anche il Presidente della Federazione se quest’ultimo non rispetta le regole. Per noi tutti i tesserati sono e devono essere assolutamente uguali: se c’è qualche caso in cui abbiamo trattato in modo differente due persone per via della carica da essi rivestita, la prego di farmelo presente, perché, per quanto mi riguarda, non mi risulta sia mai accaduto.

Ha visto la recente sentenza della CAF che è intervenuta annullando una penalizzazione inflitta dalla giuria?
Non disponendo degli atti è corretto che io eviti ogni commento che comunque eviterei, in quanto le sentenze si rispettano come gli Organi che le emettono.

E’ d’accordo che ciò che accade in corsa sia di competenza esclusiva della giuria e che sarebbe gravissima una eventuale interferenza esterna?
Assolutamente d’accordo e sono convinto che la CAF non abbia contraddetto tale principio.

Torniamo al doping …
A volte vengo confuso con il Procuratore Antidoping, che invece è il mio amico Ettore Torri. Io sono il Procuratore della Federciclismo e non posso che essere amareggiato dal continuo legame ciclismo-doping. Questa consolidata percezione deriva a mio avviso dal fatto che il ciclismo, più di altri sport, pur avendo da anni attuato con ogni mezzo la lotta al doping, resta quello più sottoposto ai controlli. E ritengo che quelli cui sono sottoposti i ciclisti non siano praticati con la stessa feroce determinazione in altri sport.

Secondo lei, nelle persone è ancora così forte il legame ciclismo-doping ?
Purtroppo, temo sia ancora forte. Come dicevo prima, il ciclismo è lo sport che sta combattendo con maggior convinzione il doping e quindi è comprensibile che nell’immaginario collettivo possa crearsi questa convinzione. Ma in parte il ciclismo se lo merita ed una sana autocritica è positiva. Purtroppo le classifiche degli ultimi grandi Giri sono state riscritte per vicende legate al doping e questo giustifica l’assioma. Ma ricordo anche che ad oggi solo la FCI pretende da chi indossa la maglia azzurra di non aver mai avuto a che fare con il doping.

Proprio in virtù di questo, non sarebbe opportuno che tutti gli sport avessero gli stessi controlli ?
Non credo sia solo un problema di numeri ma di qualità dei controlli: mi è stato spiegato che sono più efficaci quelli effettuati lontano dalle competizioni, quando si fanno grandi carichi di lavoro in vista della stagione. E’ immaginabile che uno sportivo di elite, che punta a primeggiare e sarà di conseguenza controllato, non si faccia cogliere in fallo. Certo sarebbe auspicabile la massima omogeneità.

Certamente, ma non sarebbe il caso quindi di avere un’unica modalità di controllo ?
Potrebbe essere una soluzione, ma non dipende dalle singole Federazioni bensì, anche se solo in parte, dal CONI perchè è la WADA a dettare le condizioni. Non è un caso se Londra, che ospiterà le prossime Olimpiadi, stia tentando di ridimensionarne il potere.

Lei è anche membro della Commissione di Vigilanza sul Doping, come sta andando?

Direi bene, la CVD si occupa non solo di doping ma anche di tutela della salute, con particolare riferimento ad amatori e giovani, per i quali serve, oltre alla repressione, anche e soprattutto un’azione preventiva. Durante la gestione dell’ex ministro Fazio abbiamo predisposto un documento che definiva con esattezza compiti e ruoli della CVD e del CONI che, viceversa, si occupa di atleti professionisti. Siamo in attesa che venga ratificato. Il Dott. Simonetto ed io, unici membri della CVD provenienti da una Federazione (e non credo sia una caso si tratti della FCI), abbiamo anche proposto e fatto attuare e finanziare il monitoraggio dei giovani di 4 diverse discipline di endurance, onde tutelarne la salute ed evitare l’adozione di pratiche illecite. Anche qui prevenzione e sensibilizzazione quindi.

Lei ha parlato di prevenzione, come si potrebbe mettere in atto ?
Innanzitutto, si dovrebbe ricordare sempre che il doping fa male, molto male. Troppo spesso lo si dimentica stando solo attenti al non essere scoperti. Io penso sia arrivato il momento di fare una campagna forte, di quelle alla Oliviero Toscani. Mostrare, ad esempio,  il cuore di chi abbia assunto EPO, una sorta di spugna gonfia ed ammuffita, può forse far capire i danni spesso mortali causati dal doping.

Lei è anche un cicloamatore, nelle gran fondo sembra esserci sempre più desiderio di pulizia …
Si, la Five Stars League, promossa dalla FCI, è nata proprio con questo scopo. Controlli ematici pre-gara e controlli antidoping all’arrivo, fatti nelle gran fondo più importanti. Già nel primo anno di vita di FSL sono spariti molti “fenomeni” e si sono abbassate le medie orarie. Si sta finalmente riportando il ciclismo amatoriale alla sua logica.

Alcune società di amatori hanno deciso di darsi un codice etico e di effettuare controlli periodici, non crede sia opportuno dare una sorta di bollino a queste società ?
Anche Bicitaly, la mia società, è tra queste ma penso sia sbagliato dare un bollino poiché si correrebbe il rischio di etichettare come “dopati” coloro che non hanno questo bollino, e non è assolutamente così. Ci sono società che svolgono una sana attività amatoriale ma non hanno strutture o risorse per aderire a questo tipo di progetti. Si troverebbero, senza colpa, esposte al dubbio di non essere sufficientemente trasparenti. Resta che è un esempio virtuoso da seguire ove possibile.

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