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Il Giro che si è appena concluso è stato un Giro soft sotto tanti aspetti. Innanzitutto quello sportivo:  i tre che sono saliti sul podio, non erano mai saliti sul podio di nessun grande Giro e, a parte De Gendt, non stiamo parlando di ragazzini, Hesjedal ha 31 anni e Rodriguez 33 e questo conferma che il cast dei partenti non era eccelso ed evidenzia che i corridori più attesi hanno deluso.

I dati Auditel sono stati tristi, la tappa più vista di quest’anno è stata l’ultima che è stata seguita da 2.526.000, mentre nel 2011 era stata quella con arrivo a Gardeccia con quasi un milione in più (3.445.000), mentre la più vista del 2010 fu la Mestre – Zoncolan con un audience medio in Giro all’Arrivo (3.620.000). Auro Bulbarelli non sorride più, come ha scritto Zomegnan, e ne ha ben donde, ma la causa di tutto questo non è solo della RAI.

Il Giro del marketing fa flop tra melanzane, pomodori e l’indifferenza della gente

Il Giro che si è appena concluso è stato un Giro soft sotto tanti aspetti. Innanzitutto quello sportivo:  i tre che sono saliti sul podio, non erano mai saliti sul podio di nessun grande Giro e, a parte De Gendt, non stiamo parlando di ragazzini, Hesjedal ha 31 anni e Rodriguez 33 e questo conferma che il cast dei partenti non era eccelso ed evidenzia che i corridori più attesi hanno deluso.

I dati Auditel sono stati tristi, la tappa più vista di quest’anno è stata l’ultima che è stata seguita da 2.526.000, mentre nel 2011 era stata quella con arrivo a Gardeccia con quasi un milione in più (3.445.000), mentre la più vista del 2010 fu la Mestre – Zoncolan con un audience medio in Giro all’Arrivo (3.620.000). Auro Bulbarelli non sorride più, come ha scritto Zomegnan, e ne ha ben donde, ma la causa di tutto questo non è solo della RAI.

Abbiamo l’impressione che i professori della Rcs si concentrino un po’ troppo sulle teorie di marketing e poco sulla realtà. Tante persone, e non solo a noi, dopo quasi due settimane di Giro hanno chiesto quando sarebbe partito. La televisione generalista non si è occupata di Giro e anche lo spazio nei TG non sportivi è stato assai limitato, così come lo spazio sui giornali non sportivi e sul web, ovviamente se si escludono i siti specializzati.

 

Michele Acquarone ha cantato vittoria snocciolando i numeri dei social network “Su twitter abbiamo 100.000 followers, mentre su facebook ci seguono in 200.000”, ci spiace deluderlo, perché ha una faccia simpatica e rassicurante, ma il pomodoro del gruppo “Questo pomodoro avrà più fan di Berlusconi” ha 696.012 fans, mentre la melanzana di “Questa melanzana avrà più fan dei Tokio Hotel” di fans ne ha 532.631. Dovremmo iniziare a pensare il pomodoro e la melanzana sono meglio che il Giro d’Italia ? Ma per piacere. Su Twitter, poi, nessun hashtag legato al Giro è mai entrato nella top ten.

Comprendiamo che Acquarone non possa dire che il suo prodotto non ha funzionato come doveva, che il percorso light non è piaciuto e che il pubblico non si è immedesimato il questo Giro, ma che canti vittoria  per il fans su Facebook ci fa teneramente sorridere.

All’arrivo il pubblico era presente in massa, ma sulle grandi salite era visibilmente inferiore rispetto a quello degli altri anni. La gente del ciclismo non si è identificata in questo Giro tutto marketing e canzonette. L’appassionato che vede 3 gare a settimana non sa chi sono Hesjedal e De Gendt e forse pensa che Rodriguez sia il nipote di “cacaito”.

Il ciclismo non è il calcio (per certi aspetti, per fortuna), ma non è immaginabile che un tifoso vada allo stadio senza conoscere le squadre che scendono in campo o i loro giocatori. Così come è inimmaginabile che durante una partita ci sia chi invita il pubblico a fare giochi da villaggio turistico. Comprendiamo però anche che è difficile coinvolgere il pubblico con l’annuncio dello scatto di un corridore sconosciuto.

Dalla Rcs hanno più volte lodato l’incertezza del Giro, incertezza positiva se a contendersi il Giro fossero due campioni, incertezza nefasta se i condententi sono due “sconoscuti”, prova ne sia che nel momento più importante, sportivamente parlando, le fasi finali della crono conclusiva (trasmessa solo su RaiTre) davanti al teleschermo c’erano solo 2.500.000 spettatori e non c’era neppure la concorrenza del calcio (campionati finiti) e della Formula Uno (il Gp si era già concluso).

Dulcis in fundo, la Netapp, invitata solo per “ragioni di marketing”, come dichiarato da Michele Acquarone, non si è quasi mai vista.

Constatato il flop degli “uomini marketing”, crediamo che sarebbe il caso di provare a cambiare strategia, magari anche lanciando attraverso il web un concorso di idee per migliorare il Giro d’Italia. In questo caso, i 200.000 “social” fans del Giro d’Italia diverterebbero realmente utili a qualcosa, forse anche a scalzare chi, sulla base di discutibilissime teorie, sta provando a rovinare un patrimonio di tutti come il Giro d’Italia.

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