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Ancora una volta il popolo del ciclismo non ha capito nulla ! E’ capitato spesso anche a noi di indicare la luna e di vedere tanti imbecilli che guardavano il dito, riuscendo solo a travisare a proprio vantaggio una piccola parte del discorso. Ci rende terribilmente felici che questo destino sia toccato anche ad un grande giornalista come Cristiano Gatti. In un suo editoriale su TuttoBici, Gatti ha evidenziato come le parole di Di Rocco che invitano tutti a prendere esempio dal ciclismo femminile, non trovino riscontro nella realtà dal momento che il movimento ciclistico femminile è un movimento di nicchia.

Cos’ha scritto di così sbagliato il giornalista bergamasco ? Nulla di diverso dalle lamentele che abbiamo spesso sentito da parte delle stesse atlete su un movimento troppo povero (non solo di quattrini) per rappresentare un esempio.

Non ci pare un’eresia affermare che solo nel ciclismo femminile accade che atlete provenienti da altri sport si ritaglino immediatamente un ruolo di primo piano, o che atlete decisamente in là con gli anni (Longo) possano ottenere buoni risultati.

I dementi del ciclismo danno del maschilista a Cristiano Gatti, per noi è solo realista.

Ancora una volta il popolo del ciclismo non ha capito nulla ! E’ capitato spesso anche a noi di indicare la luna e di vedere tanti imbecilli che guardavano il dito, riuscendo solo a travisare a proprio vantaggio una piccola parte del discorso. Ci rende terribilmente felici che questo destino sia toccato anche ad un grande giornalista come Cristiano Gatti. In un suo editoriale su TuttoBici, Gatti ha evidenziato come le parole di Di Rocco che invitano tutti a prendere esempio dal ciclismo femminile, non trovino riscontro nella realtà dal momento che il movimento ciclistico femminile è un movimento di nicchia.

Cos’ha scritto di così sbagliato il giornalista bergamasco ? Nulla di diverso dalle lamentele che abbiamo spesso sentito da parte delle stesse atlete su un movimento troppo povero (non solo di quattrini) per rappresentare un esempio.

Non ci pare un’eresia affermare che solo nel ciclismo femminile accade che atlete provenienti da altri sport si ritaglino immediatamente un ruolo di primo piano, o che atlete decisamente in là con gli anni (Longo) possano ottenere buoni risultati.

Gatti non ha neppure mancato di rispetto alle azzurre di Salvoldi alle quali ha riconosciuto grandi meriti, ma, per quanto descritto prima, ha sottolineato l’impossibilità di prenderle ad esempio.

La vera critica non era al ciclismo femminile, le cui difficoltà sono oggettive, era alle parole di Di Rocco che, ancora una volta, dimostra di non sapere da che parte iniziare per risolvere i problemi. Immaginiamo se il presidente della Federcalcio dopo il fallimento dei mondiali in Sud Africa avesse detto che l’esempio da seguire era quello del “Calcio a 5”.

Nel suo articolo Gatti suggerisce quale strada seguire, alla faccia di chi, per non entrare nel merito delle argomentazioni da lui proposte, lo accusa di polemica maschilista gratuita. Purtroppo, il mondo del ciclismo non riesce a leggere un articolo in chiave oggettiva, tutti antepongono la battaglia corporativa all’analisi delle argomentazioni proposte.

Questo è il vizio del ciclismo, perdersi in personalismi senza guardare al nocciolo del problema, difetto che sta pesantemente condizionando il futuro di questo sport perché non c’è niente di più devastante del non conoscere i propri limiti.

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