Giro d'Italia - 1^ Tappa Genova - Alba di 143 Km

Era la prima volata del Giro 2004, al raduno di partenza non si parlava d’altro, una processione continua di microfoni e taccuini, che rincorrevano ora l’uno, ora l’altro, dei possibili protagonisti di giornata. Mario come stai? Alessandro come ti senti? E via di questo passo, con le consuete domande e risposte di rito.
Ma dopo il rito della firma del foglio di partenza, rito al quale SuperMario si è presentato per ultimo, le parole hanno lasciato il posto alle pedalate, anche se a ritmo blando.
Su di un percorso variegato, ricco delle salite e discese tipiche di questa terra tra Liguria e Piemonte, la strada ci racconta del pronosticato attacco alla maglia verde Freddy Gonzalez, attacco non andato a buon fine, sul Colle di Cadibona, unica asperità di giornata valida per la classifica di miglior scalatore si imponeva il tedesco Wegman della Gerolsteiner, davanti a Fredy Gonzalez Martinez, pupillo di Gianni Savio alla Colombia Selle Italia e Cristian Moreni Alessio Bianchi.
Andato vano l’obiettivo prima maglia verde, la Colombia –Selle Italia, si inventa allora animatrice della corsa, dà il via alla fuga della giornata con il colombiano Perez Arango che sul confine tra la Liguria e il Piemonte lascia il gruppo e si invola alla ricerca di gloria.
Il gruppo lascia fare e il coraggioso raggiunge il massimo vantaggio di 3’30”, troppo per i velocisti, bisogna organizzare l’inseguimento, ma una caduta sembra favorire il fuggitivo, ricompattato il plotone, è la Fassa Bortolo a prendersi carico del lavoro e il vantaggio si riduce drasticamente, ma permette a colombiano comunque di transitare all’Intergiro, conquistandone così la maglia relativa, di aggiudicarsi alcuni traguardi volanti, di entrare in Alba e di immettersi in solitaria sul circuito. Ogni passaggio sotto il traguardo indica però che la sua sorte è segnata, 46” al primo passaggio, 34” al secondo, 16” al terzo, a meno 7 km il gruppo lo ghermisce. Entrano così in scena i velocisti con i loro relativi treni. Le schermaglie principali sono tra Fassa e Domina, ma quando Mc Ewen rompe gli indugi ai 300 metri saltano tutti gli schemi. Il belga passa tutti a destra, si sposta sulla sinistra, costringendo Petacchi a lasciare la ruota di Aug (che aveva rubato a Cipollini) per affiancarlo, tra i due si infila Pollack, che sente profumo di maglia rosa, mentre a destra rinviene D’Amore, la linea d’arrivo corre però incontro ai combattenti, permettendo a Petacchi di risalire sul trono di Re delle volate, al tedesco di indossare le insegne del primato e a D’amore di guadagnare la terza posizione, ritornando a battagliare con le ruote veloci, come un tempo, dopo un periodo di appannamento.
In tutto questo bailamme, Mc Ewen e Cipollini sono risucchiati indietro, mentre Quaranta non è mai stato in grado oggi di dire la sua.
Per Petacchi la gioia del trionfo a braccia alzate, e racconta “Mc Ewen mi ha anticipato, non l’ho visto partire, ho visto solo un’ombra, per la spavento ho smesso di pedalare, mi sono rilanciato e ho fatto la mia volata.” Poi aggiunge “Devo ringraziare Sacchi, Tosatto, Ongarato e Velo, hanno fatto un lavoro fantastico, hanno contrastato il lavoro della Domina” “oggi avete visto che non ci siamo solo io e Cipollini, i pretendenti nelle volate sono molti” “Il gesto sul traguardo, voleva dire –Oggi sono io- si è pompato tanto questo arrivo, allora ho avuto la presunzione di dire che sono il migliore” e chiude “Oggi abbiamo lavorato noi, e abbiamo vinto, adesso se qualcuno vorrà vincere dovrà lavorare, altrimenti tutte le fughe potrebbero andare in porto”.
(di Mario Prato)

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