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“Il GiroBio è fuorilegge”, non lo diciamo noi o qualche altro sito web a cui patron Brocci sta magari poco simpatico, a dirlo è stato il Presidente Remo Mosole in un’intervista esclusiva a ciclismoweb.net. All’imprenditore trevigiano non è andata giù la presenza al via di numerosi corridori Elite.

Dal punto di vista normativo, Mosole ha ragione. Per l’UCI, a livello internazionale, le categorie sono due: Under 23 ed Elite. I primi devono avere meno di 23 anni, per i secondi non c’è limite d’età. L’anno scorso, nel mese di marzo, l’Unione Ciclistica Internazionale aveva intimato ai due organizzatori che in Italia si ostinavano a limitare il loro Giro a corridori Under 27, di scegliere quale strada percorrere tra le due possibili: Under 23 o Elite senza limiti anagrafici. Il Giro della Valle d’Aosta ha optato per la strada degli Under 23, mentre il GiroBio avrebbe scelto di restare per Elite, il condizionale è dovuto al fatto che nella realtà, nonostante il sollecito dell’UCI è ancora una gara per Under 27, categoria che non esiste, creata appositamente da Brocci per il GiroBio.

GiroBio: una categoria che non esiste e troppe squadre non all’altezza

“Il GiroBio è fuorilegge”, non lo diciamo noi o qualche altro sito web a cui patron Brocci sta magari poco simpatico, a dirlo è stato il Presidente Remo Mosole in un’intervista esclusiva a ciclismoweb.net. All’imprenditore trevigiano non è andata giù la presenza al via di numerosi corridori Elite.

Dal punto di vista normativo, Mosole ha ragione. Per l’UCI, a livello internazionale, le categorie sono due: Under 23 ed Elite. I primi devono avere meno di 23 anni, per i secondi non c’è limite d’età. L’anno scorso, nel mese di marzo, l’Unione Ciclistica Internazionale aveva intimato ai due organizzatori che in Italia si ostinavano a limitare il loro Giro a corridori Under 27, di scegliere quale strada percorrere tra le due possibili: Under 23 o Elite senza limiti anagrafici. Il Giro della Valle d’Aosta ha optato per la strada degli Under 23, mentre il GiroBio avrebbe scelto di restare per Elite, il condizionale è dovuto al fatto che nella realtà, nonostante il sollecito dell’UCI è ancora una gara per Under 27, categoria che non esiste, creata appositamente da Brocci per il GiroBio. Non sappiamo quale santo in “paradiso” abbia consentito tutto questo, se sia merito della presenza in un gruppo di lavoro UCI dello stesso Brocci, oppure se si sia merito del Presidente Di Rocco, che è anche vice presidente UCI, oppure se i meriti siano da ricercare altrove. Sappiamo solo che queste sono regole che l’UCI stessa aveva scritto non essere più intenzionata a tollerare. L’aspetto veramente curioso è che anche nel Comunicato della Struttura Tecnica del 16 settembre 2011 si parla di Under23 e non di Under 27.

Detto questo, non ci interessa continuare ad evidenziare che questa sia una regola “ad personam”, ci interessa più che altro andare ad analizzare i risvolti che questa norma potrebbe avere sulla corsa e sul ciclismo italiano.

Il regolamento federale fissa in 28 il numero di squadre partecipanti, indicando che 20 debbano essere italiane e 8 straniere. Le venti italiane dovrebbero essere invitate secondo i seguenti criteri: squadra vincitrice del Giro Bio 2011, le tre squadre meglio posizionate nella Coppa Italia e le prime tredici squadre del ranking federale che tiene conto di tutte le gare, comprese quelle regionali. Solo 3 inviti (di cui uno ad una squadra del sud) sono a disposizione dell’organizzazione. Come è facile comprendere, il potere dell’organizzatore è assai limitato, anche se in questo caso l’organizzazione non ha neppure completato le otto squadre straniere lasciandone al via solamente cinque.

Questo criterio di selezione delle squadre non può garantire la qualità di partecipazione perchè la graduatoria andrebbe stilata tenendo conto solo delle competizioni internazionali (come il GiroBio), e, se possibile, solo di quelle competizioni con un percorso simile a quello del GiroBio.

Purtroppo, l’illogica logica elettorale della Federazione vuole accontentare il maggior numero di squadre senza andare a pensare al bene della corsa e del ciclismo italiano. Sarebbe molto più utile puntare sulle 10 migliori squadre consentendo loro di confrontarsi con i migliori del mondo offrendo anche agli sportivi italiani una vera e propria anteprima di Giro d’Italia professionisti.

Invece, tutte le migliori squadre del mondo sono all’ International Thüringen-Rundfahrt U23 e al GiroBio dobbiamo accontentarci di avere 5 squadre straniere, 7 squadre buone (ottime) italiane  e 16 formazioni senza arte né parte, incapaci di confrontarsi con il ciclismo che conta.

Se il GiroBio è l’università del ciclismo dilettantistico, come si fa ad ammettere all’università squadre che non hanno superato le elementari ?

La crescita del ciclismo passa proprio di qui, ma alla Federazione quanto importa della crescita del ciclismo?

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