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Trentuno fuori tempo massimo, recita così il Comunicato di Giuria del GiroBio. La tappa delle “strade bianche” ha fatto più danni di un tappone alpino del Giro d’Italia. In centocinquanta chilometri, questi 31 pedalatori hanno registrato un distacco di quasi 29 minuti, decisamente troppi per dei corridori che pretendono di correre quella che dovrebbe essere la corsa regina in Italia riservata ai “dilettanti”.

Pare che i motivi della fiscalità della giuria nell’applicazione del tempo massimo, siano da ricercare in alcune proteste giunte dai Direttori Sportivi per alcuni presunti traini, non sanzionati, nella tappa con arrivo al Terminillo. Proprio in seguito a queste proteste, la giuria avrebbe deciso di applicare il regolamento (come dovrebbe fare sempre) andando così ad escludere questi 31 pedalatori.

GiroBio: 31 fuori tempo massimo e una foratura sullo sterrato ferma il leader

Trentuno fuori tempo massimo, recita così il Comunicato di Giuria del GiroBio. La tappa delle “strade bianche” ha fatto più danni di un tappone alpino del Giro d’Italia. In centocinquanta chilometri, questi 31 pedalatori hanno registrato un distacco di quasi 29 minuti, decisamente troppi per dei corridori che pretendono di correre quella che dovrebbe essere la corsa regina in Italia riservata ai “dilettanti”.

Pare che i motivi della fiscalità della giuria nell’applicazione del tempo massimo, siano da ricercare in alcune proteste giunte dai Direttori Sportivi per alcuni presunti traini, non sanzionati, nella tappa con arrivo al Terminillo. Proprio in seguito a queste proteste, la giuria avrebbe deciso di applicare il regolamento (come dovrebbe fare sempre) andando così ad escludere questi 31 pedalatori.

Fonti non confermate, segnalano inoltre che il gruppetto sia stato abbondantemente informato del rischio di uscire dal tempo massimo, ma che questi fossero troppo certi di una deroga che poi (giustamente) non è arrivata. Così, questi 31 pedalatori, guarda caso quasi tutti in forza a squadre di secondo piano, hanno dovuto lasciare il GiroBio.

 

Ma quello dei 31 fuori tempo massimo non è stato l’unico colpo di scena della giornata di ieri, infatti, il leader della classifica, il talentuoso statunitense Dombrowski, ha perso la maglia di leader poiché attardato, sulle strade bianche, a causa di una foratura nell’ultimo tratto sterrato.

Degna di nota la sfortuna del corridore della nazionale a stelle e strisce, ma in questo caso la riflessione è d’obbligo e riapre l’ormai tradizionale polemica sull’opportunità di inserire in delle gare a tappe tratti di strade bianche o di pavès.

Il rischio che queste tappe, per cadute o incidenti meccanici, possano condizionare la Classifica Generale è concreto, accadde nel Tour de France del 1999 quando Alex Zuelle, gran favorito, cadde sul Passage du Gois dicendo così addio ai sogni gialli, Basso, nonostante la caduta nella tappa di Montalcini nel Giro 2010, riuscì invece comunque a vincere quell’edizione della corsa rosa.

Sul tema esistono due correnti di pensiero: la prima che pensa che chi punta ad una corsa a tappe vada in qualche modo “salvaguardato” con percorsi che non rischino di metterlo fuorigioco per motivazioni non tecniche, altri che ritengono invece che siano altamente spettacolari proprio per il motivo sopraccitato.

Il nostro pensiero è che questo GiroBio potesse tranquillamente evitare le strade bianche, dal momento che, non essendoci la diretta televisiva, la spettacolarità del percorso non può essere ottimizzata, ma che su questi tratti si può rischiare di perdere il Giro che potrebbe così essere vinto non dal più forte, ma dal più fortunato.

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