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“Complimenti agli organizzatori per questo bellissimo giro, percorsi durissimi e allo stesso tempo stupendi, qualità dei partecipanti altissima e sicurezza sulle strade come mai ho visto prima in una corsa di dilettanti (pure per chi come me arrivava ogni giorno a mezz'ora dal primo)” queste parole non sono state scritte da Fabio Aru, felice per la vittoria, ma da Andrea Vassallo corridore che, come lui stesso ha scritto, è sempre giunto lontano dai primi.

Abbiamo sempre sostenuto che la sicurezza fosse la cosa fondamentale in ogni corsa, come ha giustamente scritto il portacolori della Progettociclismo, è estremamente raro trovare gare ciclistiche con tutti gli incroci presidiati da forze dell’ordine (carabinieri, polizia, forestale) o volontari della Protezione Civile. Tutto questo grazie ad una Regione attenta a questa manifestazione e ai buoni rapporti che Vasco Sarto e i suoi collaboratori hanno saputo tessere con le autorità.

Giro della Valle d’Aosta: un successo sportivo e organizzativo

“Complimenti agli organizzatori per questo bellissimo giro, percorsi durissimi e allo stesso tempo stupendi, qualità dei partecipanti altissima e sicurezza sulle strade come mai ho visto prima in una corsa di dilettanti (pure per chi come me arrivava ogni giorno a mezz’ora dal primo)” queste parole non sono state scritte da Fabio Aru, felice per la vittoria, ma da Andrea Vassallo corridore che, come lui stesso ha scritto, è sempre giunto lontano dai primi.

Abbiamo sempre sostenuto che la sicurezza fosse la cosa fondamentale in ogni corsa, come ha giustamente scritto il portacolori della Progettociclismo, è estremamente raro trovare gare ciclistiche con tutti gli incroci presidiati da forze dell’ordine (carabinieri, polizia, forestale) o volontari della Protezione Civile. Tutto questo grazie ad una Regione attenta a questa manifestazione e ai buoni rapporti che Vasco Sarto e i suoi collaboratori hanno saputo tessere con le autorità.

Dal punto di vista organizzativo questa corsa migliora anno dopo anno grazie all’esperienza di Vasco Sarto (ex  giudice di Desio) e alle idee giovani di Marzio Fachin. Proprio a quest’ultimo va riconosciuto il merito di essere riuscito ad internazionalizzare questo Giro, guardando sempre più al futuro e sempre meno al passato.

Sono lontani i tempi in cui gli arrivi del Giro della Valle d’Aosta  erano simili ad una corsa di paese con assenza di transenne, camion della frutta al posto del palco e tanti altri grandi-piccoli dettagli. Sono lontani i tempi in cui il Valle d’Aosta proponeva percorsi senza discese e con solo l’arrivo in salita finale. Sono lontani i tempi in cui al Valle d’Aosta correvano quasi esclusivamente squadre italiane.

Anche grazie a qualche nostra critica, il Giro della Valle d’Aosta è molto cresciuto e rappresenta sicuramente una corsa in grado di consacrare un corridore. “Per noi è un’opportunità di misurarci con squadre straniere e capire a che punto siamo” questa è la frase che i Direttori Sportivi, quasi in coro, hanno pronunciato all’ultima tappa.

La direzione di corsa, orfana di Massimo Gemme a cui vanno i nostri auguri di pronta guarigione, ha operato quasi sempre bene con Walter Massasso e Luca Asteggiano, il servizio di radio informazioni non ha sbagliato un colpo, riuscendo per la prima volta a dire oltre che i dorsali anche i nomi e le squadre degli atleti in fuga, tutto ciò grazie ad un innovativo sistema informatico. La copertura della corsa è stata pressoché completa, cosa non facile soprattutto in una corsa come il Valle d’Aosta dove le montagne non sono amiche delle onde radio.

Le riprese video, curate da Angelo Gaudenzi, sono state montate con attenzione e maniacale cura dei dettagli, consentendo, nella sintesi trasmessa da RaiSport2, di vedere e soprattutto di capire la corsa.

Ancora una volta, il cerimoniale è stato il tallone d’Achille di questa manifestazione. Sembra impossibile, ma in un anno nulla è migliorato e a farla da padrona è sempre la grande confusione. Come già consigliato l’anno scorso, basterebbe un addetto al cerimoniale che sappia organizzarsi il lavoro e mettere in pratica quanto programmato. Altre critiche sono state sollevate sulla figura degli autisti, da qualcuno giudicati inadatti ad una corsa così importante. Ad onor del vero, però, occorre dire che il Presidente di Giuria ha affermato che il suo autista è stato uno dei più bravi che abbia mai avuto. Anche in questo caso, ci viene da dire, la verità sta nel mezzo.

Complimenti agli organizzatori del Giro della Valle d’Aosta che hanno saputo, negli anni passati, recepire le nostre critiche, anziché piangere e lamentarsi come fanno tanti. Con un pizzico di presunzione possiamo dire che il “Petit Tour” è migliorato anche grazie a noi, ma soprattutto grazie all’intelligenza di organizzatori che hanno saputo migliorarsi abbandonando la presunzione che troppi ancora oggi hanno.

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