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Fiorenzuola dice no al ciclismo giovanile esasperato

La “Sei giorni delle Rose” edizione 2010 sta per concludersi e, come ogni anno, anche questa edizione è stata un successo. Un successo per la città di Fiorenzuola, un successo per il ciclismo, un successo per la pista. Il condottiero di questa corazzata, che da tredici anni per una settimana è sulla ribalta del ciclismo mondiale, è Claudio Santi che farcisce un’organizzazione con tutti quegli ingredienti che, secondo noi, sono indispensabili per la sopravvivenza di uno sport troppo fuori dai tempi e lontano dalla gente.

Nelle serate di giovedì, venerdì e lunedì, l’organizzazione della 6 giorni ha voluto dare l’opportunità ai giovani delle categorie esordienti e allievi di gareggiare sulla pista dei big. La partecipazione a queste gare giovanili non è stata particolarmente numerosa, rispecchiando per altro il movimento ciclistico giovanile italiano. Nonostante questo, tutto è andato per il meglio, ma l’organizzatore Claudio Santi ha voluto cogliere questo segnale e produrre una riflessione che ha condiviso con i corridori e il folto pubblico presente sulle tribune del velodromo. “A noi non piacciono i campioni a tredici anni, secondo noi il ciclismo giovanile deve essere inteso come divertimento e non come l’esasperata ricerca del risultato a tutti i costi – ha proseguito il Direttore della Sei giorni delle rose – non dobbiamo creare dei falliti, dei ragazzini che, abituati a vincere a tredici anni si sentano dei falliti se a diciassette non riescono più a primeggiare come in passato, il movimento ciclistico giovanile deve essere rifondato proprio su queste basi se vuole sopravvivere”. Santi si è poi rivolto ai corridori che lo ascoltavano con attenzione in attesa di disputare la gara:”qui da noi non ci sono primi e ultimi, al di là dell’ordine d’arrivo la nostra società offrirà a tutti i ragazzi una bibita e un gelato perché questo deve essere lo scopo del ciclismo giovanile”. Una stoccata Santi l’ha poi mandata anche ai tecnici e parlando ai corridori ha detto:”Ragazzi, ricordatevi che chi viene a dirvi che dovete allenarvi per 4 ore al giorno è un pazzo”. Inutile dire che alla fine del discorso, ripetuto per Esordienti, Allievi e Giovanissimi,c’è sempre stato un super applauso, altrettanto inutile dire che i primi ad applaudire sono stati proprio i giovani atleti.

Claudio Santi ha ragione, chiunque abbia avuto occasione di vedere qualche gara di ciclismo giovanile si sarà potuto accorgere che c’è una esasperazione, una ricerca del risultato e della prestazione che non c’è neanche tra i professionisti, che ragazzini di quattordici anni hanno pressioni da parte della famiglia, della società e del tecnico. Chi perde è scarso chi vince è un campione, peccato che lo sport a livello giovanile non dovrebbe avere questi obiettivi.

Franco Marvulli ha raccontato che lui da Juniores si allenava due volte alla settimana più la gara della domenica, oggi abbiamo Juniores che si allenano in modo più esasperato dei professionisti.

Nel calcio, oltre dieci anni fa, nelle categorie Pulcini ed Esordienti (fino a 13 anni) è stata abolita la classifica e l’importanza del risultato è stata molto ridimensionata inserendo giochi extra oltre alla partita. In modo analogo si è proceduto in ogni sport di squadra, nel ciclismo sembra che invece se non c’è un vincitore non si sia disputata la gara, dimenticando che l’obiettivo di ogni società giovanile dovrebbe essere quello di costruire un atleta che tra dieci anni possa dirsi un corridore o magari un campione, non quello di ottenere più vittorie possibili nelle categorie giovanili.  

Questo modo di operare è figlio dell’ignoranza che regna nel ciclismo in cui i tecnici dalle limitate capacità (quanti ISEF operano nel ciclismo ?) vedono nelle vittorie dei ragazzini un occasione per sentirsi bravi e apprezzati. Fino a che si continuerà così, nell’indifferenza complice di una Federazione che ha addirittura inserito nel ciclocross il Campionato Nazionale Giovanissimi (con tanto di maglia tricolore) solo per accontentare qualche società in più e assicurarsi qualche voto, il ciclismo non avrà un futuro, ma, in fondo, a qualcuno importa ancora del futuro del ciclismo?



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