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L’UCI, in occasione del Giro delle Fiandre, ha vietato l’utilizzo di biciclette “esterne alla corsa” stabilendo che le biciclette dovranno essere a disposizione dei commissari per le verifiche di regolarità sia prima sia dopo la corsa. Questa disposizione non ci sorprende, se non per l’intempestività con qui è stata emanata.

Non ci riferiamo solamente al rischio di bici a motore, ma ad ogni possibile violazione che interessi il mezzo meccanico, che attualmente i commissari non controllano. Queste mancate verifiche sono in parte colpa dei commissari stessi, che intervengono solamente in caso di segnalazione, ma anche e soprattutto colpa del sistema ciclistico che non pone i giudici nelle condizioni di fare il loro lavoro.

I problemi del controllo sono oggettivi, infatti, alcuni commissari al momento dell’arrivo della testa, sono ancora in corsa, mentre il giudice d’arrivo è impegnato per stilare l’ordine d’arrivo. Al contempo, i corridori appena tagliato il traguardo si buttano tra le braccia dei loro massaggiatori ai quali consegnano la bicicletta affinché venga riposta sull’ammiraglia.

Fiandre a parte, quali controlli sulle le bici a “motore” ?

L’UCI, in occasione del Giro delle Fiandre, ha vietato l’utilizzo di biciclette “esterne alla corsa” stabilendo che le biciclette dovranno essere a disposizione dei commissari per le verifiche di regolarità sia prima sia dopo la corsa. Questa disposizione non ci sorprende, se non per l’intempestività con qui è stata emanata.

Non ci riferiamo solamente al rischio di bici a motore, ma ad ogni possibile violazione che interessi il mezzo meccanico, che attualmente i commissari non controllano. Queste mancate verifiche sono in parte colpa dei commissari stessi, che intervengono solamente in caso di segnalazione, ma anche e soprattutto colpa del sistema ciclistico che non pone i giudici nelle condizioni di fare il loro lavoro.

I problemi del controllo sono oggettivi, infatti, alcuni commissari al momento dell’arrivo della testa, sono ancora in corsa, mentre il giudice d’arrivo è impegnato per stilare l’ordine d’arrivo. Al contempo, i corridori appena tagliato il traguardo si buttano tra le braccia dei loro massaggiatori ai quali consegnano la bicicletta affinché venga riposta sull’ammiraglia. Quando i commissari sarebbero disponibili per il controllo, le biciclette sono già lontane dalle loro possibilità.

Ricordiamo il caso di Visconti al Campionato Italiano, dove cambiò la bicicletta subito dopo il traguardo scatenando polemiche e inchieste da parte della Federazione e della magistratura ordinaria, il tutto senza nessuna verifica da parte dei commissari presenti.

Anche e soprattutto nell’interesse di corridori e organizzazione, avevamo proposto di istituire una zona simile al “parco chiuso” delle gare motoristiche. Per fare questo sarebbe sufficiente transennare uno spazio dalle dimensioni limitate, sarebbe sufficiente un 4 x 6. I primi tre classificati, immediatamente dopo aver tagliato il traguardo dovrebbero recarsi in questo spazio, interdetto a tutti tranne che ai commissari, lasciare la bicicletta per mezzora a disposizione dei giudici per i controlli del caso.

Con una decina di transenne si andrebbe ad escludere ogni forma di frode, dando ai commissari tutti gli strumenti per verificare eventuali violazioni regolamentari.

Per ottenere tutto questo, alla Federazione Italiana basterebbe inserire questo obbligo sulle “Norme Attuative” o, nel caso, emettere un comunicato andando a stabilire questo obbligo per gli organizzatori e consentire così ai commissari di verificare il rispetto delle regole. Basterebbe poco per evitare tutte le polemiche e legittimare sempre il vincitore. Talvolta, però, il “poco” diventa un ostacolo insormontabile, soprattutto se confrontato con il “nulla”.

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