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Il futuro dei giovani passa dalle squadre Continental. Da anni, suffragati dai fatti, sosteniamo questo e da circa un anno sembra che anche la Federazione Ciclistica Italiana sia giunta alla conclusione a cui noi eravamo arrivati circa 5 anni fa. Poco male, ognuno ha i suoi tempi.

Federazione e Continental, un regolamento tutto all’italiana …

Il futuro dei giovani passa dalle squadre Continental. Da anni, suffragati dai fatti, sosteniamo questo e da circa un anno sembra che anche la Federazione Ciclistica Italiana sia giunta alla conclusione a cui noi eravamo arrivati circa 5 anni fa. Poco male, ognuno ha i suoi tempi.

 

Il problema però non sono solo i tempi, ma anche il metodo con cui la Federazione ha ottenuto il passaggio di alcune tra le migliori squadre “dilettantistiche” a Continental.

Innanzitutto occorre specificare che l’UCI non impone che le squadre Continental siano professionistiche, dal punto di vista sportivo, infatti, è possibile restare in una forma dilettantistica (ASD) senza andare incontro a costi aggiuntivi e al contempo, sempre dal punto di vista sportivo è possibile disputare le gare 1.1 e 2.1, le gare HC che si disputano in Italia oltre ovviamente alle prove 2.2 e 1.2.

L’intento dell’UCI è chiaro: andare a creare categorie ibride per consentire ai giovani di fare esperienza e agli organizzatori di arricchire il lotto partenti. Tutto bene e tutto giusto, se non che il regolamento emanato dalla FCI sia una via di mezzo tra la concezione internazionale e quella tutta italiana consentendo la partecipazione alle gare nazionali e la possibilità di affiliazioni plurime.

Lo scopo di una Continental è quello di far fare ai proprio atleti esperienza e attività internazionale e invece, la Federazione, va a far correre dei professionisti di fatto (ma ufficialmente dilettanti) con squadre dilettantistiche dai budget ridotti: “TI piace vincere facile” recita una nota pubblicità.

Purtroppo, ancora una volta, una normativa giusta, pensata solo per il bene dei corridori e del ciclismo, in Italia cozza contro gli interessi di parte.

Anziché copiare ciò che avviene da anni all’estero, dove le Continental di giovani fanno una vera attività internazionale, in Italia si dà vita ad un ibrido che ci lascia non poche perplessità.

A proposito di tempistiche, chissà tra quanti anni gli organizzatori di gare classe 2 (internazionali “dilettantistiche” capiranno che possono invitare anche le Professional italiane (Androni, Farnese e Bardiani) ?

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