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Ora è ufficiale, Davide Dalto (nella foto con Marco Aurelio Fontana), ex consigliere federale ed ex vice presidente vicario, ha deciso di sciogliere i dubbi e di ufficializzare la sua candidatura a presidente federale. Dopo le candidature già ufficializzate di Claudio Santi e di Salvatore Bianco anche il dirigente lombardo ha rivelato in un'intervista esclusiva la sua intenzione di sifdare l'attuale presidente Di Rocco per la corsa alla presidenza.

ESCLUSIVO – D’Alto si candida alla presidenza:”Lombardia, Toscana e Veneto devono tornare a contare per quello che producono”

Ora è ufficiale, Davide Dalto (nella foto con Marco Aurelio Fontana), ex consigliere federale ed ex vice presidente vicario, ha deciso di sciogliere i dubbi e di ufficializzare la sua candidatura a presidente federale. Dopo le candidature già ufficializzate di Claudio Santi e di Salvatore Bianco anche il dirigente lombardo ha rivelato in un’intervista esclusiva la sua intenzione di sifdare l’attuale presidente Di Rocco per la corsa alla presidenza.

Tanti i temi trattati, dai successi del settore fuoristrada, a cui D’Alto era delegato, agli insuccessi di una Federazione che negli ultimi anni ha avuto senz’altro più ombre che luci.

 

Allora ha deciso, si candida alla presidenza?
Sì, e anch’io mi auguro che a presentarsi siano ancora altri dirigenti scontenti di questo consiglio federale che ha avuto un solo merito, far dimenticare a tutti cosa significano le parole collegialità e confronto. Un consiglio lontano da tutto e da tutti, chiuso in una torre d’avorio, impegnato a varare bizzarrie regolamentari, autoreferenziale, sinceramente non me l’aspettavo…

Tutte le responsabilità al consiglio… c’è un presidente…
Sì, c’è un presidente ma è uno… il consiglio è composto di tante persone…  penso che tutti i consiglieri sapessero già in partenza che era il loro ruolo di proposizione e di critica costruttiva a essere fondamentale. Era ed è un consiglio unanime, non dimentichiamolo, sbandierato con il fine di eliminare ogni “opposizione”, costruito sull’idea positiva di poter lavorare in pace. Non era un’intenzione sbagliata. Ma l’unanimità ha sempre un doppio segno: la tranquillità da una parte, l’appiattimento anestetico del pensiero unico dall’altra. Per me ha prevalso quest’ultimo. Almeno si è capito bene che non eravamo io, Pozzani, Riva e Secchi il problema della federazione. Nessuno può confrontare l’ultimo quadriennio con quello precedente. In fondo il Consiglio Federale è l’espressione più alta della vita delle nostre società, senza dibattito e discussione si rischia la noia. La gente non discute più. Non ricordo un consiglio di società al quale ho partecipato in cui non si discutesse di ciclismo senza filtri. Le società ciclistiche di ogni specialità non sono, per fortuna, club esclusivi dove si entra solo invitati o presentati. Sono fatte di appassionati di ogni provenienza sociale che amano uno sport unico come il ciclismo. Che rispettano davvero chi non la pensa alla stessa maniera.

Ma la presidenza federale avrà pure qualche responsabilità…
Mah, la invito a cercarne qualcuna con assoluta certezza… la colpa, se di colpa si può parlare, per chi segue l’attività, è dei vice, dei consiglieri, delle commissioni, dei Ct, sempre di altri. È così che appare.

Si, ma andando nel concreto …
Le faccio solo un esempio: il settore giovanile si è disgregato, il responsabile strada si è dimesso ed è stato sostituito, idem l’amatoriale, un personaggio valido e posato come Biancalani ha gettato la spugna, dal settore pista non giungono notizie. Tutti questi dirigenti sono ancora ben saldi al loro posto solo sul sito internet della federazione, che non si cura delle loro decisioni di volontari. Addirittura Alcide Cerato compare ancora come presidente del CCP! Ciò che appare all’esterno è la normalità. Davvero una presenza “straordinaria” la loro, una parola di cui è straordinariamente innamorato anche il presidente. Come dei mondiali a Firenze. Ecco, una cosa mi incuriosisce: chi sarà questa volta a proporsi per quel ruolo “usa e getta” di parafulmine di comodo che è stato anche mio e che oggi appartiene a qualche componente del Consiglio Federale, il quale, malgrado la sua buona fede, è incandidabile. Come è stato trattato al convegno di Montichiari un vicepresidente come Sommariva è una prova lampante, quasi non poteva parlare…

Entrare in consiglio è un punto di arrivo per molti dirigenti…
Certo, ci mancherebbe, ma che consiglio sarà? Come potrà lavorare riunendosi “almeno quattro volte l’anno”? Come potrà decidere senza nemmeno il filtro del consiglio di presidenza, che è diventato facoltativo per statuto? Si può entrare in un consiglio solo per ratificare decine e decine di delibere presidenziali, magari presentate a cose già fatte?

Quali possono essere le possibili correzioni a questo modus operandi ?
A chi si candida alla presidenza io dico che la prima cosa da fare è riconvocare presto un’assemblea e rimettere mano a uno statuto che consente a un presidente, a patto che ottenga il 55%, chiunque sia, di candidarsi a vita. Altro che terzo mandato! Il primo motivo per cui mi candido è questo: dobbiamo impegnarci a creare un vero ricambio, dare spazio a nuovi dirigenti, due mandati alla presidenza bastano e avanzano… e che siano retroattivi… non ci possono essere presidenti regionali ultraventennali! Prima per la FCI i mandati erano due… e poi c’è il capitolo incompatibilità: chi fa il presidente deve fare solo quello, altro che Uci, consigli europei, consigli vari e presidenze assortite.

Se lei dovesse diventare presidente come opererebbe in questo senso ?
Ecco: se dovessi diventare presidente, lo anticipo, non avrei alcuna aspirazione a prendere il posto dell’attuale presidente a capo della società di capitali Mondiali 2013, controllata dalla Federazione. È un ruolo che spetta a un organizzatore di provata capacità, non certo al presidente federale. Che si inizi a delegare. Solo chi non comanda ha mille paletti, è assurdo.

È un proposito coraggioso ma rischia di naufragare tra i mille veti della politica…
Ma quale coraggio, è buonsenso! Regole semplici, due mandati, nessun quorum. Un presidente che dopo un mandato, non due, è rieletto con un 51% risicato è meglio che se ne vada prima da solo! Altro che 55% o, peggio. 50,01 per andare al ballottaggio! Il 49% che non lo vota avrà pure un peso. Una federazione non è un partito. Chi lavora bene prima o poi viene apprezzato. È inutile consolarsi con la poca democrazia, i collaboratori scarsi scelti da te, con il sistema di voto, tutto il resto del mondo che sbaglia, fare l’incompreso, è inutile fare la vittima, prendersela con gli altri. Chi fa attività non ti vuole più e ti manda un messaggio forte che deve essere considerato. Non dico che ci vuole l’unanimità ma almeno un consenso accettabile. Il potere per il potere fa solo un po’ tristezza. Anche la presenza di molti candidati è un sintomo da considerare, chi lavora bene non ha difficoltà a riproporsi e a vincere facile, basta guardare ad altre realtà federali.

Rapidamente, qualche altra proposta…
Riprendere a discutere, a confrontarci: coinvolgere, nelle decisioni che li riguardano, cioè tutte, i Comitati Regionali, ripristinare l’assemblea di metà mandato, eliminare le voci di spesa inutili, ripubblicare il giornale federale, per me è stato un errore madornale chiuderlo, rivedere il bilancio e assegnare a ogni Regione per quello che produce in termini di attività vera: ora non ricordo quale presidente provinciale, mi pare il vicentino Gandini, ha detto che alla sua Regione ritornano solo le briciole, in termini economici, di ciò che la sua realtà realizza in termini di numeri. Parlava di un milione di euro in andata e di ottantamila di ritorno, meno di uno a dieci.

Insomma, lei ha in mente una sorta di federalismo …
È una cosa che conosco bene, che penso da sempre: può un comitato provinciale fare attività con poche centinaia di euro? Può vedere andare sempre altrove tutto ciò che raccoglie? Da tesserato lombardo io dico di no, penso che in questo modo, e i segnali ci sono, non troveremo più nessuno disposto a metterci la faccia per poi giustificare alle società spese assurde come i master agli europei e gli juniores a casa dai mondiali su pista. Se è andata così fino a oggi deve cambiare. È fondamentale.

Si riferisce ad un nuovo metodo di ridistribuzione dei contributi ?
Il ragionamento vale soprattutto per le grandi Regioni, che questo consiglio ha snobbato, ma può essere esteso anche ad altre realtà, anzi a tutte le realtà che hanno voglia di fare. È implicito che occorre un metodo che eviti i contributi a pioggia… poi rendere la federazione trasparente: che i consigli, le riunioni, siano tutte visibili in diretta, bastano pochi euro: oggi, non so se le società lo sanno, sono state eliminate, se non sbaglio, anche le trascrizioni verbali dei Consigli Federali. Buio pesto sui pensieri e sulle parole.

Lei vorrebbe quindi una federazione in cui tutti i tesserati possano partecipare alla vita federale o almeno capire cosa sta succedendo ?
Certo, è giusto che ogni tesserato possa sapere quanto costa la macchina federale in tempo reale… e che abbia qualcosa di concreto su cui giudicare, come un percorso dalle scadenze certe, avere un riscontro… non voglio che un programma sia un libro dei sogni: tutto il programma che sottoporrò in assemblea sarà realizzato in tempi certi e verificabili, senza scuse e senza alibi legati alle precedenti gestioni. Poi è necessaria una svolta tecnica, globale, se penso al progetto del rilancio della pista… non ne parla più nessuno… rimosso… sepolto… adesso va di moda il modello anglosassone…

È fuori di dubbio che ottenga buoni risultati, basta guardare le ultime Olimpiadi…
Sì ma è acqua calda per chi come me, da atleta, proviene dalla strada e dalla pista e che parla di polivalenza dai primissimi anni del fuoristrada, un settore che oggi, non a caso, ottiene medaglie olimpiche e che è esattamente come l’avevo pensato io. Stessi tecnici, stessa struttura, stessi circuiti. Guai fare certi discorsi in anticipo sui tempi, quando non “tirano”. Nessun presidente federale con cui ho lavorato ha mai veramente creduto a questo movimento. Anche tra i candidati alla presidenza non so chi lo conosca bene da cima a fondo. Ma il modello polivalente non è certo una novità anche per chi ne sa qualcosa a livello tecnico: è stato Raffaele Carlesso, di recente, ha dire giustamente che è stata inventato tanti tanti anni fa…

La polivalenza, il fuoristrada: non pensa di avere trascurato l’altro ciclismo, quello, diciamo tradizionale, da responsabile del settore? Un consigliere deve occuparsi di tutto…
Ma è difficile… è una delle cose che mi hanno rimproverato di più… il fuoristrada è, per la mole di attività, come una federazione nella federazione. Forse ho esagerato ma occuparsi di discipline che corrono dodici mesi su dodici comporta un impegno molto gravoso. E tutto gratuitamente. Anche per questo è difficile trovare nuovi dirigenti. Comunque chi mi ha criticato per questo o non conosce o ne sottovaluta le potenzialità. Da presidente, è ovvio, sarebbe diverso, occorre una visione d’assieme. In fondo, però, è un argomento a mio favore. Nessuno, neanche il mio detrattore più convinto può dire che nel fuoristrada abbia fatto male. La Nazionale ha vinto tutto, ho creato, con la commissione di allora, l’attività giovanile, colmando un gap nei confronti della altre Nazioni, inserito l’attività nella struttura federale, inventato i maestri federali, che ora non sono più indipendenti, purtroppo, non ho mai sforato una sola volta un bilancio… nessun collaboratore del settore poteva permettersi cattive abitudini. Ho avviato i risparmi nelle trasferte di Nazionale con i primi low-cost quando tutti sorridevano.

Risparmiare è fondamentale per fare attività …
Si, ma questi risparmi non ho quasi mai potuto reinvestirli nel settore. Finiti nel calderone. Ma non potevo, onestamente, fare di più. Nella nostra federazione è sempre stato il presidente a dire l’ultima parola su un progetto, a me piacerebbe fosse un consiglio intero. E i miei progetti, quelli più ambiziosi, nell’ambiente lo sanno bene tutti, ho dovuto chiuderli in un cassetto. E in questo tutto il ciclismo italiano ha perso anni preziosi.

Come immagina la corsa elettorale? Non le chiedo favoriti o vincitori e nemmeno pronostici ma come vede un’assemblea con, pare, almeno quattro, cinque candidati?
Mi auguro che, parlando di sport, abbia la meglio il fair play e il rispetto per gli avversari, che conosco tutti bene e che considero preparati e in grado di dare un contributo importante al nostro sport. Nessuno di loro ha bisogno di presentazioni. Mi auguro che il presidente in carica non utilizzi quel “leggero vantaggio” di cui ha parlato di recente per incutere timore in qualche società o denigrare gli altri candidati. E spero, anche, che sia un’assemblea aperta e democratica, non certo come l’ultima di Imola, in cui qualcuno (
Salvatore Bianco ndr.) non riuscì neppure a parlare. Un luogo di dibattito autentico.

Come sta andando, da questo punto di vista, la marcia di avvicinamento all’assemblea ?
Se devo essere sincero non siamo sulla buona strada: mi ha sorpreso la recente affermazione del presidente, a Milano, durante l’assemblea. Ha detto, più o meno, mi candido ancora perché gli altri candidati sono poco cosa. Non si riferiva a me, penso… ancora non ero uscito allo scoperto… e non penso mi consideri non all’altezza, visto che mi voleva direttore generale Fci. Ma mi ha colpito, però, perché è come dire a un allievo “domenica dobbiamo andare a correre per forza perché gli altri sono tutti scarsi”. È come sottintendere che “se sono forti è meglio che stiamo a casa e facciamo vincere loro, anzi lo decidiamo prima chi deve vincere”! Bel ragionamento! Se gli altri sono scarsi si va a correre, si vince e si gioisce. Non si va a correre solo se gli altri sono brocchi, magari solo per noi! È un guaio pensare che chi è scarso non vada rispettato, che bisogna non solo batterlo ma anche umiliarlo. Questo è il contrario della disciplina e della stima per l’avversario che insegna il ciclismo, non è dare un buon esempio! Né Bianco né Santi avrebbero mai detto una cosa del genere di nessuno.

Come sceglierà la sua squadra? Ha già pensato a qualche nome?
È presto per pensare ai nomi, prima occorre mettere a punto un programma credibile e innovativo. Intendo confrontarmi su ogni punto e su ogni risvolto dell’attività federale con chiunque sia disponibile a farlo. Una cosa intendo sottolineare: la mia non è una candidatura individuale, attorno al mio progetto ho già raccolto numerose adesioni, è una decisione che scaturisce dalla base attiva della federazione e che non è “calata dall’alto”. E non mi ritirerò, non ci penso nemmeno, neppure se dovesse scendere magicamente in campo un nuovo “personaggio”, fosse questi Batman, Superman, Spiderman, Topolino o chissà chi.

Sui nomi quindi non si sbilancia …
Non ci credo ai Federman, agli “uomini del destino” perfetti imparziali e poi pilotati a distanza. E anche molte società la vedono come me. Penso di conoscere bene la federazione e gli amici che mi hanno spinto a fare questo passo hanno insistito su questo, per convincermi. Sul fatto che la federazione la conosco bene, non ho interessi personali e che non mi manca né la cultura né il tempo né la passione, soprattutto questa, per fare bene. È possibile rinnovare davvero la Fci, è una chance da giocare. Non deve essere un’elezione contro Di Rocco, sarebbe idiota. Deve essere un’elezione per il futuro, per cambiare le cose. Ormai quello che è stato è stato.

Come descriverebbe, in poche battute, la federazione attuale?
Con le stesse parole che usò il presidente uscente, otto anni fa, in apertura del suo programma elettorale. Basta leggerle… anzi se le recupera le pubblichi. Parlava con tono rattristato di federazione divisa, di poca partecipazione, di poco confronto, di modello gestionale autoritario e poco trasparente, di dirigenti che si allontanavano. A me pare un’analisi puntuale, che funziona molto bene anche oggi. Sembra scritta oggi! Anzi quasi quasi queste parole le metterò all’inizio del mio, di programma! … ma una sforbiciata agli elettori non è certo un indizio di rinnovata partecipazione… e le province che non eleggono neanche i loro rappresentanti all’assemblea… e i master che diventano atleti a cinquantanni e votano… Parole da tenere in considerazione. Quindi è giusto farne tesoro e ripartire da qui… da otto anni fa e voltare pagina. Perché non è cambiato molto, da allora.

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