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Se la sicurezza di un atleta vale meno di una corsa, allora è proprio il caso di riflettere. Ieri al Giro di Toscana la sacrosanta proteste di 50 atlete che hanno rifiutato di prendere il via a causa delle scarse condizioni di sicurezza incontrate nei giorni precedenti. Purtroppo, la protesta non è ha coinvolto tutte le atlete del gruppo, quasi come la sicurezza riguardasse solo alcune di loro. A fermarsi sono state le big del movimento femminile, su tutte Marianne Vos che vestiva in quel momento la maglia di leader. Alcune delle “crumire” hanno riferito di avere subito delle pressioni dalle loro squadre prendere il via nell’ultima frazione. Il racconto non ci sembra inverosimile.

Dopo lo sciopero di ieri, Fanini annuncia:”Il Toscana termina qui la sua avventura”

Se la sicurezza di un atleta vale meno di una corsa, allora è proprio il caso di riflettere. Ieri al Giro di Toscana la sacrosanta proteste di 50 atlete che hanno rifiutato di prendere il via a causa delle scarse condizioni di sicurezza incontrate nei giorni precedenti. Purtroppo, la protesta non è ha coinvolto tutte le atlete del gruppo, quasi come la sicurezza riguardasse solo alcune di loro. A fermarsi sono state le big del movimento femminile, su tutte Marianne Vos che vestiva in quel momento la maglia di leader. Alcune delle “crumire” hanno riferito di avere subito delle pressioni dalle loro squadre prendere il via nell’ultima frazione. Il racconto non ci sembra inverosimile.

 

Brunello Fanini, l’organizzatore della gara, ha tuonato (tanto per cambiare): «La corsa è stata regolarissima la protesta è inqualificabile e pretestuosa; la Giuria ha parlato di tappa valida e senza problemi e ben organizzata. A perdere oggi sono le cosiddette big del ciclismo e il settore femminile in genere. E’ probabile che il “Toscana” termini qui la sua avventura, alla 18esima edizione».

A difendere l’organizzazione anche Maurizio Fabretto della Pasta Zara, che alla corsa ha vinto la maglia dei traguardi volanti con Edita Janeliunaite:« Purtroppo in questa giornata non ci sono vincitori, abbiamo perso tutti oggi. Io da anni sono molto legato all’organizzatore Brunello Fanini, una persona che tra il Giro d’Italia ed il Giro di Toscana ha fatto tantissimo per il ciclismo femminile italiano ed internazionale – ha dichiarato Fabretto – Addirittura oggi le nostre ragazze hanno ricevuto insulti in corsa solo per aver dato dei cambi alle cicliste della Michela Fanini che sono state sempre davanti. Spiace davvero che sia finita così».

Non sappiamo se Fabretto parli così per amicizia nei confronti di Fanini o se sia veramente convinto della posizione tenuta.

Nel ciclismo, anche maschile, i corridori sono sempre l’ultima ruota del carro. Finalmente una protesta ha portato alla ribalta dell’opinione pubblica le precarie condizioni di sicurezza di alcune gare ciclistiche. Non è un segreto che al Toscana Donne, negli anni, per la sicurezza si sia fatto poco: basta leggere il nostro articolo di 8 anni fa e confrontarlo con ciò che è successo ieri.

Fanini si appella al fatto che la Giuria avrebbe detto che la gara è stata ber organizzata. Se così fosse, i commissari perderebbero ancora di più credibilità, in quanto sarebbero gli unici a non aver ravvisato, in questa corsa a tappe, le precarie condizioni di sicurezza.

Tutti gli incroci vanno presidiati e va impedito alle auto di immettersi nel senso contrario alla corsa, in quanto è normale, anche se così non dovrebbe essere, che un automobilista dopo il passaggio delle prime riparta, mettendo così a rischio tutte le altre concorrenti. Un organizzatore da solo non può riuscire in tutto questo. Serve l’appoggio di Polizie Locali, Carabinieri e Polizia, oltre alle associazioni di protezione civile. Solo così si può essere in grado di garantire la massima sicurezza. Accade però, soprattutto nelle gare “minori” o in zone in cui il ciclismo non è particolarmente sentito, che le forze dell’ordine non garantiscano la loro presenza agli incroci e che tutto questo onere ricada sull’organizzatore. A questo punto l’organizzatore si trova difronte ad un bivio: fare comunque la gara senza le necessarie condizioni di sicurezza sperando che non capiti nulla o fermarsi ?

Comprendiamo bene che il ciclismo non sia il calcio, o qualunque sport che si svolge in un campo delimitato da barriere fisse, ma non può e non deve passare il concetto che sia normale trovarsi in mezzo alla corsa delle auto in senso contrario.

Fanini ha annunciato la possibile fine del Giro di Toscana Donne. Saremo insensibili, ma non riusciamo a dispiacercene. Se lo standard qualitativo dell’organizzazione è quello che si è visto anche in questa edizione, non crediamo che il ciclismo sentirà la mancanza di questa gara.

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