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Si è concluso il mondiale di Copenhagen, uno dei più nefasti per i colori azzurri. Da più parti si è criticato il percorso, ma questa non può e non deve essere la scusa, dal momento che su di un percorso insignificante come quello danese i colori azzurri hanno conquistato l’iride tra i prof con Cipollini e Under 23 con Chicchi. Di chi sono allora le colpe per questa disfatta ?

RENATO DI ROCCO. Non credevamo che fosse merito suo e della Federazione quando Bettini e Ballan vincevano i mondiali e così non possiamo gettargli addosso la croce per questa disfatta sportiva. E’ però colpa di tutta la Federazione se l’Italia da anni non si adegua ai regolamenti della categoria Under 23, ma continua ad essere in scacco di poche formazioni dilettantistiche. E’ colpa sua se ad Amadori non è stato concesso di convocare i vari Guardini, Favilli, Felline, Ratto e Pelucchi. Esattamente come è colpa della Federazione se è stato impedito agli ex squalificati per doping di correre in maglia azzurra (e disputare il campionato italiano) mediante una regola retroattiva e per questo estremamente assurda. Il compito della Federazione dovrebbe essere quello di mettere ogni CT nelle condizioni di avere la squadra migliore senza anteporre gli interessi di pochissime squadre e piaggeria nei confronti del CONI al bene comune.

Disfatta Mondiale: urge uscire dalle logiche elettorali e trovare un vero progetto.

Si è concluso il mondiale di Copenhagen, uno dei più nefasti per i colori azzurri. Da più parti si è criticato il percorso, ma questa non può e non deve essere la scusa, dal momento che su di un percorso insignificante come quello danese i colori azzurri hanno conquistato l’iride tra i prof con Cipollini e Under 23 con Chicchi. Di chi sono allora le colpe per questa disfatta ?

RENATO DI ROCCO. Non credevamo che fosse merito suo e della Federazione quando Bettini e Ballan vincevano i mondiali e così non possiamo gettargli addosso la croce per questa disfatta sportiva. E’ però colpa di tutta la Federazione se l’Italia da anni non si adegua ai regolamenti della categoria Under 23, ma continua ad essere in scacco di poche formazioni dilettantistiche. E’ colpa sua se ad Amadori non è stato concesso di convocare i vari Guardini, Favilli, Felline, Ratto e Pelucchi. Esattamente come è colpa della Federazione se è stato impedito agli ex squalificati per doping di correre in maglia azzurra (e disputare il campionato italiano) mediante una regola retroattiva e per questo estremamente assurda. Il compito della Federazione dovrebbe essere quello di mettere ogni CT nelle condizioni di avere la squadra migliore senza anteporre gli interessi di pochissime squadre e piaggeria nei confronti del CONI al bene comune.

PAOLO BETTINI. Qualche segnale di idee poco chiare Bettini lo aveva già inconsapevolmente mandato. Nel gennaio 2011 Bettini aveva dichiarato:” C’è un solo corridore in Italia che può vincere una corsa simie, ed è Petacchi”. Poi, il 18 agosto aveva detto:”Non credo ad un Cavendish iridato”. Salvo cambiare poi idea due giorni fa quando ha detto:”Cavendish favorito, noi ce la giochiamo”. Poca chiarezza anche nella composizione della squadra nazionale, se si puntava sulla volata e quindi sul treno, quello degli azzurri era un trenino abbastanza scalcinato e totalmente inesperto in un compito che richiede sincronismi impeccabili. Anche la tattica di corsa è stata sbagliata. Se si puntava a fare la corsa dura non si doveva correre così e se si puntava alla volata finale non si doveva correre così.

MARINO AMADORI. Senza offesa, crediamo che sia completamente inadatto al ruolo di CT. Subisce supinamente l’indirizzo Federale e non convoca Guardini e gli altri miglior Under. Fa una nazionale che, come in passato, sembra fatta più per accontentare le “solite” squadre che per vincere. Mette in scena una tattica senza capo né coda. Manda all’attacco Leonardi quasi fosse un colombiano in cerca di visibilità, spreme Alafaci e Dalle Stelle. Al di là del Mondiale, non ci pare stia lavorando bene, anche l’Europeo perso in casa con la squadra più forte sembra confermare questo. Conosciamo il modus operandi del CT Francese (appoggiato dalla sua Federazione) ed è completamente contrario a quello di Amadori. A giudicare dai risultati non stanno sbagliando i transalpini quindi …

Non è esente da colpe l’intero movimento ciclistico italiano. Da troppo tempo non vinciamo una classica e da sempre manca un vero progetto come hanno fatto, ad esempio Australia e Gran Bretagna, oppure anche la Francia che ha saputo ripartire. In Italia, dopo il progetto di Martinello,tramontato per volere politico dopo un solo anno, non si è più visto nulla.

Ogni anno ci si affida ai talenti naturali che per fortuna, e grazie alla nostra tradizione ciclistica, abbiamo ancora. La Federazione è pronta a salire sul carro della Bronzini di turno, ma dal giorno dopo i mondiali si sente sempre la solita litania che non ci sono soldi. Dimenticando che ottimizzando le spese le giuste risorse ci sarebbero. La GreenAdge (Australia) ha realizzato, nei pressi di Varese, un innovativo centro tecnico con, tra l’altro, foresteria, piscine con acqua a diverse temperature per favorire il recupero e tante alte attrezzature all’avanguardia. Da poco è stato costruito il Velodromo di Montichiari che non è minimamente stato pensato in questa ottica.

Qui non si tratta di vincere una medaglia o di arrivare all’ultimo posto: si dovrebbe parlare di programmazione, iniziare a lavorare oggi per raccogliere i risultati tra quattro o cinque anni.

Come si fa a pensare al domani se non si riesce neppure a guardare obiettivamente al presente e ognuno coltiva il suo piccolo, anzi piccolissimo, orticello ?

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