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Come abbiamo già scritto, da quest’anno la Lega Ciclismo Professionistico invia alle società organizzatrici un contratto con il quale queste società cedono alla Rai in esclusiva i diritti della loro competizione. L’aspetto più curioso della vicenda è che per molte di queste gare la Rai non si fa neppure carico della produzione, a carico dell’organizzatore che deve dunque cedere gratuitamente i diritti di una produzione che paga lui.

Diritti televisivi, soldi dalla RAI alla Lega (che non paga gli organizzatori) ?

Come abbiamo già scritto, da quest’anno la Lega Ciclismo Professionistico invia alle società organizzatrici un contratto con il quale queste società cedono alla Rai in esclusiva i diritti della loro competizione. L’aspetto più curioso della vicenda è che per molte di queste gare la Rai non si fa neppure carico della produzione, a carico dell’organizzatore che deve dunque cedere gratuitamente i diritti di una produzione che paga lui.

 

Qualche società organizzatrice non era intenzionata a firmare questo accordo e sono subito giunte puntuali le pressioni, neanche troppo velate, della Lega che presentava un disegno catastrofico nel caso di mancata firma con la Rai.

Ma perché tutta questa insistenza da parte di un soggetto che dovrebbe rappresentare le società ? Voci bene informate ci riferiscono che la Rai pagherebbe i diritti televisivi delle corse in Italia alla Lega Professionismo, in modo analogo di quanto fatto con la Federazione negli anni scorsi.

Se così fosse, ancora una volta nel ciclismo ci sarebbe qualcosa che non va e soprattutto avremmo dei rappresentanti di categoria che non fanno gli interessi di quella categoria.

Già, perché se così fosse la Lega avrebbe venduto un prodotto non suo. Più o meno come Totò faceva con il Colosseo. 

I diritti televisivi, come stabilito dalle normative vigenti, e come esplicitato da Rcs Sport con i diritti del Giro sono di proprietà assoluta dell’organizzatore titolare della competizione. Ma allora perché la Lega Ciclismo vende i diritti alla Rai e soprattutto perché gli organizzatori cedono gratuitamente alla Lega un prodotto per i quali questa sembra riceva del denaro dall’emittente di stato ? Si pensi poi che il mancato introito per gli organizzatori, spesso è solo il minore dei mali, dal momento che molti sono costretti a spendere circa 8.000 € per la produzione della corsa.

Qualcuno suggerisce che la Rai sia l’unica alternativa, ma tutto questo è falso. Sappiamo per certo che ci sarebbero altre emittenti nazionali disposte a mandare in onda quanto prodotto dagli organizzatori, più o meno come fa la Rai, solo che il costo di una produzione per una emittente che non sia la Rai si aggira intorno ai 2.000 € contro gli 8.000 € più oneri alberghieri per l’emittente di Stato.  

Che la Lega Ciclismo prenda soldi, come suggeriscono i bene informati, o che regali il prodotto ciclismo alla Rai, cambia poco: sicuramente non fa gli interessi degli organizzatori. Ancora una volta, dopo l’ACCPI, un’altra istituzione federale non svolge il proprio ruolo in maniera virtuosa.

Vuoi vedere che ha ragione chi sostiene che tutte le istituzioni legate in qualche modo alla Federazione debbano appiattirsi per non disturbare la narcolessia del ciclismo italiano ? 

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